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Santi fiorentini del Medioevo

Storia05 Ottobre 2018
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Numerosissimi sono gli esempi di Santi fioriti in terra toscana e fiorentina in particolare. Tra essi, nel periodo Medievale, si possono ricordare in particolare quelli legati agli ordini dei Vallombrosiani e dei Serviti.

San Giovanni Gualberto

San Giovanni Gualberto, figlio di Gualberto, nacque intorno all’anno mille dalla nobile famiglia dei Visdomini. Suo fratello Ugo venne assassinato e secondo i costumi del tempo Giovanni fu chiamato a vendicarne la morte con l’uccisione del rivale: ma, incontratolo di fronte a San Miniato, l’assassino si inginocchiò davanti al fratello dell’ucciso, mise le braccia in forma di croce e invocò pietà, ottenendo il perdono.

Quindi Giovanni entrò nel Monastero a pregare e si narra che il crocifisso dell’altare avrebbe mosso il capo, spingendolo a rimanere nel convento. Scontratosi con il proprio abate, che era simoniaco, lasciò il convento e nel 1036 dopo varie peregrinazioni insieme ad alcuni monaci giunse a Vallombrosa, dove applicò una nuova regola, che cercava di coniugare la solitudine all’ideale cenobitico. Pio XII lo ha dichiarato patrono dei Forestali d’Italia.

San Pietro Igneo

San Pietro Igneo, appartenente alla nobile famiglia degli Aldobrandeschi di Sovana, si fece monaco nella Congregazione Vallombrosana, e divenne prima abate del monastero di Fucecchio, quindi vescovo di Albano (dove morì nel 1089) e cardinale.

È ricordato soprattutto per l’ordalia avvenuta nell’anno 1068 nei pressi di Badia a Settimo (oggi presso Scandicci): Pietro, per difendere le tesi di Giovanni Gualberto contro la simonia del vescovo di Firenze, Pietro Mezzabarba, il quale aveva anche violentemente minacciato il monastero Vallombrosano di San Salvi, si sottopose volontariamente al Giudizio di Dio, camminando su una distesa di carboni ardenti: rimase miracolosamente indenne (e perciò fu detto Igneo) e spinse Papa Alessandro II a deporre il vescovo, che si pentì e si ritirò in un monastero, trascorrendo il resto della sua vita in meditazione e in raccoglimento spirituale.

San Bernardo degli Uberti

San Bernardo degli Umberti nacque intorno al 1060 a Firenze nella nobile famiglia che nel secolo successivo avrebbe preso il nome di Uberti. Alla morte del padre, ancora giovane Bernardo ereditò vasti possedimenti, ma, convertito da una visione, nel 1085 entrò nell’Ordine Vallombrosano, donando ad esso tutti i propri beni e divenendone successivamente abate generale della Congregazione.

Papa Urbano II lo creò cardinale e vicario pontificio in Alta Italia: era l’epoca della lotta per le investiture e l’abilità diplomatica di Bernardo spinse addirittura la città di Parma, che si era ribellata all’Imperatore, a chiedere che il Vallombrosiano fosse nominato suo vescovo.

Fino alla morte (avvenuta a Parma nel 1133) continuò un’assidua attività diplomatica, evitando frizioni eccessive tra Impero e Chiesa. Dai Vallombrosani Bernardo è considerato un secondo fondatore e il suo culto è equiparato a quello di san Benedetto e san Giovanni Gualberto: nell’iconografia è rappresentato con abiti vescovili sotto cui si vede la veste monacale.

Sant’Andrea Corsini

Il carmelitano Andrea Corsini (1301-1374), primogenito del nobile Niccolò Corsini e di Gemma Stracciabende, si distinse per carità e coraggio nella terribile peste del 1348, ponendosi con eroica dedicazione al servizio degli ammalati.

Come vescovo volle vivere a Fiesole, rinunciando al comodo palazzo fiorentino che era stato sede dei suoi predecessori. Manifestò singolare zelo nella predicazione, nella preghiera, nell’austerità, amministrò diligentemente i beni ecclesiastici, disponendo ingenti somme per la costruzione e il restauro di chiese e monasteri. I Fiorentini gli attribuirono la vittoria contro i Milanesi nella battaglia di Anghiari del 1440 (in cui, secondo Machiavelli, sarebbe morto un sol combattente, peraltro feritosi cadendo da cavallo).

San Filippo Benizi

San Filippo Benizi (1233-1285), nato dai nobili Giacomo Benizi e Albaverde Frescobaldi, sarebbe dovuto diventare un medico: prima a Parigi e poi a Padova, dove si laureò nel 1253. Insoddisfatto della professione, decise di entrare nei Servi di Maria a Montesenario: estremamente acuto, nel 1267 divenne addirittura Priore Generale; governò l’Ordine con grande equilibrio e umiltà, fondò il ramo femminile dei servi di Maria, e si distinse per l’instancabile attività organizzativa e pastorale.

Ma rimase estremamente umile tanto che nel 1269, quando fu ventilata la sua elevazione al soglio pontificio, egli si rifugiò come eremita nei boschi di Bagni San Filippo alle pendici dell’Amiata. Per questo nell’iconografia viene infatti spesso rappresentato con una mitria papale a lato, a ricordare la sua rinuncia alla carica.

Santa Giuliana Falconieri

La fiorentina santa Giuliana Falconieri (1270-1341) è la fondatrice delle Mantellate, cioè del ramo femminile dell’Ordine dei Servi di Maria (o Serviti). Entrata in convento giovanissima e diventata nel 1304 superiora di una comunità servita, si fece notare sia per le qualità cristiane che per le capacità intellettuali.

La leggenda vuole che la santa morente, impossibilitata a fare la Comunione, abbia chiesto che la particola consacrata le fosse posta sul petto. L’ostia sparì lasciando un alone violaceo sulla pelle in corrispondenza del cuore: per questo Giuliana viene rappresentata negli abiti di Mantellata con un’ostia sul petto.

 

Questo testo di Attilio Conte è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

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