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Presentare la Colletta

Liturgia02 Gennaio 2020
Testo dell'audio

In base alle regole ecclesiastiche, il sacerdote, nel recitare le preghiere della messa, deve tenere le mani all’altezza del petto, “aperte in avanti” e “alzate” in maniera che le dita non superino l’altezza e la larghezza delle spalle. Con questa rubrica si vuole impedire atteggiamenti esagerati o poco appropriati. “Quando preghiamo con modestia e umiltà, raccomandiamo meglio a Dio le nostre suppliche, senza nemmeno alzare troppo le nostre mani, ma solamente con discrezione e moderazione”.

Un simile atteggiamento – stendere le mani, alzandole, in avanti – è un modo adatto e del tutto opportuno a fomentare la devozione dell’orante così come a edificare i presenti; ed è anche così naturale e ovvio, da essere stato sempre praticato presso tutti i popoli. Amalek combatte contro Israele. Quando Mosè “teneva le mani in alto”, vinceva Israele; quando le abbassava, Amalek aveva il sopravvento. E Salomone si mise davanti all’altare del Signore, di fronte al popolo d’Israele, e “allargò le sue mani alzandole verso il Cielo”. Davide esclamò: “Ascolta, o Signore, la voce delle mie preghiere quando grido a Te, quando sollevo le mie mani verso i penetrali del Tuo Santuario” (Sal. 27,2).

Anche le benedette mani di Gesù erano allargate e innalzate sulla croce mentre, vittima sanguinante, pregava e intercedeva per tutto il mondo. Gli sguardi degli antichi cristiani erano rivolti a questo esempio, poiché amavano tanto pregare con le mani protese a forma di croce (Paulinus). “I cristiani dell’antichità rappresentavano la Croce pregando con le braccia allargate e ciò, per la vasta diffusione di questa forma di devozione, era ritenuto il simbolo più bello e significativo. Centinaia di pitture, pietre tombali, smalti e sculture delle catacombe ci mostrano i beati in Cielo e i fedeli sulla Terra mentre pregano tenendo le braccia allargate a forma di croce. Noi abbiamo la regola” – scrive S. Massimo – “di pregare con le mani sollevate per confessare con la posa del corpo la Passione del Signore”.

E Pietro Chrysologus osserva: “Non prega già con la sua posa, colui che allarga le mani?” Cioè: “tramite Gesù Cristo, o nel Nome del Crocifisso. Perciò, quando nei primi secoli il clero in generale e i fedeli pregavano con le braccia allargate, e talvolta anche i martiri soffrirono il martirio pregando in questo atteggiamento, confessando così il Redentore morto e steso sulla Croce, offrivano i Suoi meriti al Padre Celeste” (Wolter).


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Il modo prescritto in cui il sacerdote deve ora tenere le mani all’altare, non è nella forma in cui gli antichi Cristiani usavano pregare; tuttavia, può e deve far pensare al Redentore che pregava e si offriva vittima sulla Croce, sebbene questo atteggiamento sia adottato quasi solamente nella celebrazione della messa. L’allargare le mani è un abbracciare, un riassumere tutti i bisogni e i propositi, tutti i desideri e le necessità dei fedeli. L’ “alzare le mani” indica lo slancio del cuore a Dio, esprime l’anelito dell’anima dal terrestre al Celeste, l’innalzarsi a ciò che sta in alto: laddove Cristo è asceso con le braccia alzate.

L’ “atteggiamento appropriato delle mani stese verso l’alto” è un segno di anelito e desiderio d’aiuto, espressione di fervida insistenza con cui si espongono le preghiere, simbolo della confidenza e speranza di essere esauditi. Così sta il sacerdote all’altare: e dalle profondità della terra, dalla sofferenza, dalla povertà, invoca egli il Signore e allarga le mani per chiedere salvezza e liberazione che vengono dall’alto.

Quando, poi, pronunciando la formula finale “ricongiunge le mani”, proclama in questa maniera i sentimenti di profonda devozione, di umile rinuncia alla propria forza, del pio desiderio di donarsi al Signore e abbandonarsi pienamente in Lui; egli riconosce l’unità e la connessione di tutti i beni in Dio, il sommo Bene, da Cui, come prima fonte di tutte le grazie, fluiscono a noi tutti i doni tramite Gesù Cristo. “Ora è da dire qualcosa circa la direzione verso cui volgersi quando si prega. Poiché ci sono quattro punti cardinali, chi senz’altro non direbbe che il sole dell’aurora suggerisce di volgersi, pregando, in quella direzione, come segno che l’anima guarda verso l’alzarsi della vera Luce?


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Come risulta anche da parecchie altre testimonianze dei Padri della Chiesa, il pregare rivolti verso Oriente era un’usanza di antica data; di conseguenza, anche la chiesa con l’altare maggiore veniva normalmente costruita verso tale direzione, affinché il sacerdote e i fedeli, quando pregano siano volti verso l’alzarsi del sole. Secondo S. Tommaso i motivi simbolici principali sono tre.

Primo, questa posizione dell’orante deve essere un riferimento alla divina Maestà che si manifesta a noi nel movimento cosmico: questo movimento del cielo prende avvio da Oriente. Secondo, con questa posizione cerchiamo di manifestare la nostra volontà di ritornare in Paradiso, che era posto a Oriente. Terzo, ci volgiamo in quella direzione perché così pensiamo a Gesù Cristo che è la vera Luce del mondo e che è veramente “il Sorgere”, nominato il Sole della Giustizia, e che nella sua seconda venuta apparirà come Giudice dei vivi e dei morti, “come il lampo che esce da levante e si mostra a ponente” (Matt. 24,27).

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