La castità coniugale

Cari amici di Radio Roma Libera bentrovati. Oggi riprendiamo il nostro discorso sulla virtù di castità e, dopo aver fatto un quadro generale, vogliamo scendere nel caso particolare della castità coniugale, spesso oggetto di molti fraintendimenti. Per farlo, procederemo in maniera sicura, prendendo in prestito le parole di S. Francesco di Sales e ne compendieremo il pensiero.
“Serbate dunque, o mariti, un tenero, costante e cordiale amore verso le vostre donne … Se volete che le vostre donne vi siano fedeli, insegnateglielo voi col vostro esempio. Con quale faccia, dice S. Gregorio Nazianzeno, potete esigere pudicizia dalle vostre spose, se voi vivete nell’impudicizia?” – “Ma voi, o donne, il cui onore è inseparabilmente unito con la pudicizia e l’onestà, serbate gelosamente la vostra gloria e non permettete che alcuna specie di dissolutezza offuschi il candore della vostra reputazione. Paventate ogni specie di assalti per piccoli che siano, non tollerate corteggiatori attorno a voi. Chiunque venga a lodare la vostra bellezza o la vostra grazia, vi dev’essere sospetto … che se alla vostra lode qualcuno aggiunge il disprezzo di vostro marito, grandemente vi offende, essendo chiaro che non solo vi vuol rovinare, ma che vi stima già mezzo perduta, perché si è già a mezza via col secondo mercante quando si è disgustati del primo.
Nulla garantisce meglio questa mutua fedeltà quanto la pratica della vera devozione, specialmente poi la preghiera recitata in comune.
“Quindi le donne devono desiderare che i mariti siano confettati con lo zucchero della devozione, perché l’uomo senza devozione è un animale severo, aspro e rozzo; e i mariti devono desiderare che le donne siano devote, perché senza la devozione la donna è grandemente fragile e soggetta a rovinare o ad offuscarsi nella virtù.
“Del resto, la mutua sopportazione dell’uno per l’altro dev’essere così grande che tutt’e due non si cruccino mai insieme e all’improvviso, affinché non si veda in loro tensione e contesa”. Se quindi uno dei due è in collera, l’altro resti calmo, affinché torni al più presto la pace.
Gli sposi rispetteranno la santità del letto coniugale con la purità dell’intenzione e l’onestà delle relazioni.
L’intenzione sarà quella del giovane Tobia quando sposò Sara: “Voi sapete, o Signore, che non già per soddisfare la passione io prendo in sposa questa mia cugina, ma per il solo desiderio di lasciare figli che benedicano il vostro nome in tutti i secoli”. Tal è infatti il fine primordiale del matrimonio cristiano: aver figli che vengano educati nel timore e nell’amore del Signore, che siano formati alla pietà e alla vita cristiana, così da diventare un giorno cittadini del cielo. Il fine secondario è di aiutarsi scambievolmente a sopportare le pene della vita e trionfare delle passioni subordinando il piacere al dovere.
Si compirà quindi fedelmente e francamente il dovere coniugale; tutto ciò che giova alla trasmissione della vita non solo è lecito ma onorevole; ma ogni azione che ponesse volontario ostacolo a questo fine primordiale, sarebbe colpa grave, perché andrebbe contro il fine primario del matrimonio. Qui padre Tanquerey, allude implicitamente al grave peccato della contraccezione che previene la procreazione della prole e più in generale dell’aborto che uccide la prole. Si terrà conto di questa raccomandazione di S. Paolo: “Non vi rifiutate l’un con l’altro, se non forse di comune accordo per un po’ di tempo al fine di attendere all’orazione; e di nuovo tornate a stare insieme; che non abbia a tentarvi Satana per la vostra incontinenza”.
Nell’adempimento di questo dovere ci vuole moderazione come nell’uso del nutrimento; vi sono anche casi in cui l’igiene e la decenza richiedono che si pratichi per un dato tempo la continenza. Non ci si riesce se non quando si è presa l’abitudine di subordinare il piacere al dovere e di cercare nel frequente uso dei sacramenti rimedio ai violenti desideri della concupiscenza. Si ricordi che nulla è impossibile e che con la preghiera si ottiene sempre la grazia di praticare le virtù anche più austere.
