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Quegli stendardi a Lepanto…

Storia01 Maggio 2020
Testo dell'audio

Finora si sapeva che alla battaglia di Lepanto la Famiglia Scotti fosse presente con le proprie navi ed i propri stendardi. Ma non si sapeva chi, esattamente, degli Scotti avesse partecipato a quell’intervento militare, decisivo per le sorti dell’intera Europa e tra i più importanti della Storia. Ora, grazie alle ricerche condotte negli archivi familiari dal conte Orazio Zanardi Landi, loro discendente, i nomi sono stati individuati. Si tratta di Onorio e Paolo Emilio Scotti, come riferito dal volume di Andrea Morosini dal titolo Storia della Repubblica Veneziana scritta per pubblico decreto e condotta dall’anno MDXXI sino al MDCXV dal senatore Andrea Morosini.

Onorio Scotti, figlio di Ulderico, si imbarcò con 600 soldati sulle navi, che furono a Lepanto nel 1571. I documenti consentono di ricostruire i suoi incarichi. La madre, Contessina Nerli, nipote di papa Leone X e cugina di Cosimo de’ Medici, fu a capo delle Dame di Corte di Margherita d’Austria.

Il conte Onorio fu al servizio della Repubblica veneta e ricoprì l’incarico di governatore di Treviso. Fu maestro di campo in Grecia e governatore di Corfù e dell’Albania. Ricoprì la carica di generale in Levante ed ebbe gli stati di Candia. Fu inviato nel marzo 1571 in soccorso a Marcantonio Bragadin in una Famagosta, assalita dalle truppe del sultano Selim, con 1.000 fanti e 300 venturieri: si imbarcò a Candia, ma la flotta venne dispersa da una tempesta, per cui lui ed i suoi uomini non poterono raggiungere Cipro. Con la caduta dell’isola in mani turche, raggiunse Giovanni d’Austria a Messina. Si trovò con la flotta a Longo e soccorse per due volte Tenedo. Armò a sue spese una fusta ed una fregata, che destinò alla guerra di corsa a danno degli avversari: in un sol colpo queste navi s’impadronirono di sette vascelli ottomani, carichi di mercanzie e frumento, tutti condotti a Candia.

Dopo la vittoria di Lepanto, si spostò a Corfù con Pietro Avogadro e Battistino Moretto. Venne inviato dal Senato con 1.500 fanti in Albania come governatore generale; altri 500 fanti furono concessi al figlio Olderico. Alla firma della pace con i turchi venne preposto dai Veneziani al governo di Cattaro prima e di Budua poi. Come riconoscimento, venne rinnovato il suo comando dal Senato di Venezia per 700 ducati annui e per la durata di un quinquennio, come confermato dal Libro dei registri commemoriali della Repubblica di Venezia. Morì nel dicembre 1602.

Anche Paolo Emilio Scotti, conte di Sarmato, fu probabilmente presente a Lepanto nel contingente del cugino Onorio. Patrizio di Piacenza, figlio di Paolo Antonio e di Emilia Rangoni, fu fratello di Carlo, ch’era al comando della nave di Alessandro Farnese, partita da Genova e diretta a Lepanto. Precedentemente, nel 1550, si trovava in Francia al servizio dell’Impero. Fronteggiò gli imperiali nella guerra di Parma per conto del duca Ottavio Farnese. In Piemonte militò agli ordini del duca d’Alba ed in Belgio combatté nelle guerre delle Fiandre.

In Croazia raccolse fanti, per contrastare a Cipro i turchi. Inviato al governo di Zara, di cui era governatore, venne assalito all’improvviso da 1.200 avversari, ma non si perse d’animo: li contrattaccò con 150 fanti. I nemici non proseguirono nell’offensiva, preferendo depredare il borgo. Ma la sua azione permise di far entrare in azione le artiglierie e di distribuire le armi ai cittadini. Diede alle fiamme alcune case, cosicché il fumo costrinse gli attaccanti a battere in ritirata.

Paolo Emilio Scotti, in Croazia, ottenne da Giulio Savorgnano il comando della cavalleria alla morte del provveditore Bernardo Malipipiero. Si distinse in due occasioni. Nella prima respinse presso Zara molti cavalli ottomani, che in precedenza avevano sorpreso in un’imboscata la cavalleria ungherese e quella veneziana, costringendole alla fuga. Nella seconda, non esitò a gettarsi in mezzo ai turchi, per salvare la vita al conte Brandolini, trovatosi isolato in mezzo ai nemici. In Lombardia venne nominato governatore di Bergamo. Venne ucciso a tradimento alla Bertucciola, mentre stava guadando l’Oglio. Fu sepolto a Piacenza nel maggio 1585 nella tomba di famiglia presso la chiesa di San Giovanni in Canale.

Le tre bandiere utilizzate nella battaglia di Lepanto sono state lasciate dalla bisnonna del conte Orazio Zanardi Landi: l’albero genealogico spiega come proprio dopo di lei gli Scotti di Sarmato siano confluiti nella Famiglia Zanardi Landi. Gli stendardi sono ancora oggi conservati in uno dei tre musei allestiti nel castello di Rivalta, quello specificamente dedicato a Lepanto. Oltre ad essi, qui sono conservate anche undici drappelle, le uniche cristiane al mondo. La splendida cornice naturale, in cui si trova il castello, di proprietà della Famiglia Landi già dall’inizio del 1300, posto all’imbocco della Val Trebbia agevola questo incontro con la Storia, che ha reso grande l’Europa, salvaguardandone le radici cristiane.

 

Questo testo di Mauro Faverzani è stato tratto dalla rivista Radici Cristiane. Visita il sito radicicristiane.it

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