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XII Domenica dopo Pentecoste

Omelie di un domenicano per l'anno liturgico28 Agosto 2022
Testo dell'audio

XII Domenica dopo Pentecoste

AD 2020

Un uomo discendeva da Gerusalemme a Gerico

Questa domenica è chiamata la domenica del Buon Samaritano. Il Buon Samaritano è un’immagine di Cristo, così come l’uomo caduto nelle mani dei ladri è un’immagine del nostro padre Adamo, che cadde all’inizio, quando commise il primo peccato. Così, vediamo subito che questa parabola non è solo la storia di un uomo che compie una buona azione verso uno straniero, ma è piuttosto una sintesi di ciò che chiamiamo “storia sacra”, cioè la storia dei rapporti di Dio col genere umano.

Vi siete mai chiesti perché, dopo la caduta di Adamo ed Eva, Dio non abbia mandato subito un Salvatore? Avrebbe potuto farlo, ma invece scelse di aspettare per secoli, per millenni, prima di mandare il Suo Figlio nel mondo. I Santi che ne discutono suggeriscono varie ragioni. Una di queste è che il genere umano non avrebbe apprezzato il Salvatore se fosse venuto al mondo troppo presto. Lo avremmo dato per scontato, e probabilmente saremmo diventati ancora più orgogliosi. Noi – il genere umano – abbiamo avuto bisogno di tempo per scoprire quanto siamo incapaci di raggiungere la felicità con i nostri sforzi. E così, durante tutto questo tempo tra la caduta dei nostri progenitori e l’Incarnazione del Figlio di Dio, l’umanità era come l’uomo che, sceso da Gerusalemme a Gerico, era stato ferito dai ladri e giaceva indifeso al lato della strada. Non c’è da meravigliarsi che Nostro Signore dica che gli uomini migliori di quel tempo desideravano vedere e sentire qualcosa che nessuno allora poteva vedere o sentire: il loro Salvatore.

Ora, questo tempo, tra la caduta dell’uomo e la venuta di Cristo, è diviso in due periodi principali. Il primo periodo è quello che viene chiamato “l’età della natura”. Ciò significa che Dio, durante questo tempo, lasciò all’uomo pochissime leggi, oltre la legge naturale che Egli ha scritto nei nostri cuori. E così, gli uomini, in quei primi giorni del mondo, dovevano solo fare del loro meglio per vivere una vita moralmente ordinata e adorare Dio nel modo che pensavano fosse a Lui gradito. Ma, come sappiamo, la maggior parte degli uomini non agì bene: ben presto persero di vista anche le verità morali fondamentali; per esempio, iniziarono a mettere a morte i bambini se erano in qualche modo handicappati, o anche solo di sesso sbagliato, non rispettarono più la santità del matrimonio e iniziarono anche ad adorare esseri immaginari invece del vero Dio.

Questo fu il primo periodo dopo la caduta, quello che noi chiamiamo “l’età della natura”, e in realtà per i Gentili questo tempo continuò fino a quando iniziò per loro la predicazione degli Apostoli. E penso che questa prima età sia simboleggiata, nella parabola del Buon Samaritano, dal sacerdote che incontra per primo l’uomo ferito. Nostro Signore dice: Avvenne allora che un sacerdote discendesse per la stessa via: visto quell’uomo passò oltre. Questo sacerdote rappresenta la religione naturale, cioè i tentativi dell’uomo di escogitare da sé un modo per adorare Dio. Ma non fanno alcun bene. Come può un uomo decaduto creare la propria religione? È come cercare di sollevarsi da terra da soli. Forse è per questo che il Vangelo sottolinea che il sacerdote nella parabola scendeva per la stessa via in cui l’uomo era stato aggredito dai briganti. Uno che scende per la stessa via, cioè, uno che è lui stesso parte dell’umanità decaduta, come può offrire una religione che salverà l’umanità? È impossibile. Quindi, questa è l’età della natura, quella in cui Dio lasciò l’umanità in gran parte a sé stessa.

