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Un Cavaliere per l’Immacolata

Religione04 Gennaio 2018
Testo dell'audio

Raimondo Kolbe è un giovane polacco, nato e cresciuto in una famiglia di solida formazione cattolica. Risponde alla vocazione divina di entrare nei frati minori conventuali. Prende il nome di Massimiliano e si trova a Roma per i propri studi, quando vede qualcosa che cambierà la sua vita e quella di tanti altri.

Ha modo di verificare che «a Roma, la mafia massonica, ripetutamente disapprovata dai Pontefici, spadroneggiava in maniera sempre più sfrontata. Non rinunciò neppure a sbandierare per le vie della città, durante le celebrazioni in onore di Giordano Bruno, un vessillo nero con l’effigie di Michele Arcangelo sotto i piedi di Lucifero e tantomeno a sventolare le insegne massoniche di fronte alle finestre del Vaticano. Una mano incosciente non provò orrore neppure nello scrivere:Satana governerà in Vaticano e il Papa lo servirà come guardia svizzerae altre cose simili. Essi [i massoni] rivolgono una particolare attenzione all’indebolimento di quest’ultima [la religione cattolica], in conformità alla risoluzione che essi hanno preso: “Noi non vinceremo la religione cattolica con il ragionamento, ma solo pervertendo i costumi”. E affogano le anime in una colluvie di letteratura e di arte volta ad indebolire il senso morale. L’invasione di sudiciume morale scorre ovunque, portata da un ampio fiume. Le personalità si afflosciano, i focolari domestici vanno a pezzi e la tristezza cresce assai nel fondo dei cuori insudiciati. Non sentendo in sé stesse la forza di levarsi di dosso il giogo che le tiene avvinte, sfuggono la Chiesa oppure insorgono addirittura contro di essa». Sembra cronaca dei nostri tempi ed è la molla che fa scattare lo zelo di San Massimiliano.

Un’autentica milizia

Ad un’organizzazione ordinata ed efficiente come un esercito bisognava contrapporre, mutatis mutandis, un’autentica milizia, che ne sventasse le strategie. E quale condottiero migliore dell’Immacolata, destinata da sempre a schiacciare la testa al serpente infernale?

«Per porgere la mano a tante anime infelici, per consolidare nel bene i cuori innocenti, per aiutare tutti ad avvicinarsi all’Immacolata, la Mediatrice di ogni grazia, sorge nel 1917 a Roma, nel Collegio Internazionale dei Frati Minori Conventuali, la Milizia dell’Immacolata».

E così sette fraticelli, riuniti il 16 ottobre 1917 «di sera, in segreto in una cella, di fronte ad una statuetta dell’Immacolata, collocata fra due candele accese» danno vita alla Milizia. Gli inizi sono stentati anche a causa dell’insorgente tubercolosi di San Massimiliano e alla morte di due frati fondatori, che assistevano i contagiati dall’epidemia di spagnola, ma in Polonia, dove Padre Kolbe era tornato dal 1922, la nuova realtà attira improvvisamente migliaia di giovani e si dota subito, in un regime di generale miseria ancor più che di povertà, della sua rivista di bandiera: il Cavaliere dell’Immacolata, il Rycerz Niepokalanej (nella foto).

Esso nasce con lo scopo di «espandere l’amore filiale e la fiducia verso l’Immacolata, Regina del cielo e della terra, affinché Ella, Rifugio dei peccatori, regni al più presto possibile» e per «difendere la fede minacciata dall’eresia e attirare alla Chiesa le anime»; insomma «l’idea conduttrice è lo scopo della Milizia dell’Immacolata». 5.000 copie, 16 pagine, un avviso dell’amministrazione con cui non si assicura la regolarità dei numeri successivi. Un bell’esordio! Una rivista da vendere per strada, da omaggiare a chi non ha i soldi per comprarla, da offrire a chiunque, senza timore di derisione; senza copertura finanziaria (tranne un ignoto donatore, che lasciò una busta col denaro necessario per il primo numero su un altare); contando solo sull’Immacolata e sulla propria determinazione.

