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La Croce dell’Ammiraglio

Arte e Cultura08 Ottobre 2020
Testo dell'audio

L’analisi della scoperta, conquista ed evangelizzazione spagnola – quattrocentesca e non solo – delle terre americane appartenenti al cosiddetto “Nuovo Mondo” rappresenta il terreno storico, sociale, religioso e politico più emblematico ove comprendere concretamente lo scarto e la distanza di senso apparentemente incolmabile tra chi viva nel mondo radicato nella fede cristiana e chi della fede e delle religioni abbia in genere un’idea limitata ed immanentista.

Esistono certo criteri e parametri, fatti e dati, personaggi ed eventi oggettivamente validi ed utili per dare comunque di questa immane epopea umana un giudizio positivo, ma, anche in questo caso, lo sguardo ed il commento finale risulterebbe parziale e viziato di miopia, poiché privo di uno sguardo cattolico (cioè anche universale) e metastorico.

«L’Ammiraglio scese a terra sulla barca armata e spiegò la bandiera reale; i capitani avevano le due bandiere della croce verde, che l’Ammiraglio alzava come insegna in tutte le navi»: così padre Bartolomé de Las Casas, riportando le parole del Diario di bordo di Colombo riferite al primo arrivo su quella terra. Nominare, battezzare e consacrare a Cristo quella terra di fatto muta anch’essa.

Mutismo certo comprensibile solo appunto per chi oda e sappia nella fede che la Parola di Cristo è l’unica ancora di salvezza contro il male e la morte. Salvezza e redenzione per un regno in Cielo, non sulla e della terra che la «ruggine e la tignola consuma»; salvezza e redenzione per l’anima immortale, non per e nel corpo solamente. Ne consegue di fatto che chi assume come criterio storico un orizzonte culturale di felicità umana, ultima o parziale, realizzabile unicamente in un’indebita esaltazione della realtà sociale o politica (marxismo, teologia della liberazione, indigenismo) e nella sola vita terrena o corporale (materialismo edonista) resta appunto incapace di ascoltare e dunque di comprendere ciò che è stato fatto ed i frutti della buona novella annunciata.


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Con lo storico Marco Tangheroni ricordiamo che «rimasti alla zappa, gli indios ignoravano la ruota, l’aratro pesante, il mantice, la lavorazione del ferro e anche l’arco. Non navigavano e non comunicavano agevolmente tra di loro, per l’incredibile molteplicità delle lingue e per la mancanza di contatti pacifici e culturali. Ogni cultura distruggeva quella precedente e ripartiva quasi da zero. La più brillante delle civiltà precolombiane, quella maya, era crollata ben prima della conquista bianca». Nella sua propensione ad essere esodo e rottura, infatti quella fede e grazia cristiana che informava la società ancora medievale dell’Europa del tempo permisero anche – come sempre avvenuto – un perfezionamento della natura umana tutta in ogni suo aspetto (individuale e comunitario).

È innegabile così la straordinaria influenza positiva per tutta la cultura occidentale offerta, tra innegabili difficoltà, da consacrati e religiosi dell’epoca nonché giuristi e filosofi, che, con l’esempio e la parola, permisero tra le altre grandezze di liberare il pensiero etico e politico del tempo dagli ultimi retaggi e limiti dell’aristotelismo giuridico, che considerava alcuni uomini schiavi per natura. Contro tale voce si levò, insieme alla grande scuola di Salamanca e ben prima del tanto esaltato ed apparente egualitarismo settecentesco, papa Paolo III: «Detti indios e tutte le genti che in futuro giungeranno alla conoscenza dei cristiani, anche se vivono al di fuori della fede cristiana, possono usare in modo libero e lecito della propria libertà e del dominio delle proprie proprietà; che non devono essere ridotti in servitù e che tutto quello che si è fatto e detto in senso contrario è senza valore; (…) debbono essere invitati ad abbracciare la fede in Cristo a mezzo della predicazione della parola di Dio e con l’esempio di una vita edificante, senza che alcunché possa essere di ostacolo». Libertà nella fede per una nuova nascita come la scoperta dell’America, “invenzione” di quell’anima cristiana che l’Europa, purtroppo, vuole dimenticare.

 


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Questo testo di Emanuele Rossi è tratto dalla rivista Radici Cristiane. Visita il sito radicicristiane.it

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