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Beato Josè de Anchieta apostolo del Brasile

Storia17 Aprile 2020
Testo dell'audio

Di origine basche, José de Anchieta nacque in San Cristobal de la Laguna, Tenerife, il 19 marzo 1534. Per motivi ignoti, nel 1548 andò a Coimbra, Portogallo, per proseguirvi gli studi scolastici. La sua vivace intelligenza gli avrebbe potuto prospettare una brillante carriera universitaria, ma sentì precocemente la vocazione religiosa.

Abbandonando quindi la scuola, entrò nella Compagnia di Gesù, di recente fondazione. Dopo due anni di noviziato, nel 1553 partì alla volta del Brasile al seguito del Governatore Generale, Dom Duarte da Costa, insieme a un gruppo di confratelli.

Dopo una breve sosta a Bahia, fu inviato per lavorare nelle missioni del Sud. Fu tra i fondatori della città di San Paolo, il 25 gennaio 1554, stabilendovi una scuola che è considerata il nucleo iniziale di questa metropoli. La sua prima preoccupazione missionaria fu imparare la lingua indigena per poter comunicare con gli aborigeni. Curiosamente, trovò non poca affinità fra la sua madrelingua, il vizcaino, e quella tupi-guarani, che egli imparò assai velocemente. Dobbiamo a Anchieta la prima grammatica di questa lingua: L’arte della grammatica della lingua più usata in Brasile, pubblicata nel 1565.

Successivamente, egli scrisse diverse opere catechetiche, poemi religiosi e pezzi teatrali in lingua tupi. Viene perciò considerato il fondatore della letteratura brasiliana. Con grande lungimiranza, utilizzava il teatro quale innovativo metodo di apostolato per attirare gli indigeni. Da segnalare pure le sue lettere alla Curia Generalizia della Compagnia, a Roma, contenenti non solo informazioni sull’andamento delle missioni in Brasile, ma anche dotte osservazioni sulla fauna e la flora locale.

Egli svolse un ruolo centrale nella pacificazione dei feroci indios Tamoio. Incitati dai francesi protestanti, i Tamoio si mostravano molto aggressivi nei confronti dei portoghesi, attaccando frequentemente i loro insediamenti. Irriducibili a qualsiasi discorso pacificatore, questi guerrieri si placcarono solo quando il Provinciale gesuita, Padre Nobrega, si offrì come ostaggio. Anziano, malato e balbuziente, Padre Nobrega portò con sé il novizio Anchieta come segretario e interprete. Dopo cinque lunghi mesi di negoziati, fu finalmente concluso il cosiddetto “Armistizio di Iperuibe”, che mise fine allo stato di conflittualità.

Fu durante questo esilio forzato che Padre Anchieta scrisse in latino sulla sabbia d’una spiaggia il celebre poema De Beata Vergine Dei Matris Maria, nel quale promette alla Madre di Dio che si sarebbe consacrato a Lei nel caso fosse riuscito a superare le tentazioni carnali. Ciò che puntualmente avvenne. Finita questa delicata missione, egli si recò a Bahia per esservi ordinato, celebrando la sua prima Messa nel 1565. Nominato superiore delle missioni di San Paolo, egli si dedicò corpo ed anima alla conversione degli indigeni, ormai pacificati.

La sua fama di santità e di efficienza erano tali che, nel 1577, fu designato Provinciale. Ecco come il visitatore della Compagnia lo descrive: «Il Padre viaggiava scalzo, con un ampio cappello sulla testa. Aveva l’aria molto stanca. Egli è un santo di grande esempio e preghiera, pieno di ogni perfezione, disprezza se stesso e i mondo, è la colonna di questa provincia e già fece tanto per la Cristianità in queste terre. La sua vita è veramente apostolica».

La sua umiltà lo spinse a chiedere il suo trasferimento come semplice missionario nella provincia di Spirito Santo, a nord di Rio di Janeiro. Morì il 9 luglio 1597 a Reritiba, successivamente battezzata Anchieta. Gli indios portarono la sua salma a spalla fino alla chiesa gesuita di S. Giacomo, una distanza di quasi cinquanta chilometri.
Le cronache dell’epoca registrano come «subito dopo la morte, egli cominciò ad operare portentosi miracoli in tutte le provincie del Brasile», dando così origine al culto pubblico. Padre José de Anchieta, Apostolo del Brasile, fu beatificato da Papa Giovanni Paolo II nel 1980.

 

Questo testo di Julio Loredo è stato tratto dalla rivista Radici Cristiane. Visita il nostro sito radicicristiane.it

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