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Menzogna e tiepidezza

Catechesi30 Dicembre 2019
Testo dell'audio

Quanto al peccato della menzogna, abbiamo già veduto dalla rivelazione di S. Maria Maddalena de’ Pazzi come sia punito in modo singolarmente terribile, poiché Iddio, eterna Verità, ha in orrore la bugia. In molte apparizioni noi vediamo le povere anime raccomandarci di astenerci dalla menzogna, e dichiarare che all’altro mondo quelle che da taluni si considerano come cose da poco o semplici esagerazioni sono severamente punite. Raccomandano parimente quelle anime sante di astenersi dal fare i voti alla leggera e quando siano fatti, di osservarli scrupolosamente, poiché la giustizia di Dio è inesorabile. Sul qual proposito voglio qui raccontare il seguente fatto, tratto dalla vita del venerabile Dionigi Cartusiano. – Questo santo religioso stava assistendo un novizio moribondo, il quale parecchi anni prima avendo fatto voto di recitare per due volte l’intero Salterio e non avendo poi adempiuto mai la sua promessa, si trovava molto perplesso sul letto di morte, paventando la severità dei divini giudizi.

Allora Dionigi per incoraggiarlo e consolarlo in quei momenti supremi, gli promise che avrebbe soddisfatto a quell’obbligo in vece sua, ma, così forse permettendo la giustizia di Dio, dopo la morte del novizio il buon Padre dimenticò anch’egli la promessa, mentre intanto quello sventurato era trattenuto fra le fiamme del Purgatorio. Un giorno finalmente avendogli Iddio concesso di comparire a Dionigi per ricordargli l’impegno preso, il defunto mostrandosi tutto mesto e addolorato, pronunziò sospirando queste due parole: – Pietà, pietà! – Stupito e desolato allora della sua dimenticanza, il buon Padre voleva spiegare a quell’anima la causa di tanto oblio, ma il defunto con voce supplichevole gridò: – Ohimè! se voi soffriste la millesima parte de’ miei tormenti non ammettereste scusa di sorta, anche se in apparenza legittima, e in quest’istante medesimo soddisfereste all’obbligo contratto in mio nome dinanzi a Dio. – E così dicendo scomparve.

Bisognerebbe che gli uomini del mondo, la cui vita molle e sensuale non è altro che una catena continua di peccati, pensassero per qualche momento alla penitenza che dovranno fare nell’altra vita, prescindendo dal grave pericolo di dannazione al quale espongono la loro anima. La venerabile suor Francesca di Pamplona, celebre per le sue visioni sul Purgatorio, vide una volta un uomo di mondo, il quale del resto era stato un buon cristiano, condannato a penare lunghi anni in Purgatorio, per aver desiderato troppo i comodi della vita.

La causa di così gravi e lunghe pene è che in mezzo ad una vita dissipata e mondana è impossibile non commettere una gran moltitudine di difetti, i quali non venendo cancellati dalla penitenza, accumulano un debito enorme davanti al tribunale di Dio, e così quello che avremmo potuto scontare facilmente in questa vita con qualche mortificazione o penitenza od opera buona, bisognerà pagare nell’altra vita inevitabilmente con un lungo Purgatorio. Lo scrupolo non è un peccato di per sé, ma siccome disgraziatamente ne fa commettere molti alle anime per il troppo attaccamento alla propria volontà e per l’orgoglio di cui è quasi sempre figlio, è punito da Dio molto severamente. La suddetta suor Francesca da Pamplona vide molte anime straordinariamente scrupolose essere tormentate in Purgatorio da dubbi, da oscurità e da incertezze.


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La tiepidezza ha pure la sua punizione in Purgatorio. Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, mentre un giorno pregava dinanzi al santissimo Sacramento, vide uscir di sotterra l’anima d’una religiosa, la quale avendo avuto l’unico difetto di omettere talvolta la comunione nei giorni stabiliti dalla regola, era coperta in punizione da un manto di fuoco, di sotto al quale mostravasi una veste candidissima, ed osservò che avvicinandosi all’altare con gran rispetto fece una profonda genuflessione passando dinanzi al santo tabernacolo; e là rimase un’ora in adorazione. Maddalena conobbe poi per rivelazione che quell’anima, in pena della sua tiepidezza nel ricevere la santa Eucaristia, era condannata a venire ogni giorno ad adorare la sacra Ostia con quel mantello di fuoco, per compensare così le sue passate freddezze; e che la veste bianca che la difendeva in parte da quel tormento significava la ricompensa dovuta alla sua perfetta verginità. Continuò per vario tempo quell’anima in tale quotidiana adorazione, finché le preghiere della Santa, unite alla propria espiazione, la condussero in Paradiso.

