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Le anime del Purgatorio sono sante

Catechesi23 Marzo 2020
Testo dell'audio

Passando ora dall’ordine intellettuale a quello morale, possiamo affermare che le anime del Purgatorio sono sante. «In Christo quiescunt», «dormiunt in sommo pacis». Questo contro la tesi di Lutero, che voleva le anime del Purgatorio in stato di continuo peccato. E non solo esse sono sante, ma la loro santità è eternamente durevole, perché sono confermate in grazia e si trovano nella felice impotenza di peccare, potendo nello stesso tempo esercitare le più belle virtù cristiane.

«Allorché l’anima entra nel Purgatorio per la ragione che essa vi giunge in unione con Dio, ed oltre a ciò apprende per l’intelligenza immediatamente e in un colpo d’occhio i rapporti di tutte le cose col loro Creatore, aderisce irrevocabilmente a Dio e a tutto quello che di divino si riscontra nelle creature. Ella non può più non amare Iddio, non preferire le virtù che conducono e piacciono a lui, non, accettare i suoi comandamenti, non amare in sé l’opera e la creatura di Dio, non amare il prossimo in cui è l’immagine di Dio» (Chollet, I nostri defunti, parte II, cap. III).

Questo che andiamo affermando sembra paralizzare la libera volontà dell’anima umana dopo la morte del corpo, dal momento che le è tolta ogni scelta tra bene e male, tra virtù e peccato, tra più perfetto e meno perfetto, tra la scelta di un mezzo a preferenza di un altro. Riflettiamo, e ogni dubbio sarà dissipato. “La volontà è la facoltà del bene, né può volere che il bene”. Quando pure si volge al male lo apprende come bene e come vantaggio; che sebbene falso questo bene e questo vantaggio, e semplicemente apparente, solo a motivo di questa sua apparenza la volontà vi si attacca.

Nel Purgatorio invece l’intelligenza è rischiarata e vede le cose tali quali sono; il male è male, il bene è bene davanti ad essa; ogni velo è strappato e le false apparenze del bene a quella luce si dileguano; la nebbia seduttrice che nasconde il male che produce come una vertigine nello spirito, che fa cedere la volontà, è dissipata. La volontà che di sua natura è facoltà di scegliere fra le varietà dei beni che le sono proposti, non può volgersi più a cose che sono fuori dell’orizzonte del bene; non può scegliere più il male, giacché non le si presenta ormai che come male”.


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«Dov’è dunque la diminuzione della libertà? Non è questa condizione piuttosto un miglioramento del libero arbitrio, un’elevazione della volontà, che è posta nella impossibilità di sbagliare? E’ forse più perfetto l’occhio, perché può coprirsi con le palpebre e non veder più, ovvero perché può essere avvolto nel buio o paralizzato nella sua attività visiva?… Un occhio cui sia permesso di non vedere, è preferibile certamente a quello che può essere eclissato. Nello stesso modo la volontà che non può volere se non il bene vero, è più perfetta di quella che può attaccarsi al male e subire così delle fatali eclissi». Del resto, Dio pure è libero, infinitamente libero, anzi è la libertà essenziale; e tuttavia tanto meno che alle anime del Purgatorio gli è possibile volere il male o l’imperfezione. Diciamo dunque che nel Purgatorio le anime godono di una libertà superiore, somigliante, nei limiti che convengono alla creatura a quella stessa di Dio.

Questa libertà si esercita nella scelta dei beni reali, e fra gli atti d’amore verso Dio; nelle parole adatte a testificarglielo, negli slanci che confermano il pentimento, nelle grazie domandate per gli amici loro lasciati nell’esilio, che è dovere di soccorrere. Vasto è il campo adunque che resta alla libertà, il cui pregio è conservato ed anzi moltiplicato (Idem). Le virtù teologali sono naturalmente praticate dalle anime del Purgatorio, e in grado eminente. Praticano la fede, non essendo ancor giunte a quel termine, nel quale le ombre della fede si dissipano alla chiarezza dell’eterna luce. Hanno la virtù della speranza, anzi essa possiamo chiamarla virtù del Purgatorio per eccellenza.

Prive attualmente del cielo, anelano di possederlo al più presto, attendono con santa impazienza il giorno in cui vedranno schiudersi le porte del Paradiso. Conoscendo poi a perfezione le gioie della carità, come non potrebbero non amare Dio di tutto cuore? Chi potrà dire gli atti di amore purissimo che in ogni istante si sollevano da quelle fiamme, e che compensano ampiamente per la gloria di Dio le grida di rabbia, che di continuo emettono i dannati nell’inferno? Un’anima del Purgatorio rivelò un giorno a un santo religioso esser solita di fare continuamente i tre seguenti atti di amore:


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  • O mio Dio, datemi l’amore di cui bruciano i Serafini!
  • Datemi ancor di più: l’amore, cioè, di cui avvampa il cuore della SS. Vergine!
  • O mio Dio, fate che io possa amarvi di quell’amore di cui voi amate voi stesso!

Ma ascoltiamo a questo proposito gli ammirabili insegnamenti di S. Caterina da Genova. «Io rilevo, essa dice, una conformità così grande fra Dio e l’anima del Purgatorio, che per ricondurre questa alla sua purezza originale il Signore le imprime un movimento d’infocato amore attrattivo, sufficiente per annichilirla se non fosse immortale. Quest’amore e quest’attrazione unitiva agiscono continuamente e potentemente su di lei, tanto che se essa potesse scoprire un altro Purgatorio più terribile di quello in cui si trova, vi si precipiterebbe volentieri, spinta vivamente dalla impetuosità di quell’amore, e questo affine di liberarsi più presto da tutto ciò che la separa dal sommo Bene » (Tratt. del Purg., capo 9).

Possiamo quindi ritenere che le anime del Purgatorio praticano le virtù della fede, della speranza e della carità in grado eminente: il che per noi poveri peccatori così tiepidi e fiacchi, deve riuscire di grande consolazione. Quanto abbiamo detto delle virtù teologali, si può ripetere delle virtù morali: rassegnazione alla divina volontà, gratitudine, spirito di orazione, amore del prossimo, pazienza, umiltà, ecc. A proposito della rassegnazione alla divina volontà, S. Caterina da Genova scrive: «Queste anime vivono così intimamente unite alla volontà di Dio, e sì completamente trasformate in essa, che sono sempre soddisfattissime di quanto da lei è sapientemente disposto».

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