< Torna alla categoria

Le città del Tirolo

Tesori del Mondo18 Maggio 2019
Testo dell'audio

Dal punto di vista artistico la regione del Tirolo non ha goduto di una fisionomia unitaria; essa ha visto le tradizioni dei luoghi circostanti incontrarsi e mescolarsi, nei secoli, in un rapporto osmotico. Semmai è proprio questo l’elemento caratterizzante della zona: l’essere stata crocevia di culture diverse e luogo in cui il confronto è sempre vivo.

Innsbruck

Il capoluogo del Tirolo è l’austriaca Innsbruck, città che vanta antiche origini e che tuttora presenta un’interessante stratificazione urbanistico monumentale. La città, nel luogo in cui sorge oggi, fu fondata nel 1180 dal conte Barthold von Andechs. Nel 1363 passò agli Asburgo e Federico IV nel 1420 la elevò al rango di capitale del Tirolo.

Sotto l’Imperatore Massimiliano (1493-1519), che ne fece il suo rifugio prediletto, Innsbruck attraversò un periodo particolarmente florido. L’amministrazione della città passò nel 1665 a Vienna, quando si estinse il ramo tirolese degli Asburgo, che ne aveva ormai fatto la propria residenza. Agli inizi del XIX secolo fu un importante centro promotore delle battaglie contro la Baviera e contro i francesi. Divenne infatti, nel 1809, il centro dell’azione dell’insorgenza di Andreas Hofer, eroe nazionale del Tirolo, contro il dominio napoleonico.

La città vanta una posizione geografica di particolare rilevanza politica e naturale essendo posta lungo la valle dell’Inn, all’incrocio tra la Baviera, la Svizzera, e l’Italia, attraverso la Vai d’Adige. Da un lato i fiume Sill scende dal Brennero, a nord, invece, sorge l’alto riparo del Sollstein, le cui cime (2000 m) sono visibili da tutta la città. È stata definita il “corridoio tirolese”, in quanto crocevia delle Api tra la Germania e l’Italia, soprattutto con l’apertura delle ferrovie del Brennero (1867) e dell’Arlberg (1884) e poi della rete autostradale.

Il centro storico della città di Innsbruck costeggia il fiume Inn e presenta un’affascinante coesione di stili architettonici. La sensazione più forte è quella di trovarsi in una ricostruzione fantastica, quasi favolistica di una città. Il barocco caratterizza quasi ogni edificio, virando sovente verso un più carico linguaggio rococò. A volte questi stili si sono innestati sul precedente gotico, dando alle strade una fisionomia irreale e sospesa in un tempo indefinito. Il tempo di un racconto fantastico appunto.

La strada più caratteristica è la Herzog-Friedrich Strasse che attraversa il centro, conducendo da un lato verso l’Inn, dall’altro al Duomo. A suoi lati sorgono le case borghesi riccamente decorate, i portici, con le pesanti arcate. Insegne in ferro battuto, rilievi e stemmi sono ovunque. Le linee tardo gotiche si fondono con quelle rinascimentali e poi con quelle rococò.

Una casa borghese gotico-rinascimentale è stata arricchita dal celebre Goldenes Dachl (tettuccio d’oro), la copertura sporgente della loggia fatta costruire da Massimiliano I su progetto di Turing il vecchio (1500): essa è arricchita da 2657 lamine d’oro. L’antica Ottoburg, una casa torre risalente al 1460, alla fine della via è oggi diventata un ristorante.

La cattedrale di S. Giacomo si affaccia su una piazzetta alberata. È la chiesa madre dei cattolici tirolesi e uno dei più significativi esempi di barocco in Troia. La struttura attuale, dopo aver subito numerosi rifacimenti, risale al primo quarto del XVIII secolo, opera di Heriommer e Fischer. La facciata è raccolta tra due possenti torri in pietra. L’interno è a navata unica e ricoperto da cupole rivestite di stucchi e affreschi, che segnano la cadenza di sette grandi altari in marmo, ornati di statue e colonne. A decorare l’altare maggiore è la celebre e venerata Madonna di Lucas Cranach il vecchio (1520).

Il Palazzo imperiale

La grande piazza che segna l’inizio del lungo asse alberato che attraversa tutto gli Hofgarten (i giardini di corte) accoglie il teatro neoclassico di Segusini (1846), la fontana barocca dedicata all’arciduca Leopoldo V (disegno di Gras, 1622, poi ritoccata alla fine dell’Ottocento) e il fronte principale dell’Hofburg, l’enorme palazzo fu inizialmente la residenza del ramo tirolese degli Asburgo (XIV sec.) e poi divenne un palazzo imperiale a tutti gli effetti, utilizzato prevalentemente come residenza estiva. L’aspetto attuale gli fu contento sotto il regno di Maria Teresa dagli architetti Gumpp e Walter.

