< Torna alla categoria

L’Abbazia di Bobbio: un medioevo cristiano che non finisce

Tesori d'Italia21 Marzo 2020
Testo dell'audio

Bobbio: paese in provincia di Piacenza, 3.816 abitanti (maschi 1.865, femmine 1.951 – dati Istat 2001). Fa parte della Comunità Montana dell’Appennino Piacentino, Regione Agraria n. 1 – Montagna del Medio Trebbia… e qui potrei andare avanti, con altri dati, con descrizioni del territorio, oppure parlarvi della bellezza del paese, della tranquilla atmosfera che vi si respira, fuori dalla convulsa vita della metropoli. E probabilmente non farei altro che descrivervi uno dei tantissimi pacifici e ameni paesini che si possono incontrare nel nostro Bel Paese.

Ma Bobbio è qualcos’altro e ben di più di un ameno paese. Bobbio è il luogo di un miracolo, la tappa finale di un lungo viaggio, iniziato anni prima nella lontana Irlanda da un uomo mandato dal Signore, dotato di quella tenacia che solo la Fede può dare. Il suo nome era Colombano, era nato verso il 540 nella contea di Leinster, in Irlanda. Quando giunse, insieme a un piccolo gruppo di suoi discepoli, a prendere possesso del territorio donatogli dal Re longobardo Agilulfo e dalla moglie, la Regina Teodolinda, correva l’anno 614 e Colombano, vecchio e in fama di santità, trovò solo una chiesetta vecchia e diroccata, dedicata a San Pietro. Si diede a restaurarla e intorno ad essa sorse la prima essenziale costruzione del monastero. Bobbio era la sua tappa finale: dopo poco più di un anno dal suo arrivo, il 23 novembre 615, Colombano morì e i suoi discepoli lo seppellirono nella chiesetta di San Pietro.

Ma la sua santità, già da anni percepita dalla sensibilità popolare, spinse molte anime a cercare nel nuovo monastero la via della Fede: nel 643 la comunità contava già oltre 150 monaci e attorno al convento erano sorte le prime case abitate da civili, dando vita a quel primo nucleo da cui la “zona” di Bobbio sarebbe divenuta una città e, come vedremo, una delle più importanti dell’epoca.

Bobbio e San Colombano: un binomio inscindibile. E quando dalla “statale 45”, che unisce Genova a Piacenza, prendete la strada in leggera salita che conduce a Bobbio, è proprio una grande statua del Santo a darvi il benvenuto. Perché prima dicevamo che Bobbio è il luogo di un miracolo? Perché in questa zona selvatica un uomo, ormai vecchio e stanco, ma animato da uno smisurato amore per Cristo, seppe gettare il primo seme per una rinascita di vita, che fu così rigogliosa e totale, da non poter essere solo opera di quell’uomo, ma piuttosto Grazia concessa per la sua santità e per l’ardore che seppe trasmettere ai monaci che avrebbero proseguito la sua opera.


Sostieni RRL

Informazioni Personali

Totale Donazione: €10,00

I seguaci di San Colombano salvano un tesoro culturale che altrimenti sarebbe andato perduto, anticipando così quanto poi avrebbe codificato in forma teologica San Tommaso nel XIII secolo: «Omne verum a quocumque dicatur, ex Spiritu Sancto est» (Ogni verità, da chiunque sia affermata, proviene dallo Spirito Santo). Non vi è timore di “contaminazione” con la cultura pagana, perché la saldezza assoluta nella Fede permette di trarre il bene da qualsiasi parte provenga. Vi è piuttosto grande apertura mentale, spirito realmente moderno, che valorizza ogni espressione dell’uomo, compreso il lavoro manuale, al quale i monaci sono normalmente dediti.

Il concetto di lavoro “servile”, che postulava un netto distacco tra le opere dell’intelletto, monopolio delle classi elevate, e il lavoro manuale, degradante e umile, è superato dal concetto cristiano di completezza dell’uomo, che costruisce il Regno di Dio con ogni sua attività, se guidato dalla Fede e dalla Carità. La città di Bobbio, sotto la spinta di quel centro di vita che era il monastero, crebbe sempre più di importanza. Nel 774 Carlo, Re dei Franchi, si impadronisce di Pavia e pone fine al Regno Longobardo. Il monastero di Bobbio vede aumentare i propri possedimenti fino a divenire un ricco feudo che comprende territori che raggiungono le porte di Torino, e si estendono a Mantova, Piacenza, Ravenna, Genova, Lucca, Pavia. I commerci di sale e pesce, di carni salate e affumicate sono intensi, mentre sui monti di Bobbio vengono allevati suini, vacche e pecore.

 


Sostieni RRL

Informazioni Personali

Totale Donazione: €10,00

Questo testo di Paolo Deotto è tratto dalla rivista Radici Cristiane. Visita il sito radicicristiane.it

Da Facebook