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La grande lezione di Matteo Ricci

Il viandante11 Maggio 2020
Testo dell'audio

Il giorno 11 maggio 1610 moriva a Pechino il grande missionario gesuita Matteo Ricci. Quindi celebriamo i 410 anni dalla morte. Un missionario che è andato incontro, come altre grandi figure cristiane come san Francesco d’Assisi, santa Teresa di Calcutta ed altri, ad una manipolazione ideologica, facendolo sembrare un paladino delle cause promosse dalla narrativa dominante più che un cattolico integrale che aveva intrapreso la sua missione per convertire, non per convertirsi.

Ecco la ragione del mio libricino appena uscito proprio per questo anniversario, Il bene più prezioso. Lettera a Matteo Ricci sulla Cina. Un libricino che ha una tesi di fondo: lo scopo della missione del padre Ricci, non era fare amicizia con i cinesi, ma convincerli a convertirsi alla fede cattolica. Tutto il resto era secondario, di poca importanza rispetto alla missione principale. Il fatto di rimuovere questo aspetto dall’opera del grande gesuita, lo impoverisce della cosa più importante, del bene più prezioso, appunto. Come ho detto in precedenza, questo tipo di meccanismo è accaduto anche per altre figure cristiane, pensiamo a San Francesco d’Assisi, che è stato trasformato in una specie di paladino delle cause progressiste.

Il padre Matteo Ricci fu un uomo brillante, coltissimo e dotto. Questo impressionò la controparte cinese. Ma fu soprattutto un cristiano autentico, che amava Cristo nei cinesi e che ha dato la vita, come altri prima e dopo di lui, per fare in modo che il regnum Christi si estendesse fino agli estremi confini della terra.

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