Accanto all’Hofburg è eretta la chiesa rinascimentale di corte, la chiesa dei Francescani, costruita da Turing il giovane su progetto di Crivelli tra il 1553 e il 1563. La chiesa, la cui facciata è stata distrutta durante la II Guerra Mondiale (ne rimane solo il cinquecentesco portale), è suddivisa all’interno in tre navate. La navata centrale accoglie l’imponente e teatrale cenotafio dell’Imperatore Massimiliano I d’Asburgo.

Il grande sarcofago, circondato da una cancellata in ferro battuto è opera maestosa di Schmidhammer (1573). Quattro statue di Virtù lo sovrastano agli angoli e una raffigurante l’imperatore stesso è collocata in ginocchio. Le pareti del sarcofago sono decorate con bassorilievi in alabastro raffiguranti le gesta dell’imperatore. Tutt’intorno una schiera di statue bronzee, suddivise in due file, in costume o in armatura costituiscono una sorta di immaginario e silenzioso corteo in onore del sovrano.

Sono ritratti e riuniti attraverso il tempo: Leopoldo III il Santo, margravio della Marca Orientale (1136), Federico V duca d’Austria (1439), Goffredo di Buglione (1100), Maria di Borgogna, prima moglie di Massimiliano I (1482) e la seconda moglie Bianca Maria Sforza (1511), Rodolfo I d’Asburgo (1291), re Artù (sec. VI), re Clodoveo (511), solo per fare qualche esempio. Ad un lato riposano le spoglie mortali di Andreas Hofer, il venerato eroe del Tirolo. La scenografia è di grande effetto e passeggiare accanto alle statue che osservano mute da tutti i punti della navata provoca una profonda impressione.

A circa quattro km dal centro di Innsbruck si trova il noto castello di Ambra, costruito nel 1288, e poi ampliato, sul sito di un’antica fortezza medievale rasa al suolo dai bavaresi nel 1133. Dopo il rimaneggiamento cinquecentesco in stile rinascimentale, il castello divenne la residenza estiva dell’arciduca Ferdinando II. Più volte alterato nel corso del XIX secolo, il castello fu infine riportato alle forme rinascimentali tra il 1913 e il 1936.

Bolzano

Paolo Diacono fu il primo a citare il nome Bauzanum nella sua Storia dei Longobardi. Sotto il Duomo sono state rinvenute parti di una basilica paleocristiana e di una epigrafe funeraria. In epoca romana questo punto era dunque un centro abitato.

Successivamente la città fu oggetto di una lunga contesa tra i longobardi e i bavari, e successivamente tra il principato ecclesiastico di Trento e i conti del Tirolo. Durante tali lotte di possesso territoriale, la città subì un processo di germanizzazione.

Sotto Napoleone, Bolzano passò alla Baviera poi fece parte del Regno Italico (1810-1813). Nel 1814 tornò sotto l’egemonia austriaca e l’annessione al suolo italiano avvenne solo nel 1918. Nel corso dei secoli sono molte le commistioni artistiche presenti in città, come in ogni altro centro tirolese. L’architettura nel Trecento passa gradualmente da maestranze sveve a locali.

Nel corso del Cinquecento poi gli stilemi gotici provenienti dal nord lasciano il passo al lento inserirsi di un linguaggio più rinascimentale, più italiano. D’ora in poi e per tutto il XVII secolo la città acquisterà l’aspetto che ha tuttora: i molti edifici civili e religiosi barocchi, le case con i loggiati e i cortili, le belle ville suburbane.

Il Duomo di Bolzano, dedicato all’Assunta, risale al XIV secolo; Io stile gotico si è sovrapposto a una precedente fase romanica. La facciata è semplice e solenne. All’interno si trovano tesori come il meraviglioso pulpito gotico con bassorilievi, opera di Hans Lutz (1514), e l’imponente altare maggiore in marmo nel presbiterio. Ranghieri lo eseguì nel secondo decennio del 700 probabilmente su disegno di Andrea Pozzo.

Altri altari lignei dorati e intagliati, di epoca gotica, accompagnano il visitatore fino alla barocca cappella delle Grazie. Fa parte del complesso l’elegante campanile alto 65 metri con la cuspide traforata. La parte inferiore risale al XII secolo, mentre quella superiore è stata aggiunta tra il 1501 e il 1519. Il centro commerciale della città è da secoli la via dei Portici, ravvivata da negozi e abbellita da case di epoche diverse (dal XVI al XVIII secolo), ognuna con un portale caratteristico. Lungo la via si incontra il barocco Palazzo Mercantile, eretto da Francesco Perotti nella prima metà del XVIII secolo.