Dopo l’età della natura è arrivata l’età della Legge. È di questo che parla san Paolo nell’Epistola. Sebbene la Legge si applicasse solo agli Ebrei, fu qualcosa di abbastanza glorioso finché durò. Fu data direttamente da Dio a Mosè. Dio stesso incise i dieci comandamenti sulle tavole di pietra e diede a Mosè le istruzioni sui sacrifici e su tutti i rituali della religione giudaica. I membri devoti del popolo ebraico dovettero pensare tra sé: “Finalmente! Ora sappiamo esattamente cosa Dio vuole da noi, e come dobbiamo adorarLo”.

Ma c’era ancora un problema. La Legge di Mosè, sebbene dicesse chiaramente agli Ebrei quali fossero i loro doveri, non poteva ancora salvarli. In realtà, in qualche modo, peggiorò la loro situazione, dal momento che ora essi non avevano più la scusa che avevano i pagani, cioè di non sapere cosa Dio si aspettasse da loro. Ecco perché san Paolo chiama la Legge ebraica, anche se era buona in sé, il ministero di morte.

E questa seconda età, l’età della Legge, è simbolizzata, nella parabola del Buon Samaritano, dal levita che si avvicina all’uomo moribondo. I leviti erano la tribù in Israele da cui venivano i sacerdoti e gli altri ministri del tempio, il cui compito era di insegnare la Legge di Mosè al popolo. Notate quello che Nostro Signore dice del levita, e come è diverso da ciò che dice del sacerdote. Egli non dice che il levita discendeva per la stessa via, dal momento che, anche se gli Ebrei erano ovviamente decaduti come tutti gli altri uomini, la loro religione non era l’invenzione di uomini decaduti. La loro religione era divina. E, a differenza del sacerdote, si dice che il levita passò vicino al luogo. La Legge di Mosè si avvicinava all’uomo decaduto più di quanto potessero fare le religioni pagane; essa capiva assai meglio la difficile situazione dell’uomo, ma non poteva ancora offrire un rimedio.

Ed è per tal ragione che questa seconda età, l’età della Legge, doveva cedere il passo ad una terza ed ultima età, che noi chiamiamo l’età del Vangelo, o l’età della grazia. Ma un Samaritano, che era in viaggio, arrivò vicino a lui e, vistolo, ne ebbe compassione. Nostro Signore, mentre era, per così dire, in viaggio partendo dal Padre per venire nel mondo, non rifugge dai Suoi simili, né li disprezza come peccatori. Ha compassione delle ferite che il peccato fa alle nostre anime. E la differenza tra la Legge e il Vangelo è che il Vangelo non solo ci dice cosa dobbiamo fare, ma ci dà anche la forza per farlo. Per questo si chiama il Vangelo della grazia. Cosa rappresentano il vino e l’olio del Buon Samaritano se non i sacramenti della grazia con i quali Cristo guarisce le nostre ferite? È vero che quando si mette del vino su una ferita si sente dolore, ma in questo modo la ferita si disinfetta. È una bella immagine del sacramento della confessione, che a volte può essere doloroso, ma che estrae il veleno (del peccato); e l’olio, che viene dopo, rappresenta la pace di una buona coscienza. E che cosa rappresenta l’albergo in cui il Buon Samaritano porta l’uomo ferito, se non la Chiesa, che è come l’ostello di Dio sulla terra, il luogo in cui i feriti possono guarire, fino a essere rigenerati e divenire come Adamo prima della caduta?

Perché, anche se l’età del Vangelo è l’ultima per l’umanità su questa terra, non durerà per sempre. Ricordate le parole del Buon Samaritano all’albergatore: Abbi cura di lui, e quanto spenderai in più te lo rimborserò al mio ritorno. “Al mio ritorno”: questo mondo non durerà per sempre. Cristo, il Buon Samaritano, tornerà. Il nostro compito è quello di tenerci pronti per quando verrà

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