< Torna alla categoria

L’(interrotto) omaggio a Raffaello Sanzio

Arte e Cultura11 Giugno 2020
Testo dell'audio

«Le celebrazioni in occasione dei cinquecento anni dalla morte di Raffaello, uno dei massimi artisti della storia mondiale, si alternano tra mostre, convegni e allestimenti eccezionali, offrendo la possibilità di osservare con rinnovato desiderio il meraviglioso mondo figurativo creato dal genio urbinate»; questo è ciò che scrivevo prima che l’epidemia imperversasse in tutto il mondo ed interrompesse brutalmente il corso dei nostri progetti e parzialmente dei nostri pensieri. Oggi, sotto i colpi della drammatica realtà che interessa ed unisce l’intera umanità, forse è lecito anche rammentare quanto premeva fino a poco tempo fa: la cultura e la nostra sempiterna ricerca del bello.

Raffaello Sanzio (Urbino 1483 – Roma 1520) morì a soli 37 anni a Roma, all’apice della sua attività artistica e della sua celebrità, il 6 aprile, un Venerdì Santo. Oggi, a 500 anni dalla sua onorata, pur se inaspettata e tragica, morte, il mondo ricorda la sua arte, il suo genio, la sua eccelsa versatilità. Il programma delle manifestazioni in omaggio al sommo urbinate si sarebbe dovuto articolare tra numerose mostre, convegni, pubblicazioni ed eventi speciali. Il nostro pensiero libero si può comunque rivolgere alla superlativa arte di Raffaello, che spaziando tra pittura ed architettura, ebbe come principale mira la ricerca di una bellezza ideale, ultraterrena, faro di armonia e di verità.

Il primo momento, divenuto già memorabile perché realizzato e compiuto per tempo, delle manifestazioni è stato l’allestimento proposto dai Musei Vaticani, più esattamente da Alessandra Rodolfo, curatrice del Reparto Arazzi e Tessuti dei suddetti Musei, che ricollocava nella sua sede originaria ossia sulle pareti della Cappella Sistina, la meravigliosa serie degli arazzi raffaelleschi, oggi conservata nelle collezioni papali e abitualmente esposta nel salone detto “di Raffaello” della Pinacoteca Vaticana. Nella settimana dal 17 al 23 febbraio scorsi i preziosi panni ispirati alle storie degli apostoli Pietro e Paolo sono stati nuovamente in dialogo con gli altri capolavori presenti nella Cappella intitolata a papa Sisto IV, cioè gli affreschi quattrocenteschi e le celeberrime pitture michelangiolesche della volta (invece il grande affresco del “Giudizio” sarebbe stato realizzato vent’anni più tardi, durante il pontificato di Paolo III).

Quando papa Leone X de’ Medici (1513-1521), nel 1515, affidò a Raffaello Sanzio la creazione dei cartoni preparatori per gli arazzi destinati ad impreziosire la zona inferiore delle pareti della Cappella Sistina in Vaticano, l’artista era ormai all’apice del successo. La committenza ricevuta si andava ad aggiungere a quella per la decorazione ad affresco delle celebri “Stanze” dell’appartamento di Giulio II della Rovere (1503-1513), poi portata a termine sotto Leone X, per l’appunto, e ai molti altri cantieri avviati nell’Urbe nel corso del secondo decennio del secolo.


Sostieni RRL

Informazioni Personali

Totale Donazione: €10,00

Raffaello, con l’aiuto della sua bottega, formata da artisti di primo livello quali Giulio Romano, Giovan Francesco Penni, Perino del Vaga, Giovanni da Udine, concretizzò il desiderio del pontefice e inviò i cartoni finiti nelle Fiandre, a Bruxelles, nella bottega del celebre arazziere Pieter van Aelst, che ne avrebbe ricavato i preziosi panni, inviati al pontefice tra il 1519 e il 1521 e tuttora conservati presso i Musei Vaticani.

Le suggestive descrizioni di alcuni testimoni d’eccezione dell’epoca, che videro i primi sette arazzi sfarzosi giunti in Vaticano e sistemati sulle pareti della Cappella Sistina per la messa nel giorno di Santo Stefano il 26 dicembre 1519, confermano l’ammirazione di tutti i convenuti per lo sfarzo della raffinatissima manifattura e per il ricco repertorio iconografico prodotto dal genio raffaellesco. Il Maestro di Cerimonie Paris de Grassis nel suo Diario testimonia il profonda stupore prodotto dalla Cappella tutta parata con i panni alle pareti. Anche nella descrizione puntuale del colto patrizio veneziano Marcantonio Michiel è ricordata la suggestiva esposizione degli arazzi in Cappella Sistina in quella stessa data.

