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San Paolo della Croce

Tesori d'Italia29 Maggio 2021
Testo dell'audio

Il 4 ottobre 1742 un santo, padre Paolo della Croce, al secolo Francesco Paolo Danei, fondatore dei Passionisti, programmò la predicazione di una santa missione a Toscanella (come si chiamava all’epoca Tuscania). Comunicò il suo desiderio al vescovo Alessandro degli Abbati, che il 12 dicembre gli manifestò la sua gioia per tale decisione. L’8 gennaio successivo, pertanto, nella cattedrale di San Giacomo Maggiore, il santo predicò la santa missione e diresse anche gli esercizi spirituali alle Clarisse di clausura nel monastero di san Paolo.

In primavera egli visitò il Santuario della Madonna del Cerro, incontrando presso i fedeli grande fervore. Il luogo gli parve «devotissimo», per cui il 10 luglio chiese al consiglio comunale di concedere detto Santuario alla sua Congregazione, anche senza possesso delle entrate, destinate a restare «sotto la solita amministrazione», con l’intento però di costruire sul colle vicino un ritiro per religiosi, di grande profitto spirituale per la gente del posto. Contemporaneamente chiese alla clarissa suor Colomba Geltrude Gandolfi di pregare Dio.

La Congregazione di san Paolo della Croce viveva di divina Provvidenza: non aveva questua, né possedimenti, né rendite. La sua condotta era esemplare. Per questo, volentieri l’amministrazione municipale deliberò all’unanimità la cessione del Santuario. Il contratto venne firmato il 26 giugno 1744. I Padri eran tenuti a dimorare al Cerro ogni anno dal mese di novembre a quello di giugno; nei restanti mesi dell’anno, il sindaco, che divenne anche un loro grande benefattore, inviava un cappellano.

Nel 1748 venne concessa ai religiosi anche la vigna ed alcuni terreni circostanti la chiesa, chiedendo loro però di alloggiare stabilmente a Toscanella, in un antico eremo, restaurato grazie ai fondi raccolti dal vescovo, mons. Abbati: ciò che avvenne il 27 marzo di quell’anno, dopo una commovente liturgia. Un grande concorso di fedeli accolse i padri e ne assicurò il sostentamento. Dal canto suo, San Paolo della Croce seguì le anime affidategli, coltivandone la profonda spiritualità: incoraggiò la venerabile Lucia Burlini a continuare nella sua professione di tessitrice ed a pregare Cristo, centro della sua vita. Giacomo Gianiel svizzero, anch’egli venerabile, fu uno dei primi Passionisti all’Argentario prima ed a Tuscania poi: attese alla cucina ed a tutte le altre incombenze materiali del convento.


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Sul posto iniziarono le conversioni e fiorirono le vocazioni. Bernardino Anguillara, ad esempio, si era sposato a Toscanella con Benedetta Barbacci, da cui ebbe due figli, Francesco Maria, morto da piccolo, e Giacomo. Nell’agosto 1742 perse la moglie. Nel dicembre dell’anno successivo, dismessa la servitù, i cavalli e la carrozza, abbracciò il sacerdozio, lasciando i beni in parte al figlio, che sposò poi la nobile di Canepina Anna Cecilia Petti, ed in parte ai poveri. Conobbe poi san Paolo della Croce: il silenzio e le preghiere della comunità passionista di Tuscania indussero Bernardino a vestirne l’abito, ricevuto nel 1751 al Monte Argentario. Subito dopo si recò al ritiro del Cerro, dove visse per il resto della sua vita in raccoglimento. Fu confessore e rettore.

Anche san Paolo, nelle stagioni invernali, tra il 1751 ed il 1765, dimorò spesso al Cerro, dove il clima era più mite, per motivi di salute, essendo duramente provato da ostinate artrosi ed altri malanni imputabili agli stenti ed agli strapazzi affrontati negli anni della sua attività missionaria. In un contesto morale e sociale gravemente insidiato dal pericolo della cultura materialistica francese, tutta intrisa di ateismo e di assurdo agnosticismo, la sua presenza scuoteva l’apatia religiosa, proponendo il tema evangelico della carità cristiana da attuarsi alla luce degli insegnamenti di Cristo. Nella chiesa e nel convento di Santa Maria del Cerro san Paolo soffrì e pregò. Morì il 18 ottobre 1775. Dopo oltre due secoli le sue spoglie furono portate di nuovo, in forma solenne, in tutti i luoghi del viterbese da lui frequentati in vita.

La presenza dei Passionisti si è diffusa anche oltre confine: in Bulgaria, in Belgio, nelle isole britanniche ed in America, per giungere praticamente in ogni parte del mondo.


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Questo testo di Angelo Morgante è tratto dalla rivista Radici Cristiane. Visita il sito radicicristiane.it

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