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Sulle tracce dei Normanni in Basilicata

Tesori d'Italia29 Agosto 2020
Testo dell'audio

Per la Basilicata, come per l’Europa intera, il Medioevo fu un’epoca di rigogliosa giovinezza. L’anno Mille sembrò inaugurare quest’epoca primaverile in cui l’Europa, secondo le parole del monaco Rodolfo il Glabro, “sembrò rivestirsi di un bianco manto di chiese”. L’Impero rinasceva, sotto la dinastia tedesca degli Ottoni, mentre le frontiere della Cristianità si dilatavano verso Est e verso Nord. Le sagome austere delle cattedrali romaniche e dei castelli normanni annunciavano il fiorire di una nuova civiltà. La Basilicata era allora una terra dagli incerti confini, tra l’Apuleia e la Campania, comprendendo terre come il Cilento e il Vallo di Diano. Il Materano faceva parte della Terra d’Otranto, con Bari, Brindisi e Lecce.

Le strade che la percorrevano erano l’Appia, che passava per Venosa e la collegava a Roma e a Brindisi, la Popilia, che congiungeva la Puglia e la Calabria, l’Herculia che la tagliava a metà, seguendo il percorso di quella che è oggi la Basentana. L’Appia, o Francigena del sud, portava ai porti di Brindisi, Trani, Otranto e Barletta. Da questi porti si imbarcavano i pellegrini e poi crociati verso Durazzo, porta di ingresso dell’Illiria, da cui partiva la via Egnatia, che portava a Costantinopoli, capitale dell’Impero di Oriente. Fu in questo periodo che la Basilicata raggiunse uno dei punti più alti della sua storia, quando, tra il 1000 e il 1100, dall’incontro tra lo spirito guerriero dei Normanni e l’antica spiritualità italo-greca, che si alimentava all’esperienza monastica basiliana, andò formandosi una nuova cultura e una nuova civiltà.

I primi gruppi normanni giunsero nel Meridione d’Italia intorno all’anno Mille, spinti da desiderio di conquista e amore dell’avventura, ma anche da una viva fede religiosa. Dal Monastero di Mont Saint-Michel, in Bretagna, una lunga via di pellegrinaggio li conduceva, attraverso la Via Francigena, detta anche, dopo, Via Sacra Langobardorum, fino al santuario di San Michele al Gargano. Attorno al 1030 la famiglia normanna degli Altavilla lasciò la Normandia per cercare fortuna in Italia meridionale.

È impressionante vedere come pochi cavalieri, venuti da lontano, grazie al loro spirito familiare e alla loro audacia, riuscirono in breve tempo a conquistare il Meridione di Italia. Dopo la sconfitta dei Saraceni, Greci e Longobardi si contendevano queste terre, il longobardo Arduino, capo militare della città di Melfi, promise ai fratelli Altavilla di concedere Melfi ai Normanni se loro lo avessero aiutato a cacciare i Greci dall’Italia. «Seguitemi – egli disse – io vi precederò contro uomini che sono come donne e che vivono in territori ricchi e vasti». I cavalieri venuti dal Nord si lanciarono al suo seguito sconfiggendo i bizantini. Melfi, una antica cittadina, posta in posizione strategica, alla convergenza delle strade provenienti da Puglia, Calabria e Campania, divenne da quel momento la capitale del loro ducato. Il grifone bicromatico, che troneggia sul campanile della cattedrale di Melfi, evoca ancor oggi la storia del loro potere.


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La presenza normanno-sveva nei secoli del Medioevo è oggi testimoniata da castelli come quelli di Melfi e di Lagopesole, Il Castello di Melfi è una rude mole quadrilatera che domina l’abitato con le sue torri poligonali. Distrutto da un terremoto, fu ricostruito ed ebbe numerosi rifacimenti. Il Castello di Lagopesole, che deve a Federico II la sua attuale fisionomia, domina a sua volta solitario la via fra Benevento e la valle del Bradano. Nel 1137 vi soggiornarono Papa Innocenzo II e l’Imperatore Lotario III, prima di assediare Bari. Ma fu solo nel XIII secolo che il castello assunse la fisionomia attuale, divenendo dimora estiva di caccia e di piaceri di Federico II.

I Normanni non si limitarono a conquistare e a fortificare la Basilicata. Essi accolsero l’invito di Niccolo II e dei suoi successori a “latinizzare” queste terre, fino ad allora dipendenti dalla tradizione culturale e liturgica bizantina. Costruita in cima a una rupe, Acerenza, definita un “fiore sulla roccia”, domina l’alta valle del Bradano ed è una delle più antiche diocesi dell’Italia meridionale. La sua Cattedrale fu tra le prime create dai Normanni, quando essi intrapresero la loro opera di latinizzazione della Basilicata.

 


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Questo testo di Roberto de Mattei è tratto da Radici Cristiane. Visita radicicristiane.it

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