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La virtù della temperanza: la castità

Teologia Morale21 Maggio 2025
Testo dell'audio

 

Cari ascoltatori, oggi inizieremo a parlare della virtù di temperanza e ci addentreremo nello studio della castità. L’argomento ha un’attualità spaventosa nel mondo odierno, dove la castità è ripudiata e rigettata con orrore.

Afferma padre Tanquerey che se la fortezza è necessaria a reprimere il timore, non meno necessaria è la temperanza a moderare quell’inclinazione al piacere che così facilmente ci allontana da Dio.

La temperanza è una virtù morale soprannaturale che modera l’inclinazione al piacere sensibile, soprattutto ai diletti del gusto e del tatto, contenendolo nei limiti dell’onestà.

Il suo oggetto è di moderare ogni diletto sensibile, ma specialmente quello che accompagna le due grandi funzioni della vita organica: il mangiare e il bere, che conservano la vita dell’individuo; e gli atti che hanno per fine la conservazione della specie. La temperanza ci fa usare del piacere per un fine onesto e soprannaturale, moderandone quindi l’uso secondo le prescrizioni della ragione e della fede. E poiché il piacere è seducente e ci trascina facilmente oltre i giusti limiti, la temperanza ci induce a mortificarci anche in certe cose lecite, così da assicurare l’impero della ragione sulla passione.

Tali sono i principi con cui risolveremo le questioni particolari.

Tratteremo qui solo della castità che regola il diletto unito alla propagazione della specie. Parleremo in seguito di due virtù alleate della temperanza, l’umiltà e la dolcezza.

La castità ha per fine di reprimere tutto ciò che vi è di disordinato nei diletti della voluttà. Ora questi diletti non hanno che un solo fine, di propagare la specie umana trasmettendo la vita con l’uso legittimo del matrimonio. Fuori di questo, ogni voluttà è strettamente proibita.

La castità è meritamente detta virtù angelica perché ci avvicina agli angeli che sono puri per natura. È virtù austera, perché non si giunge a praticarla se non disciplinando e domando il corpo e i sensi con la mortificazione. È virtù delicata, perché ogni minima debolezza volontaria l’appanna; e quindi pure difficile, perché non si può conservare se non lottando generosamente e costantemente contro la più tirannica delle passioni.

Essa ha molti gradi: il primo consiste nel badare attentamente di non acconsentire a pensiero, immaginazione, sensazione o azione contrari a questa virtù.

Il secondo mira ad allontanare immediatamente ed energicamente ogni pensiero, immagine, o impressione che potesse offuscare lo splendore di questa virtù.

Il terzo, che generalmente non si acquista se non dopo lunghi sforzi nella pratica dell’amor di Dio, consiste nell’essere talmente padroni dei sensi e dei pensieri che, quando si è obbligati a trattare questioni riguardanti la castità, si fa con tanta calma e tranquillità come se si trattasse di qualsiasi altro argomento.

Vi sono infine di quelli che, per un privilegio speciale, giungono a non aver più alcun moto disordinato, come si narra di S. Tommaso dopo la vittoria da lui riportata in una pericolosa circostanza.

Vale la pena di interrompere un momento la lettura e di raccontare l’episodio che coinvolse S. Tommaso d’Aquino. Questo santo è infatti un potente intercessore per la virtù della castità perché nella sua vita ha ricevuto una grazia speciale di castità e di purezza ed è desideroso ora dal cielo di condividerla con altri.

San Tommaso d’Aquino è nato nel 1226, il più giovane figlio della famiglia dei conti di Aquino. I suoi genitori avrebbero desiderato che diventasse un benedettino così da sperare che divenisse abate. Ma all’età di diciotto anni Tommaso si unì ai Domenicani, un ordine che al momento era nuovo e non aveva prestigio sociale. I suoi genitori reagirono con molta veemenza contro la sua decisione di diventare domenicano. Lo arrestarono e lo tennero prigioniero in uno dei castelli della famiglia. Non lo avrebbero liberato fino a quando non avesse ceduto. Per un anno intero tentarono di convincerlo a cambiare idea. Tommaso si rifiutò di cedere e si dedicò invece tranquillamente allo studio della Bibbia. Infine, stanchi di aspettare, i fratelli di San Tommaso tramarono un ultimo piano. Erano certi che, corrotto nella purezza, avrebbe sicuramente abbandonato la sua vocazione religiosa. Così una sera introdussero una giovane bellissima e vestita in maniera provocatoria nella stanza dove San Tommaso era detenuto per fargli perdere la purezza. Ma il piano non funzionò come previsto. Immediatamente, San Tommaso afferrò un tizzone acceso dal focolare, spinse la giovane fuori dalla stanza, sbattendo la porta dietro di sé, e tracciò il segno della croce sulla porta con il tizzone rovente.

Poi cadde in ginocchio con lacrime di ringraziamento e pregò per conservare la purezza nella castità e poter vivere la vita religiosa. Secondo i documenti della sua canonizzazione, Tommaso subito cadde in un sonno mistico ed ebbe una visione. Due angeli vennero dal cielo e gli legarono una corda, un cingolo, attorno alla vita dicendo: “In nome di Dio, noi ti cingiamo la veste con il cingolo di castità, un cingolo che nessun attacco mai distruggerà”. Da qui nasce il famoso cingolo della purezza, per il quale rimando per chi volesse approfondimenti, al sito di Amici Domenicani di padre Angelo Bellon.

Molti testimoni che avevano conosciuto San Tommaso in diversi momenti della sua vita hanno parlato del suo grado eminente di purezza e di castità. Questa purezza perenne nobilitò tutti i suoi pensieri e le sue azioni. Papa Pio XI ha scritto: “Se San Tommaso non fosse stato vittorioso, quando la sua castità era in pericolo, è molto probabile che la Chiesa non avrebbe mai avuto il suo Dottore Angelico”. Dopo la morte di San Tommaso d’Aquino, il cingolo della purezza che aveva indossato fu preservato dai fratelli e reso disponibile per la pubblica venerazione nella città italiana di Vercelli (anche se oggi è conservato nella chiesa dei Domenicani nella città di Chieri, fuori Torino, Italia). La gente iniziò a visitare il cingolo di San Tommaso e a pregare per la purezza. Molti hanno toccato le corde della reliquia e le hanno indossate, nella speranza che le preghiere di questo purissimo santo li aiutassero nella lotta per la castità.

Ma continuiamo la lettura del nostro compendio.

Vi sono due specie di castità: la castità coniugale che conviene alle persone legittimamente coniugate, e la continenza che conviene a quelle che non lo sono. Mi sembra che questo aspetto sia molto confuso, anche fra i cattolici, quindi merita d’essere approfondito, anche se non riusciremo a farlo in un solo podcast. Dopo aver brevemente trattato della prima specie, ci soffermeremo sulla seconda, specialmente in quanto conviene alle persone vincolate dal celibato religioso o ecclesiastico.

Cominciamo ad analizzare insieme la castità coniugale.

Gli sposi cristiani non devono mai dimenticare che, secondo la dottrina di S. Paolo, il matrimonio cristiano è simbolo dell’unione santa che corre tra Cristo e la Chiesa: “Voi, o uomini, amate le spose, come anche Cristo amò la Chiesa e diede sé stesso per lei, a fine di santificarla”. Devono quindi amarsi, rispettarsi, santificarsi a vicenda. Il primo effetto di quest’amore è l’indissolubile unione dei cuori e quindi l’inviolabile fedeltà dell’uno verso l’altro.

Analizzeremo insieme nel prossimo podcast le caratteristiche di tale fedeltà.

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