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Santa Teresa d’Avila, Dottore della Chiesa e mistica sposa del Salvatore

Storia24 Aprile 2020
Testo dell'audio

Prima donna a essere proclamata ufficialmente “Dottore della Chiesa” il 27 settembre 1970 dal Pontefice Paolo VI, Teresa de Cepeda y Ahumada, beatificata nel 1614 e canonizzata nel 1622, nacque ad Avila, nella regione spagnola della Vecchia Castiglia, il 28 marzo del 1515. A vent’anni, sfuggendo alle forti pressioni contrarie del padre, entrò nel monastero carmelitano dell’Incarnazione di Avila, ove, due anni più tardi, emise la solenne professione religiosa, con uno stato d’animo caratterizzato da una gioia profonda che non l’abbandonerà mai.

Dopo un lungo lasso di tempo caratterizzato da gravi malattie, nel 1542 Teresa guarì per la miracolosa interecessione di San Giuseppe. Nel 1556 iniziò per lei un periodo di vita mistica costellato di visioni e di grazie straordinarie, tra le quali si ricorda in particolare la trasverberazione, ovvero la trafittura del cuore con una freccia d’oro da parte di un angelo, in un momento di estasi. Nel 1562, Teresa cominciò a dedicarsi alla riforma dell’Ordine carmelitano, mediante la fondazione di numerosi monasteri, le cui Costituzioni vennero approvate sia dal Papa Pio IV che dal Padre generale dell’Ordine Giovan Battista Rossi.

Durante la Quaresima del 1554 Teresa ebbe una seconda e decisiva conversione che rappresentò per lei l’inizio di una vera e propria trasformazione mistica che la condusse a un’unione sempre più intima con la Santissima Trinità, suggellata dal matrimonio spirituale con Cristo avvenuto il 18 novembre del 1572.

Nel 1567 la santa conobbe Giovanni della Croce con il quale strinse un sodalizio di straordinaria perfezione spirituale, associandolo alla propria opera di riforma del Carmelo e difendendolo quando, per ragioni interne alla vita dell’Ordine, egli venne arrestato e incarcerato per otto mesi a Toledo.


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Quando morì, il 4 ottobre del 1582, Teresa aveva 67 anni: i suoi ultimi pensieri furono per Cristo e per la Chiesa, come attestano le seguenti parole da lei pronunciate e raccolte da chi assistette al suo pio trapasso: “Sposo, ormai è l’ora che ci vediamo” e “Ti ringrazio, Signore, perché muoio figlia della Chiesa”.

Santa Teresa d’Avila è stata una grande maestra spirituale e i suoi numerosi scritti contengono insegnamenti altissimi e assai profondi. Tra le sue opere spiccano il Libro della Vita, il Cammino di perfezione, il Castello interiore e le Fondazioni; ma non vanno dimenticati neppure i Pensieri sull’amore di Dio, le Lettere, le Esclamazioni e due interessanti opuscoletti riguardanti la vita e il governo delle comunità carmelitane riformate, intitolati Costituzioni e Modo di visitare i monasteri.

Teresa fu un’illetterata, ma possedette un particolare dono che le permise di penetrare i misteri divini e di esprimerli. Nella Vita ella narra il suo percorso ascetico e mistico; il Cammino di perfezione è un’introduzione alla vita spirituale che, attraverso la pratica delle virtù e la preghiera, conduce alla perfezione evangelica; il celebre Castello interiore illustra la pienezza della vita cristiana; le Fondazioni, infine, rappresentano una sorta di diario dei monasteri carmelitani riformati. Dal complesso dei suoi scritti, Santa Teresa emerge come una personalità mistica eccezionalmente elevata, dotata tuttavia di una straordinaria attenzione per le questioni pratiche alle quali ella sa dare valide soluzioni concrete.


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Al cuore della vita di Teresa troviamo la preghiera, una preghiera che sgorga dall’amore e che diventa contemplazione silenziosa e profondo raccoglimento interiore. La sua orazione si fonda su di un intimo rapporto con Dio fatto uomo, che le si presenta come l’Amico del cuore, come lo Sposo amorevole che le comunica realtà sublimi. Teresa ebbe infatti un rapporto specialissimo con Gesù Cristo, il Figlio che rende vicino il Padre, l’Uomo-Dio che attraverso l’Incarnazione stabilisce legami di amicizia e di fraternità con ogni persona.

La Santa percorse un cammino di vera e propria identificazione con Cristo e il desiderio ardente di imitare Lui fu la molla principale di tutta la sua vita, fino al coronamento finale rappresentato dalla perfetta unione con lo Sposo divino. Teresa giunse persino a fare esperienza della Trinità come della casa preparata per lei dal Padre, secondo quanto Gesù stesso aveva promesso: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv. 14, 23).

È opportuno chiarire che l’esperienza mistica non allontanò Teresa dagli impegni connessi alla vita terrena, ovvero alla sua missione nella e per la Chiesa. L’immenso amore per Dio e per Cristo spinse la santa spagnola verso un altrettanto intenso amore nei confronti della Chiesa e, in particolare, dei sacerdoti, che ella volle santi, coraggiosi e ben preparati.


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Fedeltà piena al Signore e passione sconfinata per la Chiesa si fusero perfettamente nell’animo e nel cuore di Teresa d’Avila e la riforma dell’Ordine carmelitano da lei perseguita con ardore è il frutto più bello e prezioso del suo cristianesimo vissuto integralmente, come ella stessa afferma nel Castello interiore: «Questo è il fine dell’orazione, figlie mie; a questo serve il matrimonio spirituale, a produrre sempre nuove opere».

Preghiera e azione non sono in conflitto; al contrario esse sgorgano dalla medesima sorgente che è l’amore di Dio e del suo Figlio Gesù; e persino nelle mansioni più umili può dispiegarsi la santità: «Non vi affliggete – si legge nelle Fondazioni – quando l’obbedienza vi tenga occupate in cose esteriori: se attendete alla cucina, rendetevi conto che il Signore si aggira fra le pentole, aiutandovi interiormente ed esteriormente».

D’altra parte, Teresa era ben consapevole di che cosa si dovesse cercare nella vita e a ciascuna delle consorelle aveva detto: «Il tuo desiderio sia di vedere Dio, il tuo timore di perderlo, il tuo dolore di non goderlo e la tua gioia ciò che potrà condurti alla vita eterna: solo così vivrai in una grande pace». «Questo è il fine dell’orazione, figlie mie; a questo serve il matrimonio spirituale, a produrre sempre nuove opere». «Il tuo desiderio sia di vedere Dio, il tuo timore di perderlo, il tuo dolore di non goderlo e la tua gioia ciò che potrà condurti alla vita eterna: solo così vivrai in una grande pace». (SANTA TERESA D’AVILA)

 

Questo testo di Maurizio Schoepflin è tratto dalla rivista Radici Cristiane. Visita radicictistiane.it

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