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L’arte di utilizzare le proprie colpe

Analisi e commenti20 Maggio 2024
Testo dell'audio

 

 

Il nostro cristianesimo, se vuole essere vissuto, deve alimentarsi anche alle letture spirituali. Tra le tante letture possibili vorrei consigliarne una. E’ un libro, pubblicato dalle Edizioni Fiducia, del padre Giuseppe Tissot, dal titolo: L’arte di utilizzare le proprie colpe (https://www.edizionifiducia.it/products/larte-di-utilizzare-le-proprie-colpe).

L’autore è un sacerdote francese della congregazione dei missionari di san Francesco di Sales,  vissuto tra il 1840 e il 1894. La scuola spirituale a cui appartiene è quella di san Francesco di Sales, il grande vescovo savoiardo di Ginevra, dottore della Chiesa, celebre per opere come la Filotea e il Trattato sull’amore di Dio.  

Nell’epoca confusa in cui viviamo, in cui una delle tentazioni più forti è quella dello scoraggiamento, l’opera del padre Tissot offre un prezioso aiuto alle anime sia di coloro che sono appena convertiti o in via di conversione, sia di coloro che già praticano la fede con fervore e cercano la perfezione, 

La miseria dell’uomo, ferito dal peccato originale, costituisce il tema centrale del libro, che vuole insegnare alle anime come non perdere mai la fiducia nella misericordia divina. “Il non potersi assuefare alla propria miseria è, per l’uomo decaduto, un onore e assieme un tormento”. Così esordisce il libro del padre Tissot. L’uomo infatti conserva sempre nel fondo del cuore il sentimento dell’innocenza e della nobiltà perduta per colpa dei suoi progenitori. Per questo ad ogni caduta soffre nel rendersi conto della propria fragilità, conseguenza del peccato di Adamo e di Eva. Eppure dobbiamo rassegnarci: le cattive inclinazioni restano in noi, almeno in germe, fino alla morte e non dobbiamo meravigliarci per le nostre e le altrui mancanze. Perciò san Francesco di Sales insegna: “Quando il vostro cuore sbaglierà, rianimatevi dolcemente, umiliandovi davanti a Dio per la vostra miseria, senza però stupirvi della caduta: perché non è il caso di meravigliarsi che l’infermità sia inferma, la debolezza debole e miserabile la miseria. Nondimeno detestate con tutte le forze l’offesa che Dio ha ricevuto da voi, e con coraggio e fiducia nella sua misericordia, rimettetevi sul sentiero della virtù che avevate abbandonato”. 

Più grave ancora della caduta è la mancanza di fiducia nella misericordia divina che ad essa può seguire. San Francesco di Sales raccomanda continuamente la calma e la pazienza con sé stessi davanti alle proprie miserie. Bisogna rattristarsi, certo, quando si offende Dio, ma la tristezza deve trasformarsi poi in profonda umiltà e innalzarsi con fiducia verso Dio, confidando nella sua bontà. L’inquietitudine e il turbamento dopo le cadute provengono più che altro da un orgoglio che si nasconde sotto la maschera dell’umiltà. Meglio il peccato accompagnato dall’umiltà che l’innocenza accompagnata dalla superbia, dice l’autore, citando i padri della Chiesa. Tra questi san Gregorio Nisseno che afferma: “Un carro di buone opere, ma tirato dalla superbia, conduce  ll’inferno, mentre un carro di peccati, ma condotto dall’umiltà, arriva al Paradiso”. La ragione è che l’orgoglio è la radice di tutti i peccati e l’umiltà il fondamento di tutte le virtù.

L’esortazione a non scoraggiarci dopo le cadute forma la parte negativa dell’arte di utilizzare le proprie colpe. Ma c’è anche una parte positiva che consiste nell’imparare come anche i nostri peccati possono riuscire di profitto spirituale, non in sé stessi evidentemente, ma grazie a Dio che trae il bene dal male e si serve delle nostre colpe per farci crescere nella virtù. Naturalmente ciò esige una guerra implacabile alle nostre colpe, il proposito di contrastarle in tutti modi. Ma le colpe, dice padre Tissot, sono come tante finestre che rischiarano le nostre miserie.

Non dobbiamo illuderci di non cadere mai e irritarci quando ciò avviene. Se fossimo veramente umili non avremmo quell’esagerata stima di noi stessi che ci spinge ad inquietarci per la nostra debolezza. L’importante è avere sempre il coraggio di rialzarsi. “Non c’è mezzo migliore per avanzare nella vita spirituale che ricominciare sempre e non credere mai d’aver fatto abbastanza”. Nelle lotte della vita vince chi quando cade non si scoraggia, ma si rialza ed è sempre pronto a combattere. “I santi – dice sant’Ambrogio – si rialzano dalle cadute più robusti e fortificati per altri combattimenti; tanto che esse non solo non riescono a ritardare la loro corsa, ma ne raddoppiano lo slancio”. 

Il motto “Conosci te stesso”, tanto celebre tra gli antichi, si può anche interpretare come: “Conosci la tua indegnità, imperfezione e miseria”. “Infatti quanto più miserabili ci stimeremo, tanto più avremo fiducia nella misericordia di Dio, poiché tra miseria e misericordia esiste un tale legame che l’una non può esercitarsi senza l’altra”. Miseria e misericordia, hanno in fondo la stessa radice etimologica. 

Tutti i grandi santi, come Giobbe, Davide ed altri, ricorda il padre Tissot, cominciarono le loro preghiere con la confessione della propria miseria. E’ questo l’insegnamento del Vangelo: “mi glorierò delle mie infermità – dice san Paolo – affinché abiti in me la potenza del Salvatore (1 Cor, 12, 9)”. La Sacra Scrittura ci prova come la penitenza conferisca ai peccatori convertiti uno splendore alle volte più grande di quello dei giusti. Illuminante è l’esempio di santa Maria Maddalena che, dopo la conversione divenne tanto più bella per la contrizione e il fervore quanto prima era stata infetta di peccati, tanto che l’autore del nostro libro le applica il titolo di “Regina dei peccatori pentiti”, ma anche quello di “Regina dei Giusti”, perché l’intensità del suo amore la purificò di tutti i peccati precedenti.

L’ultimo esercizio che il padre Tissot ci suggerisce nell’arte di utilizzare le nostre colpe è quello di raddoppiare la devozione verso la SS.ma Vergine Maria, “stella del mare” che guida il nostro cammino e “porto dei naufraghi” per chi lo smarrisce. Tutti i santi lo ripetono: di fronte alle cadute, piccole o grandi che siano, bisogna ricorrere alla Madonna, invocandola come “Rifugio dei peccatori”. E’ questa la sua missione, è questa la sua corona di gloria è questo il suo trono regale: il trono della Misericordia. (Roberto de Mattei)

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