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L’omosessualità è contro l’ordine naturale

Attualità28 Agosto 2018
Testo dell'audio

Secondo la legge naturale e quella soprannaturale i fini della sessualità umana sono due: procreativo ed unitivo. È evidente che il fine procreativo nell’ambito dell’omosessualità non può essere raggiunto.

Ma c’è anche un altro punto da tenere in considerazione. Ci riferiamo al fatto che l’uomo non è solo il suo spirito (cioè la sua anima) ma anche il suo corpo. Il corpo non è qualcosa di aggiuntivo, ma è parte integrante della persona umana. Se l’anima è “forma organica” del corpo, vuol dire che questo (il corpo) è costitutivo alla persona umana. L’anima sta al corpo come la forma sta alla materia.

Il corpo è sessuato, maschile e femminile; ed è maschile e femminile per dato di natura, non per scelta. Se è vero che la psiche influenza il corpo e pur vero il contrario, cioè che il corpo influenza la psiche. Tanto è vero che la differenza tra uomo e donna non è solo corporea, ma prima di tutto psicologica.

Questa premessa è importante per capire quanto la sessualità umana non sia riducibile a una “scelta ”, bensì è un’espressione di elementi che la precedono e che si offrono come dati di fatto che l’uomo naturalmente deve riconoscere e di cui non può disporre secondo una sua capricciosa volontà.


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L’omosessualità è contro l’ordine naturale

Il Catechismo della Chiesa Cattolica al numero 2357 dice: «Basandosi sulla Sacra Scrittura, (…) la Tradizione ha sempre dichiarato che gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati. Sono infatti contrari alla legge naturale, precludono all’atto sessuale il dono della vita, e non sono frutto di una vera complementarietà affettiva e sessuale…».


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Qui dobbiamo rifarci ad Aristotele. Il termine “natura” non indica (come spesso si pensa) ciò che fanno gli animali o ciò che avviene nella natura. La natura è il principio, presente in ogni cosa (quindi anche nella persona umana), che guida la crescita e lo sviluppo della realtà in cui è presente, mirando a raggiungere il fine che è proprio di quella determinata realtà.

Nel caso della persona umana, essendo essa non solo corpo ma anche spirito (e quindi ragione), agire secondo la propria natura significa raggiungere il fine che è conforme alla propria natura razionale. Altro discorso vale per le bestie.

Ovviamente la morale cattolica opera una distinzione tra orientamento omosessuale e pratica omosessuale. Il primo non è suscettibile di un giudizio morale, qualora non sia tollerato e assecondato; la seconda invece è sempre da condannare.


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Si definisce “omosessualità” un’attrazione sessuale stabile e prevalente verso le persone dello stesso sesso. Tenendo presente ciò che abbiamo finora detto, poiché l’omosessualità è una preferenza sessuale, come ogni tipo di preferenza non costituisce l’identità della persona. Tornando ad Aristotele, possiamo dire che essa è un accidente, cioè non costituisce l’essenza della persona.

Da qui si può concludere che non esistono omosessuali ma persone con inclinazioni omosessuali. Anzi, si può dire che le persone omosessuali sono in realtà eterosessuali, che, per qualche motivo, non hanno potuto sviluppare appieno la loro eterosessualità.

Una precisazione in merito alle pratiche omosessuali dell’antichità

A differenza di quanto affermano molte lobbies omosessualiste, va detto  che fino al XIX secolo l’omosessualità – intesa come disturbo dell’identità di genere – non esisteva. Esistevano, invece, gli atti omosessuali, cioè la sodomia.

Nell’Antica Grecia i rapporti tra un maschio adulto e un adolescente avevano uno scopo “pedagogico” e rispondevano a un rito di iniziazione. Ciò non vuol dire che gli antichi Greci fossero omosessuali o pedofili.

A Roma, invece, il modello maschile era sostanzialmente quello militare, e la sessualità era di tipo predatorio, cioè di stupro. Avere dei rapporti sessuali con uno schiavo, o con un prigioniero, significava manifestare la propria superiorità virile e militare.

Ma non mancarono insegnamenti luminosi. Fra cui quelli di Platone, che pur passa per uno che abbia avallato simili pratiche. Nelle Leggi Platone critica quanti hanno: «… corrotto la norma antica e secondo natura relativa ai piaceri sessuali non solo degli esseri umani, ma anche degli animali». Poi spiega: «Bisogna considerare che, a quanto pare, il piacere fu assegnato secondo natura tanto alle femmine quanto ai maschi affinché si accoppiassero al fine di procreare, mentre la relazione erotica dei maschi con i maschi e delle femmine con le femmine è contro natura e tale atto temerario nasce dall’incapacità di dominare il piacere».

 

Questo testo di Corrado Gnerre è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. E’ possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

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