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Lo splendore ed il terrore

Arte e Cultura15 Aprile 2021
Testo dell'audio

Il primo riferimento storico a Mosca è in un’antica cronaca russa: era un piccolo centro abitato, popolato da etnie ugro-finniche (i Merja), quando nel 1147 il Principe Dolgorukij invitò il suo alleato Principe Svjatoslav di Novhorod-Sivers’kij: «Vieni da me, fratello, vieni a Mosca!». Il Rus’, con capitale Kiev, era il più antico Stato organizzato slavo-orientale, sorto alla fine del IX secolo su parte dei territori delle odierne Ucraina, Russia occidentale, Bielorussia, Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia orientali.

Nel 1237-1238, Mosca subì il saccheggio dei Mongoli che la rasero al suolo e massacrarono i suoi abitanti. Ricostruita nel 1277, divenne Capitale del Gran Principato di Moscovia. La sua posizione favorevole sulle rive del fiume Moscova contribuì ad una rapida espansione territoriale e demografica. Nel 1300 fu conquistata da Aleksandrovi, della dinastia Rurik.

Con Ivan I, Mosca assunse il ruolo di Capitale del Principato e di unico centro di raccolta delle tasse destinate ai governanti Mongoli. Ivan, dietro versamento di un ingente tributo, ottenne dal Khan una fondamentale concessione: contrariamente ad altri Principati, Mosca non fu divisa fra i figli del Principe, ma passò interamente al maggiore di essi.

Nel 1380, il Principe di Mosca Dimitri Donskoj guidò un’armata panrussa, che sconfisse i Mongoli nella battaglia di Kulikovo (8 settembre 1380). Mosca assunse un ruolo primario nella liberazione della Russia dalla dominazione Mongola, liberazione che fu completata nel 1480, con Ivan III il Grande (1440-1505), il quale annesse all’Impero, oltre a Russia e Siberia, molti altri territori. Ivan III sposò Sophia Paleologa, nipote dell’ultimo Imperatore di Costantinopoli. Mosca divenne centro della Chiesa ortodossa e accrebbe la propria importanza politico-religiosa sul piano internazionale.


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La tirannia dei successivi Zar, come Ivan IV il Terribile, condusse alla decadenza dello Stato, nonostante l’Impero andasse espandendosi. Nel 1571 i Tartari del Canato di Crimea conquistarono Mosca e la incendiarono. Dal 1610 la città fu occupata per due anni dalle truppe del Regno polacco-lituano, il cui Re Sigismondo III tentò di usurpare il Trono russo. Nel 1612, però, gli abitanti di Nižnij Novgorod e di altre città si sollevarono, assediarono il Cremlino e scacciarono gli invasori. L’anno successivo un’assemblea dell’Impero elesse lo Zar Michele Romanov (1596-1645). Ebbe inizio la dinastia dei Romanov.

Mosca mantenne il ruolo di Capitale dell’Impero russo fino al 1703, allorché Pietro I il Grande fondò San Pietroburgo sulla costa del mar Baltico. Nel 1812 Napoleone invase la Russia. Il 14 settembre, con l’esercito napoleonico ormai alle porte, i moscoviti bruciarono la città. I francesi, stremati da fame, freddo e mancanza di rifornimenti, furono costretti alla ritirata.

Nel 1917 Lenin conquistò il potere, sterminando lo Zar e la sua famiglia e instaurando una brutale dittatura che mantenne il potere per oltre 70 anni fino al 1991. La capitale dell’Unione Sovietica fu spostata da San Pietroburgo – cui era stato cambiato il nome in Leningrado – a Mosca. Durante la II guerra mondiale, Mosca – snodo vitale delle ferrovie e delle linee di rifornimento dell’URSS, insieme con Leningrado e Kiev – venne individuata come uno degli obiettivi dell’offensiva nazista del 1941. I tedeschi riuscirono a raggiungere la città di Smolensk, circa 300 chilometri da Mosca, ma vennero bloccati dal sopraggiungere delle piogge e del freddo. Il 5 dicembre 1941 l’Armata Rossa sferrò la controffensiva – passata alla storia come battaglia di Mosca – che si protrasse fino all’inverno 1942 e costrinse le truppe tedesche ad indietreggiare ed a rinunciare alla conquista della Capitale.


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Questo testo di Emanuele Gagliardi è tratto dalla rivista Radici Cristiane. Visita il sito radicicristiane.it

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