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La Colletta. Esempi

Liturgia16 Gennaio 2020
Testo dell'audio

La preghiera contenuta nella Colletta è dettata o giustificata dal tema quotidiano e dalla celebrazione del Santo Sacrificio. Ciò appare chiaramente nelle feste dell’anno liturgico. Il Redentore del Mondo è nato per noi: questo è il mistero, questa è la grande gioia del santo Natale. In onore della triplice nascita di Gesù Cristo (da Dio Padre, dalla Vergine Maria e nei cuori dei fedeli) offriamo tre volte il Sacrificio alla gloriosa Trinità. Quali sono dunque i desideri della Chiesa in questa grande festa?

Nella prima Colletta essa implora Dio che “ha illuminato questa notte santissima con la pienezza della vera luce: voglia Egli farci godere in Cielo la gioia di questa luce i cui misteri abbiamo già conosciuto sulla Terra”. Nella seconda messa la Chiesa si rivolge a Dio onnipotente con la preghiera che Egli voglia “conferire a noi, che siamo stati inondati dalla nuova luce del Suo Verbo fatto uomo, la grazia che questa luce sia riflessa nelle opere e nel comportamento come la fede risplende nel nostro interiore”. La Colletta della terza messa contiene la preghiera che la “nuova nascita dell’Unigenito Figlio di Dio dal grembo della Vergine ci tolga il giogo dell’antica schiavitù sotto il peccato e ci collochi nella vera libertà dei figli di Dio”.

All’Ascensione di Cristo chiediamo a Dio la grazia che ci innalzi sopra le cose terrene e faccia sì che noi “viviamo con cuore e sentimento nelle cose celesti”. Nella festa del Sacro Cuore di Gesù la Chiesa prega che “le feste terrene e temporali (actu), come anche le celesti possano divenire frutto eterno (fructu) degli slanci di benevolenza di questo cuore infiammato d’amore (delectemur)”; e per venir esaudita più facilmente, implora l’Onnipotente che “il santissimo Cuore del Suo amato figlio sia il nostro onore e che noi, colmi di gratitudine, possiamo celebrare (recolimus) festosamente le Sue eccellenti benevolenze”.

Nelle messe in onore dei santi, l’oggetto della preghiera è in genere che tramite il loro esempio e i loro meriti, i loro insegnamenti e la loro intercessione noi possiamo elevarci nella vita spirituale, progredire e pervenire all’eterna felicità; che possiamo godere della loro mediazione, protezione e intercessione; che infiammati dal loro esempio possiamo convertirci a Dio, fare penitenza fruttifera, disprezzare ciò che è mondano, temporale, passeggero e, al contrario, desiderare e aspirare a quanto è divino, eterno, immortale; fuggire l’aria del mondo e giungere a Dio, camminare nella semplicità e innocenza del cuore, sopportare con pazienza costante tutte le contrarietà: che noi possiamo amare ciò che loro hanno amato, fare ciò che hanno insegnato, imitare ciò che hanno fatto, e ottenere ciò che essi possiedono.

Spesso la preghiera della Chiesa implora l’emulazione di una particolare virtù, per esempio l’amore del prossimo, la coerenza nella fede, la fiducia in Dio, lo spirito di preghiera, la mortificazione, o una particolare protezione, per esempio, contro la malizia del diavolo, contro la schiavitù del corpo, per cancellare la concupiscenza, per il controllo della lingua, per la comunione dei fedeli in Cristo e per la vittoria sul maligno nell’ora della morte.

L’occasione di pregare per una particolare grazia o virtù si ricollega normalmente a un fatto, un miracolo o un tratto straordinario 13 del carattere che ebbe in vita il santo di cui si celebra la memoria. Così la Chiesa, nel giorno della celebrazione della nascita di san Giovanni Battista, prega Dio onnipotente affinché voglia “favorire i Suoi popoli con la grazia delle letizie spirituali e guidare il senso di tutti i fedeli sulla via della salute eterna”. Nella ricorrenza di san Tommaso d’Aquino la Colletta dice: “O Dio, tu che hai illuminato la tua Chiesa tramite la meravigliosa scienza del Tuo beato Tommaso confessore e per la sua santa opera la fecondi: dà a noi, ti preghiamo, di comprendere ciò che egli ha insegnato e, imitandolo, di compiere quanto egli ha operato”.

