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La Crumena Animarum di Padre Magnanti

Catechesi12 Ottobre 2020
Testo dell'audio

I Santi, che sono veri modelli di ogni sorta di buone opere, comprendevano tanto bene queste divine lezioni, che la loro carità arrivava all’eroismo. – Il Padre Magnanti, dell’Oratorio, scrupoloso seguace della povertà verso se stesso, era santamente prodigo quando trattavasi di sollevare con l’elemosina le anime del Purgatorio, alle quali aveva dedicato tutta la sua vita; e ogni anno distribuiva a tal uopo somme immense che vari pii signori, conoscendo la sua carità, facevano passare per le sue mani, e non contento di ciò si faceva mendicante egli stesso per sollecitare elemosine a favore dei defunti.

Aveva nella sua stanza una borsa che soleva chiamare il tesoro delle anime, crumena animarum, e che quantunque si colmasse ogni giorno, era tuttavia sempre vuota, tanto che questo povero religioso, il quale al mondo non possedeva nulla, arrivò a distribuire in tal modo nel corso di sua vita elemosine da re, soccorrendo così le membra sofferenti del nostro Salvatore Gesù e in questo mondo e nell’altro (Hist. Congr. Orator., lib. a, cap. ag).

Questo fatto del P. Magnanti ci fa ricordare che fin dal quinto secolo S. Giovanni Crisostomo consigliava ai fedeli di Costantinopoli di tenere sempre una borsetta appesa presso il capezzale, affinché ogni sera prima d’addormentarsi non dimenticassero di gettarvi una moneta, per darla indi ai poveri, al fin di liberare con quell’elemosina qualche anima dalle fiamme del Purgatorio, accumulando in tal modo tesori pel cielo. Coloro poi che si trovassero in povertà e fossero quindi impotenti a soccorrere con elemosine le anime del Purgatorio, non debbono creder per questo di esser dispensati dal farle, ma diano in proporzione della loro povertà, poiché Colui che benedisse l’obolo della vedova, terrà conto della loro buona volontà e dell’offerta, anche meschina, che faranno.

Se poi non possono esser generosi di denaro, lo siano del loro tempo e delle loro cure, poiché con una parola di conforto che diranno ad un affitto, con un servigio materiale che a loro poco costerà e che forse gioverà molto al loro prossimo, con un’opera misericordiosa qualunque, potranno ottenere allo stesso modo l’intento; diano l’anima loro, il loro cuore, la loro buona volontà a vantaggio dei propri fratelli. Forse gioveranno meglio di ogni altro il loro simile; perché poveri ancor essi e formati alle dure lezioni della miseria, sapranno con più esperienza assistere e confortare nella sventura. E poi la carità è ingegnosa, più ingegnosa dell’avarizia e della sete di guadagno.


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Un povero laico della Compagnia di Gesù, zelantissimo delle anime del Purgatorio, deplorando di non esser sacerdote per poterle suffragare col santo Sacrificio della Messa, e trovandosi d’altro lato senza mezzi e relazioni di sorta che lo mettessero in grado di giovarle in altro modo, ricorse ad una santa astuzia, poiché essendo egli portinaio del convento, ogni volta che vedeva entrare qualche personaggio ricco o potente, gli chiedeva elemosina per le povere anime del Purgatorio, e con una parte delle offerte che così riceveva faceva da alcuni ecclesiastici celebrar Messe pei defunti, erogando l’altra parte a vantaggio dei poveri. Per meglio accrescere poi il tesoro dei suoi fratelli defunti, coltivava presso l’ingresso della casa un giardino pieno di bei fiori, che poi offriva ai visitatori, domandando loro in compenso un’offerta per le anime purganti. Non è a dire come quel buon religioso gioisse nel vedere di giorno in giorno aumentare il suo piccolo tesoro. Giunto a morte fu però ampiamente compensato delle sue premure, poiché le anime da lui liberate e sollevate accorsero al suo letto per assisterlo nell’agonia, e lo condussero senza alcun dubbio in cielo a ricevere la ricompensa della sua ingegnosa carità (Heroes et victimae Societatis Jesu, an. 1656)..

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