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Le radici psicologiche e morali dell’ateismo

Catechesi08 Gennaio 2018
Testo dell'audio

Le radici psicologiche dell’Ateismo

Dietro a posizioni filosofiche e teologiche giacciono spesso atteggiamenti psicologici. Così uno assume una posizione atea perché da bambino è stato deluso nella preghiera ad esempio – il caso di alcuni filosofi come Bertrand Russell (nella foto) – oppure ha sofferto sotto le mani di un padre tirannico.

Tali persone dovrebbero accordare alla ragione il suo dovuto primato sulle emozioni e intraprendere quel lavoro faticoso su sé stessi, che è essenziale ad una vita adulta e matura, e soprattutto al perfezionamento morale ed alla santificazione.

Le radici morali dell’Ateismo

S. Agostino dice: “L’ateo ha sempre motivi molto validi per negare l’esistenza di Dio”. In altre parole l’uomo affetta l’ignoranza di Dio per poter peccare. Similmente il salmista dice: “L’insensato disse nel suo cuore: Non c’è Dio” (salmo 13 e 52), dove la parola ebraica per “insensato” significa l’uomo rude, sia fisicamente che moralmente.

Bisogna dire, dunque, che la possibilità dell’ateismo risiede nella debolezza morale dell’uomo. Bisogna aggiungere che l’ateismo viene reso possibile dalla debolezza intellettuale dell’uomo, poiché, come abbiamo visto, gli argomenti per l’ateismo sono fallaci, e poiché, come attestano la Sacra Scrittura, la Tradizione, e, come vedremo nel terzo capitolo, gli argomenti per l’esistenza di Dio, sono evidenti.


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Per questo, nessuno può perseverare nell’ateismo a lungo tempo senza colpa. Così S. Paolo scrive nella Lettera ai romani (1. 21): Gli atei sono inscusabili, inexcusabiles.

L’ateismo si può descrivere come un’ “Antireligione”. Si relaziona alla religione nei modi seguenti: nega il suo principio formale che è l’esistenza di Dio, ma ne possiede alcune caratteristiche, cioè una propria visione della realtà, sostenuta in modo categorico, che guida il comportamento dei suoi aderenti, e gode di una larga diffusione.

In quanto l’ateismo è largamente diffuso oggi e si basa sull’autodelusione per poter vivere in tranquillità, si può descrivere come “l’oppio del popolo.


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Noi che sappiamo che Dio esiste e non solo che esiste, ma che ha sofferto in agonia indicibile per noi fino alla morte in Croce, dobbiamo vivere in un modo degno del Suo amore: con ringraziamento, umiltà, sottomissione, docilità e profonda devozione.

Avendo trattato dell’ateismo nelle sue due forme diverse principali, ci rivolgeremo adesso alla dimostrazione dell’esistenza di Dio.

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