A tal proposito, vorrei interrompere un momento la lettura del Compendio di padre Tanquerey e leggere cosa disse in merito papa Pio XII nella sua famosa allocuzione alle Ostetriche del 1951:
«Ma si obietterà che una simile astinenza è impossibile, che un tale eroismo è inattuabile. Questa obiezione voi oggi la sentirete, voi la leggerete dappertutto, anche da parte di chi, per dovere e per competenza, dovrebbe essere in grado di giudicare ben diversamente. E si adduce a prova il seguente argomento: — Niuno è obbligato all’impossibile, e nessun legislatore ragionevole si presume che voglia obbligare con la sua legge anche all’impossibile. Ma per i coniugi l’astinenza a lunga durata è impossibile. Dunque, non sono obbligati all’astinenza; la legge divina non può avere questo senso».
In tal guisa da premesse parzialmente vere si deduce una conseguenza falsa. Per convincersene basta invertire i termini dell’argomento: — Iddio non obbliga all’impossibile. Ma Iddio obbliga i coniugi all’astinenza se la loro unione non può essere compiuta secondo le norme della natura. Dunque, in questi casi l’astinenza è possibile. — Abbiamo a conferma di tale argomento la dottrina del Concilio di Trento, il quale, nel capitolo sulla osservanza, necessaria e possibile, dei comandamenti, insegna, riferendosi a un passo di S. Agostino: «Iddio non comanda cose impossibili, ma mentre comanda, ammonisce, e di fare quel che puoi, e di domandare quel che non puoi, e aiuta affinchè tu possa» (Conc. Trid. Sess. 6 cap. II Denzinger n. 804 – S. August. De natura et gratia cap. 43 n. 50 Migne P. L. vol. 44 col. 271).
Perciò non lasciatevi confondere nella pratica della vostra professione e nel vostro apostolato da questo gran parlare d’impossibilità, né per ciò che riguarda il vostro giudizio interno, né per ciò che si riferisce alla vostra condotta esterna. Non prestatevi mai a qualsiasi cosa contraria alla legge di Dio e alla vostra coscienza cristiana! È fare un torto agli uomini e alle donne del nostro tempo lo stimarli incapaci di un continuato eroismo. Oggi per tanti motivi — forse sotto la morsa della dura necessità, od anche talvolta al servizio della ingiustizia — si esercita l’eroismo in un grado e con una estensione che in tempi passati si sarebbe creduto impossibile. Perché dunque questo eroismo, se veramente le circostanze lo esigono, dovrebbe arrestarsi ai confini segnati dalle passioni e dalle inclinazioni della natura? È chiaro: chi non vuole dominare se stesso, nemmeno lo potrà; e chi crede di dominarsi, contando solamente sulle proprie forze, senza cercare sinceramente e con perseveranza l’aiuto divino, rimarrà miserevolmente deluso.
Ecco quel che concerne il vostro apostolato per guadagnare i coniugi al servizio della maternità, non nel senso di una cieca schiavitù sotto gl’impulsi della natura, ma di un esercizio dei diritti e dei doveri coniugali, regolato dai principi della ragione e della fede».
Parole su cui meditare. Ma riprendiamo ora la nostra lettura.
La continenza assoluta è un dovere per tutte le persone che non sono unite dai vincoli di legittimo matrimonio. Per cui deve essere praticata da tutti prima del matrimonio come pure da coloro che si trovano nel santo stato di vedovanza. Ma vi sono inoltre anime elette chiamate a praticare la continenza per tutta la vita, o nello stato religioso, o nel sacerdozio o anche nel mondo. È bene fissare a queste persone regole speciali per la conservazione della perfetta purità.
La castità è virtù fragile e delicata che non può conservarsi se non è protetta da altre virtù; è una cittadella che per la sua difesa ha bisogno di forti avanzati. Questi forti sono quattro: 1° l’umiltà, che produce la diffidenza di sé e la fuga delle occasioni pericolose; 2° la mortificazione, che, combattendo l’amor del piacere, coglie il male alla radice; 3° l’applicazione ai doveri del proprio stato, che previene i pericoli dell’ozio; 4° l’amor di Dio, che, appagando il cuore, l’impedisce d’abbandonarsi a pericolosi affetti. Chiusa nel centro di questo quadrilatero, l’anima può non solo respingere gli assalti del nemico ma anche perfezionarsi nella purità.
Nei prossimi due podcast, analizzeremo in dettaglio questi quattro punti.