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Norvegia, terra santa e irrequieta

Tesori d'Europa20 Giugno 2020
Testo dell'audio

Il Cristianesimo è andato diffondendosi in Norvegia in modo costante, ma graduale. Due furono i fattori cruciali in tale processo: da un lato, i legami con l’Europa attraverso le spedizioni vichinghe ed i rapporti commerciali; dall’altro, l’appoggio offerto alla Chiesa dai sovrani. Ma alla fede cristiana la monarchia norvegese aderì tardi, molti secoli dopo rispetto al Vecchio Continente: a lungo rimase infatti una roccaforte pagana politicamente divisa in piccoli regni.

Håkon detto “il Buono” (920 – 961 circa), che anni prima era stato inviato dal padre in Inghilterra presso re Etelstano, dove venne battezzato e cristianamente educato, tornò in patria e spodestò Erik, prendendo personalmente la guida del regno. Cercò di introdurre la fede cristiana tra la sua gente, senza tuttavia riuscirvi.

La Norvegia venne retta da vassalli, che giurarono fedeltà ora al re di Danimarca ora al re di Svezia. Olaf Tryggvason (964 – 1000) fu, tra i successori di Håkon, il sovrano, che più si spese per la conversione del popolo al Cristianesimo. Sin dai primi anni di vita, la sua esistenza non fu certo facile, non solo essendo, quello, un periodo già in sé estremamente critico per la storia del suo Paese. Vi fu ben altro: infatti, i figli di Grunnhild decisero subito di ammazzare questo loro cugino, nato da poco.

Saputolo, la madre Astrid, una nobildonna rimasta vedova dopo l’uccisione del marito, decise nel 969, per salvare sé stessa ed il piccolo, di trasferirsi in Svezia. Due anni dopo ritenne più sicuro raggiungere in Ucraina il fratello Sigurd, ch’era al servizio del Gran Principe di Kiev, san Vladimiro I, il quale avrebbe senz’altro potuto garantire loro un valido rifugio; durante il viaggio in mare, però, madre e figlio furono catturati dai pirati estoni, divisi e venduti. Olaf, a soli tre anni, finì presso una famiglia, che si prese cura di lui.


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Nel 977 il principe di Kiev inviò Sigurd in Estonia, per incassare le entrate. Passando da un mercato, egli scorse un giovane, i cui tratti gli parvero familiari. Gli chiese chi fosse: scoprì ch’era proprio il figlio di sua sorella, Olaf. Commosso, lo riportò con sé alla corte di san Vladimiro, che lo accolse e lo trattò come figlio di un re. Crescendo, Olaf seppe farsi valere ed ammirare per la sua generosità, ma anche per le sue doti militari e politiche, il che iniziò a suscitare qualche invidia e qualche diffidenza a corte, abbastanza da convincerlo a lasciare la Russia. Il principe, prima di congedarlo, gli diede in dono una reliquia di san. Clemente Romano, vissuto nel I secolo e martirizzato sotto l’imperatore Traiano.

Olaf acquisì poi potenza e fama, compiendo saccheggi nel Baltico, in Vandalia, Frisia, Fiandre ed in Inghilterra. Giunto in terra britannica, però, abbracciò il Cristianesimo, dopo aver incontrato e conosciuto nelle isole Scilly un’eremita, che battezzò lui e tutti i suoi uomini. Nel 995 decise di far ritorno in Patria, in Norvegia, all’epoca retta da Haakon Sigurdsson, Jarl di Lade, sulla carta vassallo del re danese, benché governasse di fatto in modo del tutto autonomo. Corrotto, immorale ed impopolare, non era stimato dalla sua gente.

L’ascesa al trono di Olaf fu favorita dal fatto che, poco dopo il suo arrivo sul suolo natio, Haakon fosse stato decapitato a tradimento da uno schiavo, nonché dalla conseguente decisione del figlio del reggente, Eirik, di fuggire in Svezia. Nel 996, dunque, Olaf Tryggvason fu proclamato re di tutta la Norvegia: sull’esempio del nuovo sovrano, l’intera nazione si convertì e venne battezzata. Chiese furono erette ovunque. Da lì sacerdoti missionari partirono per convertire anche l’Islanda e la Groenlandia.


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Poco dopo, la Norvegia fu posta, assieme ad altri territori, sotto la giurisdizione della sede metropolitana di Lund. La situazione rimase tale fino al 1152, quando il legato pontificio, Nicholas Breakspear (futuro papa Adriano IV, di origini britanniche), fondò una nuova metropoli a Nidaros, fece in modo di assicurare alla Chiesa locale adeguate risorse economiche ed istituì la pace di Dio, tentando così di fare fronte ad una difficile situazione politico-ecclesiastica col Paese, in quegli anni, ancora ferito da feroci lotte dinastiche.

Nei secoli successivi, la Riforma luterana si diffuse anche in territorio norvegese, imponendosi con forza, come dimostra ancora l’art. 2 della Costituzione del 1814, laddove è scritto: «La religione evangelico-luterana rimane la religione pubblica di Stato. Gli abitanti che la professano sono obbligati a educare i loro figli nella stessa fede. I gesuiti e il monachesimo non sono ammessi. Agli ebrei è proibito l’ingresso nel Regno». Negli anni a venire, però, furono nuovamente accolti i vari Ordini monastici, ad eccezione di quello gesuitico, che effettivamente non poté entrare fino al 1956.

Nel 1869 Pio IX creò una Prefettura Apostolica di Norvegia, promossa pochi anni dopo, nel 1892, a Vicariato apostolico. Significativa, nel panorama culturale di quegli anni, fu la figura di Sigrid Undset, scrittrice che abbracciò la fede cattolica in occasione di un viaggio a Montecassino (1926) e che compose alcuni romanzi di carattere epico-storico, ambientati nel Medioevo norvegese; testi che sono un riflesso del percorso di conversione compiuto dalla loro autrice, pervaso, pur senza negare le difficoltà, da un approccio positivo alla vita, nella convinzione che sia possibile condurla in pienezza secondo un’ottica di fede, alla sequela di Cristo.


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Questo testo di Rino Zabiaffi è tratto da Radici Cristiane. Visita radicicristiane.it

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