Da subito il giornale cresce e crescono i circoli della Milizia nel mondo, lo usano per gli incontri di formazione e ne curano la diffusione. Serve addirittura una tipografia per produrlo in proprio, dove lavoreranno frati e volontari laici, e un convento dove installarla, in cui non dia troppo fastidio ai religiosi: il convento di Grodno. Ma già cinque anni dopo la rivista tira quasi 100.000 copie e serve un nuovo spazio.

Niepokalanow, il capolavoro

Nel 1927 Massimiliano inizia il suo capolavoro: Niepokalanow, la Città dell’Immacolata, a 50 chilometri da Varsavia, nata dal nulla in una prateria. Arriverà a contare 762 frati-militi. Vivono in povertà francescana estrema, pregando, scrivendo, stampando, leggendo testi avversari per recensirli, ascoltando criticamente dischi anche di musica leggera, lavorando in tutti i modi possibili per sostentarsi.

Qui il Cavaliere si trasferisce e qui, negli anni immediatamente precedenti il secondo conflitto mondiale, si avvierà alla tiratura-record di un milione di copie. I contenuti? Dialoghi apologetici, storia delle apparizioni mariane, divulgazione del Rosario e della medaglia miracolosa, confutazione degli errori di quel tempo e rivelazione delle trame dei nemici, dalla massoneria al comunismo, della Chiesa e dell’uomo. Lo stile? Immediato, diretto, senza fronzoli, esplicito, sì sì no no.

L’azione del santo si sviluppa dal 1930 anche in Giappone, dove fiorisce, con caratteristiche simili alla città polacca, Mugenzai No Sono, il Giardino dell’Immacolata, che scampa prodigiosamente alla bomba atomica di Nagasaki. Egli ritorna in patria nel 1936 e porta alla massima espansione Niepokalanow, facendone il più grande centro mediale polacco con nove testate giornalistiche, di cui una in latino per il clero di tutto il mondo e poi libri, opuscoli, volantini, nonostante il boicottaggio delle cartiere e della distribuzione e gli aperti attacchi della massoneria.

Esisteva già la redazione della stazione radio e si pensava alla televisione, che era ancora a livello sperimentale; ma la seconda guerra mondiale spazzò via tutto ciò e la vita terrena di San Massimiliano. Negli anni successivi il Rycerz poté vedere ancora la luce a periodi alterni, parallelamente ai terrori staliniani e ai momenti di disgelo della repressione comunista e oggi Niepokalanow, con un centinaio di frati, rimane un punto di riferimento della stampa e dell’apostolato mariani.

Nel 1941, la prematura scomparsa del fondatore, che si offrì di morire al posto di un padre di famiglia, ad Auschwitz, fu una forte battuta d’arresto. Infatti la Milizia, pur continuando nel dopoguerra la sua espansione nel mondo, ebbe a scadere spesso in un devozionismo sentimentale. Essa mantenne e mantiene però quello che rimane il segreto della sua vitalità: la volontà di appartenere in tutto all’Immacolata come «figli, servi, schiavi d’amore, strumenti docili, fino a quel punto dell’Immacolata che non soltanto non rimanga niente in noi che non sia di Essa, ma che diventiamo quasi annientati in Essa, cambiati in Essa, transustanziati in Essa».

Questa è una grande scommessa lasciata dal Santo: se l’Immacolata, modello ineguagliabile di perfezione, vivesse in ogni cristiano, quale conversione del mondo, per quanto ardua per i tempi in cui viviamo, sarebbe impossibile? E la Vergine a Fatima non chiede forse un’universale consacrazione, che salvi l’umanità? Questo è l’unico futuro possibile ed utile per una Chiesa che non voglia conformarsi al mondo ed intenda incidere nel nostro difficile tempo, di cui San Giovanni Paolo II  proclamò patrono San Massimiliano.

Questo testo è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. E’ possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando quì.

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