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Mario Draghi, padre Rozzi e “Corrispondenza Romana”

Analisi e commenti15 Febbraio 2021
Testo dell'audio

Mario Draghi ha un anno più di me e quando nell’ottobre del 1961 entrai all’Istituto “Massimiliano Massimo” nella sezione IV B del Liceo-Ginnasio, lui faceva parte della V B, con molti professori comuni e molti comuni amici. I nomi dei più illustri ex-alunni della sezione B, che tra il 1965 e il 1966 giunsero alla maturità liceale, sono stati fatti in Italia da tutti i giornali ed è inutile ripeterli, ma forse è utile dire qualcosa di più su colui che per cinque anni fu il nostro temuto ma amato preside del Liceo Ginnasio: padre Franco Rozzi (1916-2010).

Padre Rozzi, professore di storia e filosofia e preside del Classico, era un gesuita del tempo che fu, autentico figlio di sant’Ignazio, dotato di una logica inflessibile, di una sapida arguzia e di uno sguardo sempre vivo e penetrante dietro gli occhiali di metallo. Il suo metodo di insegnamento consisteva nell’andare al cuore dei problemi, cercandone le cause ultime. Tra i suoi appunti è stata raccolta questa concisa sentenza: “In definitiva facciamo filosofia se rispondiamo a tutti i perché del bambino. La filosofia ha la presunzione di abbracciare tutte le scienze in quanto cerca le loro cause ultime. Le scienze si occupano delle cause prossime degli avvenimenti, la filosofia delle cause remote!” (Gli amici di Padre Rozzi, Giappichelli, Torino 2019, p. 1).

E’ vero: una delle cause della crisi culturale del nostro tempo è proprio l’incapacità di guardare alle cause ultime, la pretesa di sostituire la filosofia con la scienza. Lo scientismo, ma anche la tecnocrazia, è l’ideologia che nega la possibilità di verità assolute al di fuori di quelle scientifiche, tecniche ed economiche, elevate a categoria suprema della conoscenza. Questa prospettiva deve essere capovolta restituendo il primato alla filosofia, che è l’unica in grado di spiegarci l’origine dell’uomo e dell’universo.

Ho incontrato più volte padre Rozzi, lungo il corso degli anni. I nostri incontri avvennero presso la Chiesa di Sant’Andrea al Quirinale, di cui fu Rettore, poi alla Chiesa del Gesù, e infine, poco prima della sua morte, nella residenza dei gesuiti di via degli Astalli. L’8 febbraio 2010, giorno dei suoi funerali, la Chiesa del Gesù era straordinariamente affollata di ex-allievi di padri Rozzi, molti dei quali, educati al suo “metodo”, avevano assunto ruoli di primo piano nei campi della funzione pubblica, del giornalismo, delle professioni liberali e dello spettacolo.


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Quando, nel 2003, fui nominato Commissario, e poi Vice Presidente, del Consiglio Nazionale delle Ricerche, padre Rozzi fu certamente soddisfatto per la responsabilità affidata a un suo ex allievo, ma ciò che forse lo metteva in sintonia con me, più di questo ruolo, era la consonanza religiosa e politica, che aveva origini lontane. Fin dagli anni Ottanta del Novecento, infatti, padre Rozzi era abbonato e seguiva con attenzione, l’agenzia di informazioni, che tuttora dirigo, Corrispondenza Romana. Politicamente era un uomo di destra e aveva anche una forte sensibilità alle tematiche antimassoniche. Ricordo che mi fece dono di un libro assolutamente scorretto, L’Eletta del Dragone, di Clotilde Bersone. L’autore di questa storia romanzata, Roger Duguet (Paul Boulin: 1875-1933), afferma di averla tratta dai Mémoires inédits di Clotilde Bersone, che sarebbe stata, dal 1877 al 1880, l’amante di James A. Garfield, eletto nel 1880 presidente della Repubblica degli Stati Uniti e assassinato nel 1881. Garfield era il capo clandestino di una alta loggia massonica, a cui la Bersone, sarebbe stata prima affiliata, poi iniziata, per divenire infine “Gran Maestra”. Il libro, ricco di sconvolgenti dettagli, racconta la confessione della donna, che tornò alla fede cattolica, prima di essere assassinata dai suoi ex “fratelli”. Le Memorie della Bersone, secondo Boulin, erano state controllate e arricchite di note da un religioso della Compagnia di Gesù, il padre Harald Richard, collaboratore, della Revue internationale des sociétés secrètes di mons. Ernest Jouin (1844-1932). La biblioteca di Sant’Andrea al Quirinale, come altre biblioteche della Compagnia di Gesù, conservava copia di questo e di altri testi della letteratura antimassonica, di cui furono autori eminenti storici gesuiti dell’Ottocento e del Novecento, dal padre Augustin Barruel (1741-1820) al padre Ilario Rinieri (1853-1941).

Un giornalista di sinistra, ex-allievo del “Massimo”, Antonio Padellaro, ha dichiarato: «Continuo a riconoscermi dopo tanti anni nel “metodo Rozzi” che consiste nell’unico valore che mi sentirei di raccomandare a chiunque, cioè il rispetto della persona» (Corriere della Sera, 26 luglio 2007). Padellaro è un giornalista serio, ma il rispetto della persona che inculcava padre Rozzi si fondava sul rispetto di quella legge naturale e divina, che è negata in radice dalla sinistra italiana ed internazionale. Padre Rozzi contrastò come contrarie alla persona umana le leggi sul divorzio e sull’aborto, così come criticò tutta la degradazione culturale e morale degli ultimi decenni. Credo di non sbagliare affermando che oggi la sua simpatia politica sarebbe andata alla Lega o a Fratelli d’Italia.

Mario Draghi, a sua volta, ha certamente meritato gli importanti incarichi che ha ricoperto di governatore della Banca d’Italia, di Presidente della Banca Centrale Europea, e oggi di Presidente del Consiglio della Repubblica italiana. Ma sono estranei alla sua ascesa politica i circuiti massonici o paramassonici che dirigono i cosiddetti “poteri forti”? Cosa pensa Draghi dell’utopia tecnocratica di un “Gran Reset” planetario destinato a sposarsi con il superecumenismo caro a papa Francesco? E cosa ne avrebbe pensato padre Franco Rozzi?


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In un’intervista rilasciata alla Radio Vaticana il 2 dicembre 2010, Draghi ricorda che padre Rozzi curava l’“eccellenza dell’insegnamento anche sul piano religioso”. Infatti, spiegava Draghi, “Tutti noi abbiamo un compito nella vita” e “la responsabilità di compiere al meglio il proprio dovere non è solo individuale, ma sociale, non solo terrena, ma spirituale.

E’ vero, tutti noi abbiamo un compito, una missione spirituale da compiere nella nostra vita. Anch’io ho imparato questo all’Istituto Massimiliano Massimo, e ne trovai poi conferma negli Esercizi Spirituali di sant’Ignazio predicati dal padre Ludovico Barrielle (1897-1983).

Il giorno del Giudizio universale saremo chiamati a risponderne al Signore. Tremenda responsabilità, che devono ricordare tutti gli allievi di padre Franco Rozzi, che nel corso della vita hanno scelto di percorrere strade tanto diverse.


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