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Margherita la “Grande”

Storia24 Settembre 2021
Testo dell'audio

La beata Margherita di Savoia è fra i sei beati di Casa Savoia e fra i 29 dell’Ordine Domenicano. Figlia del conte Amedeo di Savoia-Acaja e di Caterina di Ginevra, sorella dell’antipapa Clemente VII. Margherita si meritò l’appellativo di “Grande”: fu infatti testimone d’evangelica grandezza nei differenti stati in cui Dio la mise alla prova, come figlia, sposa, sovrana, monaca e mistica.

Nacque nel castello di Pinerolo (Torino) nell’anno 1382 secondo la maggioranza dei suoi biografi; altri, invece, pongono la sua nascita nel 1390. La sua vicenda storica iniziò, quindi, poco dopo la morte di santa Caterina da Siena (1347-1380), in un periodo doloroso sia per le guerre continue tra i Signori del tempo, sia per lo sconvolgimento portato nella Chiesa dallo scisma d’Occidente.

A 12 anni rimase orfana dei genitori. Passò, quindi, sotto la tutela dello zio Ludovico, che per mancanza di eredi maschi diretti succedette al defunto Principe Amedeo. Appena tredicenne, per ragioni di Stato, andò in sposa a Teodoro II Paleologo, marchese di Monferrato. Il marito aveva 39 anni e due figli nati dal primo matrimonio. Nei quindici anni di matrimonio si prodigò per smussare le angolosità dello scontroso marito, per dedicarsi all’educazione dei figliastri e per soccorrere, con una carità straordinaria, poveri, malati, appestati.

Dopo essere stata saggia consigliera del consorte e madre dei sudditi, rimase vedova. Governò quindi il marchesato in prima persona quale reggente, sino alla maggiore età del figliastro. Si ritirò poi nel palazzo di Alba (Cuneo), di sua proprietà, insieme alle sue più fedeli dame, per dedicarsi alla preghiera e alle opere di carità, rifiutando la proposta di matrimonio avanzata da Filippo Maria Visconti.


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Divenne terziaria domenicana e decise di fondare un monastero di monache domenicane con l’approvazione di Papa Eugenio IV nacque così il monastero di Santa Maria Maddalena in Alba.

Un giorno ebbe una visione di Cristo che le porgeva tre frecce, recanti ciascuna una scritta: malattia, calunnia, persecuzione, che realmente subirà. Le tre frecce, che attraversano il suo stemma nobiliare, ricordano che solo la croce accettata con Cristo conferisce alla persona la vera, imperitura nobiltà, che i secoli non possono cancellare.

Morì ad Alba il 23 novembre 1464, circondata dall’affetto e dalla venerazione. Il Pontefice san Pio V, già religioso domenicano e priore del convento di Alba, nel 1566 permise un culto locale riservato al monastero, mentre Papa Clemente IX la beatificò solennemente nel 1669. Il Martyrologium Romanum la festeggia il 23 novembre, anniversario della nascita al cielo. Il suo corpo incorrotto è oggetto di devozione continua ad Alba.


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Questo testo di Cristina Siccardi è tratto dalla rivista Radici Cristiane. Visita il sito radicicristiane.it

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