Altri tre arazzi giunsero in Vaticano nel 1521, dopodiché la morte del Sanzio, avvenuta il 6 aprile 1520, e poi dello stesso pontefice, il 1° dicembre 1521, a un anno e mezzo di distanza l’una dall’altra, chiusero apparentemente la commessa, lasciando ai posteri qualche dubbio sul numero completo dei panni nella serie.


Sostieni RRL

Informazioni Personali

Totale Donazione: €10,00

Quale controcanto dell’esposizione degli arazzi raffaelleschi in Sistina è previsto dopo l’estate uno speciale e rievocativo allestimento a Londra dei cartoni preparatori dipinti, oggi conservati presso il Victoria and Albert Museum. Sempre a Londra, presso la National Gallery, è prevista una grande mostra monografica dedicata all’artista urbinate, così come altre varie manifestazioni, piccole e grandi, erano attese in tutta Italia ed in Europa, dalla mostra sugli arazzi ispirati dalla cultura raffaellesca nello storico Palazzo Ducale di Urbino ai numerosi convegni ospitati in differenti città. Tra queste proposte, forse la più importante e ampia rassegna espositiva su Raffaello era attesa a Roma, allestita nelle vaste sale delle Scuderie del Quirinale.

Aperta e chiusa dopo pochissimi giorni all’inizio di marzo 2020, la mostra romana, organizzata all’interno delle Scuderie del Quirinale, ha dovuto abbandonare le opere, tantissime e provenienti da tutto il mondo, allestite e dormienti nel grande spazio museale sigillato. L’Urbe, il luogo in cui il retaggio dell’antico si compenetrava con la cultura dei Papi, trovando compiutezza nella cornice del pensiero cristiano, fu per Raffaello la città eletta. Qui l’artista raggiunse le vette della propria espressività: per tal motivo la mostra delle Scuderie doveva essere particolarmente significativa tra le manifestazioni del 2020. L’idea dei curatori, Marzia Faietti e Matteo Lafranconi, è stata quella di organizzare un percorso a ritroso che dai funerali e dalla sepoltura dell’Urbinate ripercorresse tutte la fasi dell’attività e della vita fino a tornare indietro ai dipinti del periodo fiorentino e umbro.

Attraverso le varie sezioni tematiche dedicate ai suoi interessi, l’amore per l’antico, i ritratti, le raffigurazioni della Madonna, gli studi architettonici emerge l’eccezionale testimonianza di questo artista, vissuto mezzo millennio fa eppure così attuale e coinvolgente nella sua ricerca del bello. Nel racconto espositivo assume fondamentale risalto anche il rapporto con i committenti, in primis il colto e raffinatissimo Leone X, figlio di Lorenzo de’ Medici, e il senese Agostino Chigi, banchiere del Papa, che, con la decorazione della propria villa sulle rive del Tevere, la tanto celebrata Villa Farnesina, competeva in bellezza con i capolavori delle Stanze Vaticane.


Sostieni RRL

Informazioni Personali

Totale Donazione: €10,00

Le opere giunte da tutto il mondo comprendono oltre ai celebri capolavori, anche i preziosi disegni, i documenti che accompagnarono momenti significativi ed anche esemplari dell’antichità tanto studiata ed ammirata dal Sanzio, che intessono un ritmico dialogo con le raffigurazioni da lui realizzate.

Il prestigioso comitato scientifico della mostra, presieduto da Sylvia Ferino-Pagden, ha voluto approfondire il rapporto dell’artista con la propria bottega, riscontrando la necessità talvolta di ricondurre al maestro progetti grafici e dipinti, che nel corso del XX secolo gli erano stati sottratti per assegnarli ai suoi numerosi allievi. Proprio l’organizzazione del lavoro nella bottega del Sanzio è uno degli aspetti più moderni della sua attività, attenta a suddividere gli impegni tra le varie qualificate maestranze, valorizzando le differenti qualità artistiche, pur riconducendo al capo-bottega la cifra compositiva generale.

L’altro fondamentale aspetto della cultura di Raffaello ci è testimoniato da uno dei pochi testi da lui redatti, in questo caso con l’aiuto dell’amico letterato Baldassarre Castiglione: la celebre lettera, indirizzata a Leone X nel 1519 in occasione del progetto di trascrizione grafica delle bellezze monumentali della città eterna, rappresenta ancora oggi un esempio di testo a favore della tutela e conservazione dei beni culturali. Vi si parla di restauro e valore del patrimonio artistico, ritenuto un bene identificativo dell’umanità. In questo senso la vita e l’arte di Raffaello Sanzio ci ricordano ancora oggi, pur in questi momenti bui, la necessaria volontà di custodire l’arte bella, per poterla trasmettere quale dono prezioso di verità e bontà alle genti future.

 

Questo testo di Michela Gianfranceschi è tratto da Radici Cristiane. Visita radicicristiane.it

Da Facebook