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Pontmain, 1871 (Parte I)

Arte e Cultura03 Giugno 2021
Testo dell'audio

Pontmain: un villaggio sperduto, ancora oggi distante da tutto, a Nord-Ovest del Dipartimento della Mayenne, ai confini del Maine, della Bretagna e della Normandia. Meno di mille abitanti, per lo più negozi, ma visibile da lontano, dominando questo paesaggio tipico, con piccoli prati, circondati da siepi ed alberi. Le due guglie della sua basilica neogotica ricordano che qui, la sera del 17 gennaio 1871, Nostra Signora, «la Buona Vergine» come si diceva un tempo nella regione, è apparsa per consolare la Francia vinta e afflitta. Dopo l’agosto del 1870, la guerra, imprudentemente dichiarata da Napoleone III alla Prussia, è volta verso il disastro. Parigi è assediata, il nemico, ovunque vincitore, irrompe in Francia. Nulla e nessuno sembrava essere in grado d’impedire l’invasione.

I cattolici francesi videro in questa catastrofe il compiersi delle predizioni fatte dalla Madonna durante le sue apparizioni in via du Bac, a Parigi, nel 1830, ed a La Salette, nel 1846: gli errori della Francia han meritato questo castigo. Solo la preghiera e la penitenza possono placare la collera divina. Le chiese debordavano di folle di penitenti in preghiera. Cresce il numero dei voti espressi e levati ovunque verso il Cielo, affinché il nemico si fermi, affinché la guerra finisca. Ma il Cielo sembra sordo. Come dicono, malati d’angoscia, i parrocchiani all’abate Michel Guérin, parroco di Pontmain: «Si ha un bel pregare, Dio non sente…». In aggiunta alla comune disgrazia, l’inverno è orribile, il freddo terribile, la campagna immobile sotto la neve gelata.

Sono le sei della sera del 17 gennaio, a Pontmain. Nel suo fienile, il signor Barbedette prepara la ginestra per nutrire il bestiame, aiutato dai suoi figli, Eugenio, 12 anni, e Giuseppe, 10 anni. Approfittando della visita di una vicina, che interrompe il lavoro gravoso, Eugenio esce per «vedere il tempo». Fa sempre molto freddo, il cielo è sereno e, davanti al bambino stupefatto, dispiega uno spettacolo incredibile: tutte le stelle, di solito invisibili ad occhio nudo, brillano, magnifiche. Sul tetto del vicino, Augustin Guidecoq, tre enormi astri splendenti; in mezzo, in piedi, «una bella, grande Signora» d’una ventina d’anni, con indosso una veste blu notte piena di stelle, il capo coperto con un velo nero ed un diadema d’oro. Lei sorride al ragazzino.

A suo padre ed alla donna giunta in visita, in procinto d’andarsene, Eugenio domanda: «Non vedete niente sulla casa dei Guidecoq?». No, i due adulti non vedono alcunché. Invece, Giuseppe, accorso, grida: «Io vedo bene! Vedo una bella, grande Signora!» ed il fratello minore descrive la visione osservata dal maggiore.


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Con grande imbarazzo, ma persuaso che i suoi figli stessero inventando tutto, il signor Barbedette li fa tacere e prega la vicina di non parlare dell’accaduto: «La gente non vi crederebbe e questo potrebbe provocare uno scandalo…». Ciò non impedisce a Giuseppe, come in estasi, di battere le mani, ripetendo: «Com’è bello, com’è bello!». L’arrivo di loro madre, che li minaccia d’un paio di schiaffi se non la smettono di dar spettacolo, non cambia le cose. Alla fine della cena, i bambini chiedono il permesso di poter uscire ancora, per vedere «se la Signora sia sempre là».

C’è sempre. Disorientata, la signora Bernadette va a cercare l’istitutrice, una religiosa, suor Vitaline, una santa giovane. Suor Vitaline non vede… La signora Bernadette ne deduce che i ragazzi inventino; la religiosa, pia ed umile, attesta però che qualcosa di straordinario stia realmente avvenendo, pur non avendo lei meritato la grazia di vederlo… Lei corre a scuola e ne torna con tre ragazzine, tre collegiali, Jeanne-Marie Le Bossé, Françoise Richer, ed un’altra, su cui l’inchiesta ha mantenuto l’anonimato, non avendo lei visto. Appena voltato l’angolo della via, Françoise grida: «Oh, la Bella Signora sul tetto del giovane Guidecoq! La Bella Signora con una veste blu e stelle d’oro…». L’altra istitutrice, suor Maria Edoarda, bussa alla porta dei Friteau, chiede loro di portare il loro figlioletto, Eugenio, di sei anni, tubercolotico, morente.

 


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Questo testo di Anne Bernet è tratto dalla rivista Radici Cristiane. Visita il sito radicicristiane.it

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