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Vaticano II: un mito che crolla?

Analisi e commenti06 Luglio 2020
Testo dell'audio

Quando io avevo vent’anni – era il fatidico 68 – né a scuola, né all’università si poteva mettere in discussione la Rivoluzione francese, che era un tabù storico; un po’ come, in Italia, il Risorgimento e la Resistenza antifascista. In quegli anni trionfava la categoria di progresso. La storia sembrava seguire un corso lineare di ascesa e di perfezionamento e la Rivoluzione francese, il Risorgimento e la Resistenza, erano le tappe irreversibili di questa ascesa storica.

Dopo l’illuminismo, e l’idealismo di Hegel, il marxismo costituiva la filosofia che con più efficacia proponeva questa visione storica progressista. La Rivoluzione russa e la nascita dell’Unione Sovietica era la prova vivente della vittoria della filosofia della prassi sulla filosofia dell’essere e della contemplazione. I marxisti, i liberal-illuministi e tutti coloro che, all’interno del mondo cattolico, accettavano questa concezione della storia, si auto-definivano progressisti.

Per i progressisti il Concilio Vaticano II rappresentava ciò che in campo laico era stata la Rivoluzione francese. Una cesura irreversibile. Chi si opponeva a questa mitologia veniva emarginato, ridicolizzato, demonizzato. Poi, alla fine degli anni Ottanta, qualcosa mutò. Mentre nei paesi dell’Est europeo si avviava la cosiddetta perestrojka, in Occidente, in occasione del bicentenario, iniziò un’opera di revisione storiografica del 1789.

Sono passati trent’anni e il mito della Rivoluzione francese ha seguito la sorte dell’Unione Sovietica: si è frantumato, anche se la dissoluzione dell’Unione Sovietica e del mito dell’Ottantanove non significa la fine né del comunismo, né dello spirito rivoluzionario, che sopravvive sotto altre forme. Però i tabù sono crollati.


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Solo un mito sopravvive, anche se comincia a dare i primi segni di un crollo imminente: è il dogma del Concilio Vaticano II, il superconcilio che si svolse a Roma tra il 1962 e il 1965, quello che avrebbe dovuto eclissare tutti i precedenti concili della Chiesa, per inaugurare una nuova primavera della fede. Fu definito finestra d’aria pura che si apriva nell’edificio della Chiesa.

Oggi la Chiesa cattolica vive una crisi senza precedenti nella storia e questa crisi è iniziata proprio con il Concilio Vaticano II. Nel tempio sacro di Dio non è entrata l’aria pura di una fede rinnovata, ma quella mortifera del fumo di Satana. E’ stato Paolo VI a dirlo fin dagli anni Settanta. Per questo va salutata con gratitudine l’opera di alcuni eminenti prelati, come l’arcivescovo Carlo Maria Viganò e il vescovo Athanasius Schneider, che nel corso di numerosi interventi, con fondati argomenti teologici hanno iniziato a mettere in discussione il Vaticano II.

Non sono stati i primi, certo. L’arcivescovo Marcel Lefebvre, fin dalla fine degli anni settanta, dunque mezzo secolo fa, aveva manifestato le sue critiche alla cosiddetta svolta conciliare. Ma mons. Lefebvre, come i cardinali Ottaviani e Bacci, che avevano protestato contro la nuova Messa di Paolo VI, veniva dipinto come un uomo del passato e a tutti i critici del Vaticano II veniva affibbiata la qualifica di tradizionalisti, intendendo il tradizionalismo come un fenomeno destinato ad essere superato dalla storia. La storia però, cinquant’anni dopo, non ha superato il tradizionalismo, ma il progressismo. Oggi i progressisti non esistono più: o meglio esistono come uomini attaccati al potere, ma privi di princìpi e di idee; mentre vescovi come mons. Viganò o mons. Schneider, non provengono in alcun modo dal tradizionalismo, ma sono solo autentici cattolici che cercano la verità nell’orizzonte confuso del nostro tempo.


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Il mito del Vaticano II crolla, questo è un bene, perché in nome di questo mito si sono compiuti alcuni tra i peggiori vandalismi teologici, liturgici e morali della storia della Chiesa. La Chiesa ha bisogna di una riforma, che raggiunga i vertici, che cambi le menti e i cuori degli uomini che guidano la Chiesa. Umanamente parlando è un’impresa impossibile, ma tutto è possibile con l’aiuto di Dio. E solo Dio può salvare la Chiesa, che appartiene a Lui, e non a noi. Ma noi vogliamo essere suoi strumenti in quest’opera sempre più necessaria ed urgente. Che la Madonna del Carmelo, di cui festeggiamo la festa il 16 luglio, ci aiuti.

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