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L’Apparizione di don Fabiano Battaglini

Catechesi11 Novembre 2019
Testo dell'audio

Noi riferiremo quanto riporta Mons. Alfredo Vitali, nel suo volumetto Il Mese di Novembre a proposito di un’apparizione di questo genere. Era una fredda sera di Novembre del 1894 e il sacerdote D. Fabiano Battaglini in sulle due ore di notte, dopo le funzioni di chiesa, faceva ritorno alla sua abitazione sul colle Palatina. Da più anni egli si occupava dell’Oratorio Notturno nella chiesa di S. Lorenzo in Fonte sulla via Urbana, ove nel Novembre si celebrava il devoto esercizio del Mese dei Defunti. Per fare ritorno alla sua casa il buon sacerdote doveva percorrere la via del Colosseo e poi volgere a destra e percorrere la breve stradicciola che mette sull’area del Tempio di Venere e Roma, alle spalle della Chiesa di S. Maria Nuova o S. Francesca Romana.

In quell’epoca, al termine della stradicciola, per entrare nell’area del tempio, si doveva attraversare uno stretto passaggio tra due bassi muriccioli, uno dei quali, quello di destra, si prolungava a fianco di un sentiero sassoso che, dolcemente salendo, portava ad un orto, che ancora esiste, di prospetto al Monastero di S. Maria Nuova. Costeggiava questo muricciolo una fila di colonne spezzate ed abbattute, quelle che ora formano riparo lungo il ciglio della platea del tempio, di prospetto al Colosseo ed alla via Sacra. Un custode notturno doveva vigilare, girando, quella zona solitaria e pericolosa; quindi non era infrequente caso che D. Fabiano trovasse seduto sopra uno dei due muriccioli l’uomo, cui toccava il turno di servizio.

Il buon sacerdote, conosciuto da tutto il personale addetto agli scavi del Palatino, soleva talora intrattenersi per breve tempo con il custode, scambiare con lui una parola ed offrirgli una presa di tabacco. – Buona sera, D. Fabià – era il consueto saluto d’ogni incontro. – Buona sera – la risposta di quella buona pasta d’uomo, semplice e gioviale.

Era dunque una sera di Novembre del 1894 e Don. Fabiano se ne tornava in casa questa volta in compagnia di un suo conoscente, un buon vecchio, impiegato dell’Ufficio Scavi. Giunti entrambi al passaggio tra i due muriccioli, trovarono il custode, che col suo bastone, seduto, passava le sue ore di guardia. Lo salutarono e, scambiando qualche parola, si allontanarono alquanto, poi si fermarono, perché lo sguardo di tutti fu richiamato da una figura bianco vestita, che con passo lento, il capo chino e i capelli disciolti lungo le spalle, discendeva dal sentiero che costeggiava l’orto, di cui si è fatto cenno.

Tutti silenziosi osservavano con attenzione, compresi da una certa meraviglia, la strana figura. Sembrava una donna, ma la fioca luce del lontano fanale non ne lasciava discernere i lineamenti. Essa passò poco discosta dai tre, silenziosa, e s’incamminò lentamente, come fosse stanca, alla volta delle colonne, distese lungo il muricciolo; e quando fu presso la seconda, a breve distanza dai suoi osservatori, alzò in alto le braccia, accompagnandole con un moto del capo all’indietro e gridando con accento lungo, doloroso, straziante: « quanto soffro! » si abbandonò pesantemente sulla colonna. A quel grido accorsero i tre, e: « Buona donna » dissero tosto, « che cosa avete ? »… Ma quale fu la loro sorpresa nel non vedere più alcuno!…

La visione era sparita… Il custode allora disse che altre volte aveva veduto aggirarsi quei fantasma per quei luoghi, senza porvi mente e senza essere richiamato all’attenzione da cenno o dà parola alcuna. In tutti rimase la persuasione trattarsi di una apparizione di anima del Purgatorio, e perciò, tanto il sacerdote che i due secolari si affrettarono a suffragarla con Messe ed altre opere espiatorie. Questo fu narrato allo scrivente dal medesimo sacerdote, D. Fabiano Battaglini (Op. cit., pag. 5 1 segg.).

Alcune volte, specialmente per quelli che muoiono di morte violenta, sembra che compiasi l’espiazione nel luogo stesso ove furono uccisi. Le leggende di tutti i grandi campi di battaglia e di tutti i luoghi nei quali il delitto ha fatto scorrere sangue umano, ci parlano di pianti e di grida ascoltate durante la notte ed imploranti preghiere e suffragi. Per quanto vogliasi gridare alla superstizione, non mi par possibile escludere tutti i fatti di questo genere, che si trovano raccontati nelle storie, tanto più che buon numero di essi son riferiti da autori seri ed imparziali.

Tritemio, nella sua Cronaca (anno 1058), racconta il fatto di numerosi soldati che comparivano ad alcuni religiosi sul campo di battaglia dove erano periti, per implorare suffragi; e in un’opera più recente, La vita del P. Giuseppe Anchieta, soprannominato, per il suo zelo, l’Apostolo del Brasile, si parla d’infelici assassinati che comparivano sulla sponda del lago nel quale erano stati gettati i loro cadaveri, per ottenere suffragi da un santo religioso dimorante in quei dintorni. Altre volte infine la giustizia divina assegna a certe anime un luogo speciale di espiazione, senza che vi sia altra ragione tranne quella della volontà di Dio, la quale così permette per ammaestramento dei vivi o per procurare ai defunti quei suffragi dei quali hanno più bisogno.

Per questo motivo, secondo la testimonianza di S. Gregorio Magno, il diacono Pascasio avrebbe fatto il suo purgatorio nei bagni di Capua, dove fu visto dal santo Vescovo Germano occupato a compiere gli uffici più vili finché non fosse finito il tempo della sua espiazione. (Dialoghi, libro IV, cap. 40). Con San Tommaso concluderemo dunque che in quanto al luogo del Purgatorio nulla è espressamente determinato nella Scrittura, ma che nondimeno è probabile e conforme al sentimento dei Santi ed a molte rivelazioni, che questo luogo sia duplice.

Il primo vicinissimo all’Inferno, di modo che il fuoco che in questo tormenta i dannati, in quello purifica i giusti; il secondo esistente quasi in forza di una specie di eccezione o dispensa, ed è per questo che noi leggiamo essere state punite delle anime in differenti luoghi, sia per ammonimento dei vivi, sia per sollievo dei morti, ai quali così riesce più facile implorare i nostri suffragi e veder diminuite le loro pene (III parte in suppl. De Purgatorio, art. 2).

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