La chiesa dei Francescani, fondata nel 1221, fu distrutta da un incendio e ricostruita completamente tra il 1348 e la fine del XV secolo. Annesso alla chiesa è il chiostro a colonnine con archi del Trecento e copertura a volta della fine del Quattrocento. Gli affreschi che Io decorano, frammenti del XIV secolo, misti a dipinti del Settecento, contribuiscono a definire quella forte suggestione atemporale che accoglie il visitatore.

Bressanone

Il sito è citato nel 901 quando l’Imperatore Ludovico IV cedette alla chiesa di Sabiona un podere situato in quest’area. Nel 1027 venne istituito il principato vescovile, annettendo molte terre ad esso. Durante la lotta per le investiture Enrico IV indisse in città il concilio (1080) nel quale fu deposto Gregorio VII e eletto l’antipapa Clemente III.

In epoca napoleonica, il principato venne secolarizzato (1803) e unito al Tirolo. Passò poi al dominio della Baviera fino al 1814, subendo nel 1809 i gravi saccheggi delle truppe napoleoniche, alleate dei bavaresi. Poi nel 1814 la città tornò all’Austria, e infine nel 1918, in seguito ai trattati di pace, fu annessa all’Italia.

Bressanone presenta, con i suoi monumenti e i suoi edifici un catalogo delle varie espressioni dell’arte alto atesina dal periodo gotico a quello barocco. L’architettura riporta suggestioni italiane e tedesche e le vie strette, i porticati bassi, i balconcini sporgenti conservano ancora un sapore medievale. Il duomo (XIII secolo) sovrasta una più antica costruzione del X secolo. Poi l’intero complesso subì un radicale rifacimento nel Settecento, tanto che le due torri campanarie, poste ai lati della facciata, hanno perso l’originario aspetto gotico per acquisire forme e moduli fortemente barocchi.

Il celebre chiostro, modificato nel XIV secolo ha le pareti e le volte ricoperte di affreschi eseguiti tra il Trecento e il Cinquecento, raffiguranti scene del Vecchio e del Nuovo Testamento. Anche il palazzo dei Principi, la cui facciata risale al XVIII secolo, è stato rimaneggiato in numerose occasioni. Alcuni edifici rinascimentali, soprattutto nel centro storico, presentano la fusione di elementi nordici e italiani.

Nei pressi di Bressanone (comune di Varna), sorge infine il bellissimo convento di Novacella, fondato nel 1142 e anch’esso fortemente trasformato nei secoli. Il complesso comprende la chiesa, gli edifici delle residenze, la cappella di San Michele (fine XII secolo) a pianta circolare, e tutt’intorno le mura con torricelle.

Merano

La tradizione narra di un’enorme frana che sotterrò la zona tra il 784 e il 1250. Nel 1234, comunque la località viene designata come Forum Meranum, appartenente ai conti del Tirolo. Nel 1363 passò sotto il dominio dei Duchi d’Austria che spostarono la sede ducale a Innsbruck, causando un forte impoverimento della zona. Poi le inondazioni avvenute durante il XVI secolo e le numerose lotte intestine tra Sei e Settecento, fino alle occupazioni francesi alla fine del XVIII secolo acuirono il forte decadimento della zona. L’occupazione bavarese peggiorò la situazione fino a che non scoppiò l’insurrezione di Hofer. Nel 1814 tornò sotto il dominio dell’Austria e infine nel 1918 Merano fu inglobata nei confini italiani.

L’elegante cittadina è stata definita la “perla dell’Alto Adige”. Si adagia in una conca soleggiata, circondata da colline coltivate con vigneti e frutteti. Il fiume Passirio taglia in due la città, dividendo la parte antica, ricca di costruzioni gotiche, da quella più moderna, in cui le ville e le abitazioni sono sparse nel verde.

Il centro della città è la piazza del teatro, dove confluiscono le vie principali. Nei pressi si apre la piazza con la cattedrale gotica (realizzata fra il 1367 e il 1495) dedicata a San Nicolò, che offre alla vista un’originale facciata con merlatura a scala. La via dei Portici, fiancheggiata da negozi, attraversa tutta la città antica fino a giungere a una biforcazione che conduce al pittoresco castello principesco, parzialmente nascosto nella vegetazione. La piccola e irregolare costruzione venne eretta, tra il 1449 e il 1480, come residenza dell’arciduca Sigismondo d’Austria.

Questo testo di Michela Gianfranceschi è tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

Da Facebook