Nella festa di santa Teresa chiediamo a Dio la grazia “di venir nutriti con il cibo del suo insegnamento celeste e colmati di intima devozione”. Nelle domeniche di Avvento impetriamo dal Signore “che voglia suscitare la Sua potenza e venire a noi, cosicché possiamo meritare di essere liberati dai pericoli dei nostri peccati ed essere salvati dal Suo aiuto”; “che Egli voglia svegliare i nostri cuori a preparare le vie del Suo Unigenito, affinché purificati dalla Sua venuta possiamo degnamente servirLo”; “voglia Egli prestar benevolmente ascolto alla nostra preghiera e per la Sua venuta disperdere le tenebre della nostra mente”; “Egli voglia che la solennità vicina della nostra redenzione ci conceda non solo la grazia per la presente vita, ma anche il premio dell’Eternità beata”.

Le Collette della liturgia quaresimale si riferiscono quasi sempre al medesimo oggetto: per lo più esse impetrano la grazia di un fruttuoso uso di questo tempo di penitenza e digiuno per un vero esercizio di santificazione. Questa preghiera viene sempre recitata con una stupefacente varietà di nuove e versatili composizioni. Così, per esempio, la Chiesa prega “che il nostro spirito, che si castiga tramite la mortificazione della carne, per l’ardore del desiderio struggente di Dio possa risplendere ai Suoi occhi”; “che i fedeli, tramite l’astinenza mortifichino il loro corpo, e possano essere rinfrescati nello spirito dai frutti delle buone opere”; “Dio, che capisce la nostra completa impotenza, voglia proteggerci interiormente ed esternamente, affinché al riparo dei danni al corpo, veniamo purificati nello spirito dai cattivi pensieri”; “che, con l’astinenza dagli alimenti corporali, riusciamo ad astenerci anche dalle passioni detestabili”; “che perseveriamo con zelo nel digiunare e nel pregare per essere liberati dai nemici dell’anima e del corpo”; “che l’intrapresa mortificazione della carne serva a rinvigorire le forze della nostra anima”; che noi, “oppressi dalle sofferenze causate da noi stessi, ristorati tramite le consolazioni della divina grazia, possiamo nuovamente respirare”; “che il nostro digiunare sia ben accetto al Signore e che la divina grazia ci renda degni e voglia guidarci alle fonti dell’eterna salvezza”.

La seconda parte dell’anno liturgico – il tempo che va da Pentecoste fino all’Avvento – rappresenta il peregrinare dei Figli di Dio verso la Patria eterna, la divina Patria. Questo migrare e pellegrinare è naturalmente pieno di sofferenza e lavoro, ma anche ricco di consolazioni e speranza. Noi ci sentiamo qui come “pellegrini e forestieri che salutando da lontano guardano verso le promesse” e “che cercano la migliore meta, la Patria Celeste: la Città che Dio ci ha preparato” (Ebr. 11,13). Noi qui viviamo “in attesa della beata speranza e della gloriosa manifestazione del grande Iddio e del Salvatore nostro Gesù Cristo” (Tit. 2,13).

Perciò, nelle Collette di questo tempo la Chiesa prega che Dio ci voglia donare l’aiuto della grazia affinché nell’osservanza dei Suoi comandamenti possiamo piacerGli, col sentimento e con le opere; che Dio voglia concederci di venerare il Suo Santo Nome con amore filiale e con timore, perché Egli non fa mai mancare la Sua fedele guida a coloro che sono sempre nel Suo immutabile amore; voglia Iddio aumentare le Sue misericordie su di noi affinché, sotto la Sua guida, transitiamo in mezzo ai beni temporali senza che abbiamo a perdere quelli eterni; che sotto la regia di Dio il corso del mondo si ordini in pace, e la Chiesa goda di vivere devota in libertà;

Dio che ha preparato a tutti coloro che lo amano beni invisibili, riempia i nostri cuori con il fuoco del Suo amore affinché, in tutto e sopra tutto amandolo, conseguiamo le Sue promesse che superano ogni immaginazione; che l’infallibile Provvidenza di Dio allontani da noi ciò che è pernicioso e ci conceda quanto è benefico; che Dio ci doni lo Spirito di riconoscere sempre ciò che è giusto e buono e di realizzarlo;

Dio, che ci dona in eccesso i Suoi beni al di là dei nostri meriti o anche dei nostri desideri, voglia effondere su di noi le Sue misericordie, così da perdonarci quanto la nostra coscienza ci rimprovera appesantendoci di timore, e aggiunga quei beni che la nostra preghiera non osa chiedere; voglia Egli concederci di crescere nella fede, nella speranza e nella carità, così che possiamo raggiungere la salvezza che ci ha promesso; voglia colmarci di amore per i Suoi santi Comandamenti; possa la Sua grazia sempre precorrerci e accompagnarci e spronarci nell’esercizio delle buone opere. I figli di Dio fedeli che, ancora lontani dalla Patria del Cielo, peregrinano, soffrono e combattono, non possono certamente desiderare e implorare nulla di meglio se non quanto pronunciato in queste preghiere domenicali.

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