Più rigorosamente fu punito un ecclesiastico, per mancanza per ben più grave. (Vedi Michele Alix, Hortus pastorum, trait. VI, capo 2). Trovandosi egli in punto di morte, o sia perché non volesse riconoscere la propria posizione per quell’illusione troppo comune nei sacerdoti, abituati a veder morire, o sia perché si trovasse sotto il dominio di quel fatale pregiudizio che fa paventare a tanti malati gli ultimi Sacramenti, tanto tardò e temporeggiò che se ne morì senza i conforti della Chiesa. Mentre veniva condotto alla sepoltura, il misero sacerdote, aprendo gli occhi, fece intendere chiaramente queste parole: – In punizione del ritardo da me frapposto nel ricevere la grazia dell’estremo lavacro, mi trovo condannato a lunghi anni di Purgatorio. Se avessi ricevuto l’Olio Santo, come era mio dovere, io sarei scampato alla morte in grazia della virtù propria di questo Sacramento di ridare talvolta al malato la salute temporale, e così avrei avuto tempo di far penitenza, mentre ora sto soffrendo acerbi tormenti. – Ciò detto, richiudendo gli occhi, lasciò i presenti nella più grande costernazione.

A coloro poi, la cui vita intera trascorse abitualmente in peccato mortale, e che differiscono la conversione al punto di morte, sono riservate pene, delle quali il seguente esempio può dare appena una languida idea.


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Il barone Giovanni Sturton, nobile inglese, quantunque cattolico in fondo al cuore, per conservare le sue cariche a corte e per sfuggire alle ire del Re, assisteva regolarmente al servizio divino protestante, e apparentemente adempiva a tutti gli obblighi del culto anglicano. Teneva però nascosto in casa sua un prete cattolico a rischio dei più gravi pericoli, lusingandosi di potersi servire del suo ministero per riconciliarsi con Dio in punto di morte. Colpito però da morte improvvisa, non ebbe tempo di mandare ad effetto il voto della sua tardiva conversione; nondimeno la divina misericordia, tenendo conto di quanto egli aveva fatto per la Chiesa perseguitata nel suo paese, gli aveva concesso la grazia della perfetta contrizione, e quindi la salvezza eterna, condannandolo però a pagare ben cara in Purgatorio la sua colpevole negligenza.

Molti anni passarono dal giorno della sua morte, durante i quali la vedova di lui tornata a seconde nozze ebbe due figlie: una di esse, testimonio oculare del fatto, racconta quanto segue: – Un giorno mia madre pregò il P. Corneille della Compagnia di Gesù, uomo di molti meriti e che più tardi morì martire della fede, di celebrare la Messa pel riposo dell’anima del suo primo marito Giovanni Sturton: accettò egli l’invito, e mentre era all’altare, fra la consacrazione e il memento, restò lungo tempo assorto in orazione: finita poi la Messa, fece un’esortazione, nella quale raccontò: d’avere avuto in quel tratto di tempo la seguente visione.

Stendevasi dinanzi a lui un’immensa foresta in fiamme, in mezzo alla quale si divincolava il povero barone, emettendo grida compassionevoli, piangendo ed accusandosi della vita colpevole che aveva menata nel mondo e alla corte, e dopo aver fatta la confessione dettagliata delle sue colpe l’infelice aveva terminato con quelle parole che la Scrittura pone in bocca di Giobbe: Pietà, pietà almeno voi che mi siete amici, poiché la mano del Signore si è aggravata sopra di me. Il P. Corneille nel raccontare queste cose piangeva a calde lacrime, e tutta la famiglia nostra e tutti i parenti in numero di ottanta persone piangevano pure, quando scorgemmo sul muro al quale era addossato l’altare, un bagliore simile al riflesso di carboni ardenti. – Tale è il racconto di Lady Arundell, che ognuno può leggere nella storia d’Inghilterra del Daniel.


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