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Le Orationes

Liturgia13 Giugno 2019
Testo dell'audio

Due orationes – che vengono introdotte da alcuni versi di salmo – concludono la preghiera dell’introito. Il sacerdote prega queste orationes in silenzio, la prima salendo all’altare, la seconda quando vi è giunto. Le prega soprattutto per sé, perché Dio gli conceda il dono della perfetta purificazione e della purezza dell’anima per renderlo degno di compiere il Santissimo Sacrificio.

Il peccato rovina del tutto la pace dell’esistenza e tutte le fonti di gioia; perciò non vi è nessuna felicità più grande e nessuna consolazione più dolce che di essere liberati dall’oppressione del peccato. Tramite l’intercessione reciproca, si è rinnovata ed è divenuta dominante la confidenza nel perdono; ma il sentimento della peccaminosità non ha ancora abbandonato il celebrante, perciò egli non recita i versi del salmo che segue “l’assoluzione” profondamente inclinato (come nel Confiteor), ma solamente con un medio-leggero inchino del corpo, che manifesta contemporaneamente fiducia e timore reverenziale.

S. – Deus, tu conversus vivificabis nos.

M. – Et plebs tua laetabitur in te.

S. – Ostende nobis, Domine, misericordiam tuam.

M. – Et salutare tuum da nobis.

S. – Domine, exaudi orationem meam.

M. – Et clamor meus ad te veniat.

Dio si allontana da noi adirato quando pecchiamo; ma quando ci pentiamo e riconosciamo la nostra colpa, Egli volge di nuovo il volto della Sua benevolenza verso noi, torna a noi con la Sua grazia e misericordia; e come il Vivente, come il Datore di vita, Egli è la sorgente dalla quale noi attingiamo nuovo gioioso coraggio e “nuova Vita”. Dopo che siamo divenuti pienamente riconciliati con Dio e partecipi di una più ricca vita di grazia, il nostro cuore trova quiete, gioia e pace in Lui, e si rallegra ed esulta in Dio suo Salvatore.

Questa “gioia” che al momento godiamo – perché in possesso della presente Salvezza, come anche in vista della futura gloria – è tuttavia incompleta, poiché saremo colmati di gioia raggiante e ineffabile solamente nell’aldilà: una gioia che sarà piena e nessuno ce la potrà togliere (Giov. 17,13).

Affinché possiamo raggiungere questa meta, preghiamo il Signore di mostrarci la “Sua misericordia” e far sì che sia essa a guidarci; e voglia Egli far scendere sull’altare “la Sua Salute”, cioè Gesù, nostra Luce e nostra Vita. Per questa Salvezza da Dio, cioè per questo Salvatore languivano gli uomini pii dei tempi prima di Cristo, che poterono vedere e salutare da lontano solamente le promesse (Ebr. 11,13). Più felicemente favoriti sono i figli della Chiesa: essi possono quotidianamente accorrere all’altare, attingere e abbeverarsi con grande gioia all’eterna pura sorgente del Salvatore.

Prima di salire gli scalini dell’altare, il sacerdote ripete ancora il suo desiderio, che tutte le sue preghiere, suppliche, grida d’aiuto, possano giungere all’orecchio e al cuore di Dio e che Dio le esaudisca. Santa impetuosità, pia invadenza e ardente fervore del cuore sono una “preghiera potente” (clamor) che erompe al trono di Dio e fa scendere la pienezza della Celeste benedizione.

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