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La Grazia del Natale

Arte e Cultura24 Dicembre 2020
Testo dell'audio

Plinio Corrêa de Oliveira (1908-1995) ricordava con grande affetto le celebrazioni del Natale a casa della nonna materna: «Forse di nulla della mia infanzia ho tanta nostalgia quanto della grazia del Natale. Ciò che in me suscitava la più grande meraviglia a quell’età era la gioia del Natale. Per me il Natale era intenso, calmo, dolce, elevato, ordinato ed equilibrato». Le celebrazioni seguivano la traccia delle vecchie tradizioni brasiliane, profondamente cattoliche ed incentrate sulla Messa del Gallo e sulla venerazione di Gesù Bambino nel presepe. Il Natale era, fondamentalmente, una festa religiosa: «Si trattava di una grande festa, piena di pietà, nella quale scendevano copiose le grazie di Dio. Per me erano giornate di grande intimità spirituale con Nostro Signore Gesù Cristo Bambino».

Plinio si preparava al Natale con molta cura: «Quando si avvicinava il Natale, tutto si riempiva di pace e di raccoglimento. La mia anima sentiva questo come un sussurro che veniva dal discorso più alto, più eloquente di qualunque altro e che mi invitava a non prestare attenzione ad altre cose. Mi sembrava che un principio di purezza, chiarezza, onestà, gentilezza e candore scendesse sulla terra e alterasse l’animo degli uomini: la malvagità umana diminuiva e gli angeli spiegavano le ali. Avevo davvero l’impressione che toccassero la terra».

Consapevole che bisognava proteggere e sviluppare l’innocenza dei bambini, la madre, Lucilia Corrêa de Oliveira, si prodigava perché il Natale fosse celebrato con lo spirito giusto, allo stesso tempo profondo e allegro. La sera del 24 dicembre tutta la famiglia si riuniva nella villa Ribeiro dos Santos: «Ci facevano aspettare nel piano di sopra. Eravamo una ventina di bambini, che si rivolgevano l’un l’altro in modi più rispettosi ed eleganti del solito. Eravamo vestiti in abiti da gala, Io rimanevo estasiato davanti all’albero adornato. Pensavo che fosse, sì, molto bello. Desiderando, però, una perfezione sempre maggiore e, non trovandola negli alberi di questa terra, mi dilettavo pensando come potesse essere un albero nel Paradiso terrestre». Seguiva l’apertura dei regali che, secondo la tradizione portoghese, erano portati da san Nicola ed una colazione con prelibatezze per lo più importate dall’Europa.

Avvicinandosi la mezzanotte, sempre ad un segno di Donna Lucilia, convergevano tutti verso il presepe. Il Bambin Gesù stava per nascere: «Mamma si inginocchiava ai piedi del presepe e attorno a lei tutti i bambini. Depositava delicatamente il Bambino sulla mangiatoia e recitava diverse preghiere piuttosto lunghe, con grande dolcezza, pietà e serietà. Ho l’impressione che lei componesse le preghiere in quel momento, dedicandole al Bambino, alla Madonna e a san Giuseppe. Tutti noi bambini le ripetevamo».


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Naturalmente contemplativo, incline a meditare lungamente su ciò che osservava, traendone poi conclusioni teoriche e pratiche, queste impressioni da bambino sono poi maturate in commenti e analisi che, già da adulto, Plinio Corrêa de Oliveira ha messo per iscritto.

Chiudo questo articolo, invitando i cari ascoltatori ad inginocchiarsi davanti al presepio, riconoscendosi in queste parole del grande pensatore cattolico, scritte nel 1946: «Anche noi, qui, stiamo inginocchiati e Vi contempliamo. Guardateci, Signore, e osservateci con misericordia. Siamo qui e desideriamo parlarvi. Noi, chi siamo noi? Siamo quelli che non piegano le ginocchia, e nemmeno un solo ginocchio, davanti a Baal. Quelli che hanno la Vostra legge scolpita nel bronzo dell’anima, non permettendo che le dottrine del secolo attuale gravino coi loro errori su questo bronzo, reso sacro dalla Vostra Redenzione.

Quelli che amano la purezza immacolata dell’ortodossia come il tesoro più prezioso, ricusando qualsiasi patto con l’eresia, con le sue opere e le sue infiltrazioni. Quelli che hanno misericordia del peccatore pentito e che implorano la Vostra misericordia anche per sé stessi, così spesso indegni e infedeli, ma che non risparmiano l’empietà orgogliosa e insolente che presume di sé, il vizio che si ostenta con arroganza schernendo la virtù. Quelli che hanno pietà per tutti gli uomini, ma particolarmente per i beati che soffrono persecuzioni per amore della Vostra vera Chiesa, che sono oppressi su tutta la Terra per la loro fame e sete di virtù, che sono abbandonati, scherniti, traditi e calunniati per il fatto di mantenersi fedeli alla Vostra legge.


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Siamo qui per presentarVi la nostra preghiera. Preghiera, poi, per noi stessi: che ci facciate più esigenti nell’ortodossia, più severi nella purezza, più fedeli nelle avversità, più attivi nelle umiliazioni, più terribili verso gli empi, più compassionevoli verso quelli che, vergognandosi dei loro peccati, lodano in pubblico la virtù e si sforzano seriamente di conquistarla. Preghiera, infine, perché la Vostra grazia, senza la quale nessuna volontà persevera durevolmente nel bene, sia per noi tanto più abbonante quanto più numerose sono state le nostre miserie e infedeltà».

Un Santo Natale a tutti!

 


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Questo testo di Julio Loredo è tratto dalla rivista Radici Cristiane. Visita il sito radicicristiane.it

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