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La Messa e la Comunione per il suffragio (Parte II)

Catechesi21 Dicembre 2020
Testo dell'audio

S. Nicola da Tolentino, dopo aver rifuggito per tanti anni dal sacerdozio ritenendosene indegno, s’indusse in fine ad abbracciarlo, pensando che colla celebrazione quotidiana della Messa avrebbe potuto più efficacemente aiutare le anime del Purgatorio. S. Vincenzo de’ Paoli spesso celebrava e faceva celebrare ai suoi confratelli per le povere anime del Purgatorio abbandonate.

Il P. Corneille della Compagnia di Gesù s’era imposto per voto di celebrare quattro volte la settimana in suffragio di esse. Che poi quelle anime sappiano apprezzare assai meglio di noi il valore infinito di questo divin Sacrificio, lo provano moltissime apparizioni fatte ai loro devoti. Un monaco di Chiaravalle, che era stato liberato dal Purgatorio per le preghiere di S. Bernardo e de’ suoi confratelli, apparso ad un religioso della comunità che più ertisi interessato per lui, mostrandogli l’altare su cui in quel momento si celebrava la santa Messa, gli disse: – Ecco le armi che hanno contribuito più di tutto a liberarmi dalla mia cattività: ecco il prezzo del mio riscatto, che mi fa ora salire al cielo. – Se però una sola Messa ha di per sé un valore infinito, non è altrettanto della sua applicazione, la quale viene limitata dalla volontà divina; poiché essendo infinito il valore del Sacrificio, basterebbe che l’offerta di esso fosse fatta una volta sola per ischiudere le porte del cielo a tutte le anime del Purgatorio.

I teologi dividono ordinariamente in tre parti il frutto della Messa, insegnando che una parte si riversa nel tesoro della Chiesa, ed in forza della comunione dei Santi va a vantaggio di tutti i suoi membri; un’altra a benefizio del sacerdote, al quale spetta quasi per diritto d’anzianità; la terza a profitto di colui per l’intenzione del quale la Messa si celebra; e quest’ultima parte, in quella misura che Iddio solo conosce, è la sola che sia applicabile ai defunti. Ed è per ciò che non bisogna contentarsi di far celebrare una Messa per un defunto ma, per quanto è possibile, bisogna ripetere più volte l’oblazione del Sacrificio divino, non potendosi mai sapere in qual misura ne sia applicato l’effetto all’anima che si vuol suffragare, e se la giustizia di Dio ne sia rimasta pienamente soddisfatta.

Così, per esempio, sappiamo che dopo venti anni S. Agostino raccomandava sull’altare l’anima della sua santa madre Monica, e nei tempi di gran fede, come il medio evo e i primi secoli della Chiesa, le famiglie cristiane largheggiavano di prodigalità nell’offrire spessissimo il divin Sacrificio per la liberazione dei defunti.


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Quando morì in Ispagna Margherita d’Austria moglie di Filippo III, nel solo giorno delle esequie furono celebrate in Madrid non meno di 1100 Messe, e quando aperto il suo testamento il Re vide che la sua consorte aveva ordinato ne fossero celebrate in suo suffragio solo mille, volle che se ne aggiungessero venti mila.

Alla morte dell’arciduca Alberto la vedova di lui Isabella fece celebrare in suo suffragio quaranta mila Messe, ascoltandone essa per un mese intiero dieci al giorno. È vero che queste sono munificenze reali, ma non valgono forse assai più di tutti i mausolei e monumenti che sogliono innalzarsi ai defunti, e non ci dimostrano il sentimento dell’efficacia di tanto Sacrificio?

Quello poi che v’ha di singolare nell’oblazione della santa Messa si è che essa opera indipendentemente dalle disposizioni di colui che l’offre o la fa offrire, in modo che quantunque questi siano macchiati di colpe mortali, e il Sangue di Cristo gridi vendetta contro di loro, tuttavia questo Sangue implora espiazione e scende ristoratore sulle anime del Purgatorio; che se il sacerdote che celebra è colpevole, la sua colpa non infirma il valore dell’atto, poiché non è egli che l’offre, ma Cristo stesso nella persona di lui.


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Però se il frutto del Sacrificio rimane essenzialmente lo stesso, qualunque possa essere l’indegnità del ministro, è certo anche che vi è un frutto accidentale dipendente più o meno dalle disposizioni del celebrante. Ed ecco il motivo perché molti sacerdoti ottengono col santo Sacrificio grazie che altri sacerdoti non valgono ad ottenere.

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