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Siena, la storia bimillenaria di una città che incanta

Tesori d'Italia22 Maggio 2019
Testo dell'audio

Di origini romane, la città raggiunse nel Medioevo un fascino senza pari, trovandosi in un punto nodale della Via Francigena. Dal Trecento al Quattrocento Siena raggiunge il massimo dello splendore: politico, artistico e spirituale, con Santa Caterina e San Bernardino.

Le origini di Siena risalgono presumibilmente ai tempi di Cesare, quando Sæna Etruriæ o Sena Iulia sorse come colonia militare, anche se si parla di origini etrusche e di una leggenda che la vorrebbe fondata da Senio, figlio di Remo: sotto Vespasiano si era già sviluppata, tanto da contare un proprio corpo di magistrati.

Le invasioni barbariche, specialmente dalla parte del mare, indirettamente favorirono l’accrescimento della città, che per la sua posizione facilmente difendibile dovette apparire come ideale luogo di rifugio. Nell’alto Medioevo fu soggetta ai longobardi, poi ai franchi, retta da un conte; ma dall’inizio del sec. XI cominciò a farsi valere l’autorità dei vescovi, il cui potere continuò a crescere, tanto che l’autorità dei conti veniva ristretta al solo contado, mentre in città nasceva e si affermava il Comune sotto la tutela del vescovo.

Nel XII secolo il Consiglio generale del popolo allargò il proprio potere, finendo per sostituire al governo dei vescovi quello dei Consoli, tanto che nel 1179 si constata come il Comune di Siena fosse compiutamente costituito. Ma la città deve la sua fortuna alla via Francigena, l’antico tracciato che da Canterbury andava a Roma attraverso l’Europa centrale, divenendo ben presto uno dei principali snodi in Italia di quest’ultima.

Siena tendeva ad espandersi territorialmente: già durante il governo vescovile Siena aveva cominciato ad allargare il suo dominio fuori dalle mura. La successiva spinta verso Poggibonsi e la Val d’Elsa provocò il primo conflitto con Firenze (1141). Nel 1180 l’arcicancelliere imperiale Cristiano di Magonza confermava ai senesi il diritto di batter moneta: era così consacrata in modo ufficiale e completo l’autonomia del Comune.

Rivale di Firenze

Cambiano i governi, mutano le alleanze e Siena diviene capo del partito ghibellino in Toscana fino alla fine degli Hohenstaufen: con le vittorie di Carlo d’Angiò prevale il partito guelfo. Ma l’eterno nemico – nonostante qualche breve alleanza – sembra essere Firenze.

Il 4 settembre 1260 l’esercito fiorentino, numericamente superiore, veniva sbaragliato completamente nella battaglia di Montaperti. Siena, divenuta prima città della Toscana, poté allora imporre a Firenze umilianti condizioni di pace; ma la battaglia di Benevento (1266) e l’avvento sul Trono di Napoli della dinastia angioina posero fine al predominio ghibellino in Toscana e, quindi, alla supremazia di Siena, duramente sconfitta a Colle di Val d’Elsa nel 1269 dalle forze dei guelfi esiliati, dei fiorentini e dei francesi.

Il nuovo governo guelfo, instaurato a Siena da Guido di Monforte, vicario di Carlo d’Angiò, imponendo numerose proscrizioni aprì la serie di quelle guerre di famiglie che dovevano portare alla rovina la repubblica.

All’apice dello splendore

Il XIV secolo è unanimemente ritenuto il miglior periodo nella storia di Siena che portò la città alla maggiore prosperità e grandezza, l’abbellì dei più insigni edifici che l’adornano tuttora e segnò il periodo di maggior fama dello studio e del fiorire delle arti.

Siena toccò allora fino ad oltre 70.000 abitanti. questo il periodo della sistemazione urbanistica del borgo medioevale, compresa la costruzione dei suoi massimi edifici, dalla Cattedrale al Palazzo Pubblico, e la creazione di gran parte dello splendido patrimonio artistico, che ancora oggi ne fa uno dei centri culturali più importanti d’Europa.

Ma soprattutto in questo periodo tre grandi figure emergono nella vita della città: santa Caterina (1347-1380), san Bernardino (1380-1444) e l’umanista Eneo Silvio Piccolomini, che diverrà Papa Pio II, l’instancabile fautore della Crociata contro i turchi.

Con la fine del Medioevo inizia la decadenza, culminata con l’Unità

Nel 1487 Pandolfo Petrucci costituì, di fatto, un vero e proprio principato. Egli riuscì a conservare il potere nonostante l’opposizione interna e le insidie di Cesare Borgia, favorendo le arti e risollevando le condizioni dell’economia, ma i suoi successori non seppero operare altrettanto bene e nel 1523 furono cacciati definitivamente.

Nell’ottobre 1530 gli imperiali di Carlo V entravano in Siena e riformavano il governo a vantaggio dei grandi mercanti; ma due anni dopo la costruzione di una cittadella da parte degli spagnoli provocò un’insurrezione: il presidio imperiale fu cacciato, Siena strinse alleanza con la Francia e coi fuoriusciti fiorentini guidati da Piero Strozzi ed in capo ad un paio di anni si trovò a dover sostenere un assedio.

Peste e fame decimarono i difensori e dopo una eroica difesa la città si arrese il 17 aprile 1555, era ridotta a solo 8000 abitanti. Oltre 650 famiglie si ritirarono a Montalcino, dov’era lo Strozzi, e dove la repubblica si sostenne fino al luglio 1559. La lunga guerra di Siena non fu solo un momento essenziale nella genesi del Granducato mediceo, ma fu l’ultimo tentativo di resistenza opposto dal repubblicanesimo italiano, nutrito ancora della tradizione savonaroliana, al predominio spagnolo e all’assolutismo principesco.

Contravvenendo ai patti della capitolazione, fu investito del dominio senese il principe Filippo di Spagna, che succedendo al padre la cedette a Cosimo I. Sotto i Medici Siena ebbe governo autonomo, con un governatore che rappresentava il sovrano.

La rinascita del paese fu assai lenta e solo dopo l’avvento della casa di Lorena e le leggi di Pietro Leopoldo del 1778 rifiorirono l’agricoltura e il commercio. Poi giunsero i Savoia e la città perse i residui di centralità politica che la caratterizzavano. Ma la storia di Siena – come i senesi tengono a dire – non è la storia di una sola città, bensì di 17 diverse “città nella città”: le attuali contrade (furono fino a 59) che dividono e uniscono i suoi abitanti.

Questo testo di Gianandrea de Antonellis è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

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