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In Francia avanza la scristianizzazione e subentra l’islam

SVelata25 Maggio 2021
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Nel 2019 il 21,5% dei neonati in Francia ha ricevuto un nome arabo. Dunque, ogni cinque nuovi nati, uno è arabo o comunque musulmano. È il risultato di un’indagine dell’Insee – l’Istituto nazionale di statistica e di studi economici – condotta per verificare la reale composizione etnica della Francia. Una ricostruzione approssimativa, s’intende. Si sono, infatti, rivolti ai registri neonatali degli ospedali per aggirare l’ostacolo: operare una stima dell’attuale composizione etnica della Francia non è possibile, perché tale tipo di raccolta dati è vietato dai censimenti.

La rielaborazione è certamente approssimativa, eppure la realtà è fotografata con una certa puntualità. I dati sono abbastanza uniformi per l’intero territorio nazionale. Anche se nei dipartimenti di Marna e Senna la sproporzione è tale che si registrano picchi fino al 54% di nuovi nati arabi. La dimensione significativa di tali numeri è data dal fatto che nel 1969 i nuovi nati con nomi arabi erano il 2%: sono bastati cinquant’anni per arrivare al 21%. E se in questo arco temporale le mutazioni sono avvenute nell’assoluto silenzio, oggi, il fallimento di ogni modello d’integrazione ha palesato il moltiplicarsi dei cosiddetti “territori perduti”, l’incubo del terrorismo jihadista e del separatismo islamico che a loro volta hanno imposto un’attenzione mai come oggi.

Sono certi dati a denunciare un destino imminente per Parigi. È la più grande popolazione musulmana d’Europa, con quasi il 10% dei francesi ormai islamico, ad imporre l’ambizione dell’integrazione: una minoranza che sarà una massa critica domani. Che fare? si domanda il governo francese mentre abbozza disegni di legge per far fronte ad un futuro che è già dietro la porta.

Il Pew Research Center di Washington, uno dei più accreditati istituti di ricerca demoscopica del mondo, nel 2017 pubblicò uno studio che non è stato poi troppo considerato. Secondo l’istituto americano, se anche si volesse trascurare il dato dell’immigrazione impossibile da arginare, tutte le proiezioni assumono come una costante il fatto che la fecondità dei musulmani già presenti e di quelli futuri rimarrà più alta di quella degli europei. In Francia, nel Regno Unito e in Svezia la fecondità dei musulmani è molto superiore al tasso di rimpiazzo, collocandosi fra 2,9 e 2,8 figli per donna, ed è superiore a quella dei non musulmani di un figlio per donna.


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Poi ci sono le cifre su terrorismo, radicalizzazione, minori non accompagnati e bande del narcotraffico. Le stesse che hanno fornito un fondamento all’inquietudine espressa dalle forze dell’ordine francesi che in due occasioni, negli ultimi mesi, hanno denunciato il loro timore di un imminente  rischio di guerra civile direttamente al presidente Macron. Due lettere caratterizzate da un tono altrettanto allarmistico e indicativo dell’elevato malcontento serpeggiante tra le forze armate.  L’inazione comporterebbe dei rischi elevati ed esiziali, spiegano i firmatari, come la trasformazione della Francia in uno “Stato fallito”. La Francia è il Paese dell’Unione europea con più cittadini partiti per combattere per l’Isis. Ma vi è anche il numero più elevato di radicalizzati e sorvegliati per terrorismo, 11.000 attivi, e 20.000 attivi e segnalati. Sono 5 milioni quanti vivono nelle cosiddette aree urbane sensibili.

Quanto ai dati dell’Insee, pur nell’approssimazione dell’indagine, centri di ricerca, studi indipendenti di università concordano sul fatto che tutti questi record che stanno cambiando per sempre la Francia non si spiegano solo con l’immigrazione e l’elevata natalità, ma con le conversioni all’islam. Secondo l’Ufficio centrale del culto, servizio del Ministero dell’Interno francese, ci sono 4.000 conversioni all’islam all’anno. Un dato che l’ente giudica “al ribasso”, dal momento che molte moschee non si preoccupano di registrare quelli che chiamano i “tornati”.

Le “conversioni all’islam” non rappresentano un fenomeno circoscritto alle periferie, ma soprattutto da quasi quindici anni si sono prese la scena anche del cosiddetto “star system” con sempre più personaggi celebri del mondo dello spettacolo, del cinema e dello sport. Frank Ribéry, Paul Pogba, Mesut Özil, Nicolas Anelka Sinead O’Connor, Snoop Dogg, Zayn Malik, Kery James, Gims, sono alcuni degli sportivi e cantanti celebri che hanno pronunciato la shahādah, la testimonianza pubblica di fede di un musulmano.


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Nei prossimi decenni, si assisterà, senza un’inversione di tendenza estrema, ad un cambio di paradigma sia etnico che religioso. Per il Pew Research Center accadrà nel 2050; secondo l’economista Charles Gave il sorpasso sarà nel 2060.

Anche perché l’eclissi del cattolicesimo è ormai chiara. In Francia, ogni giorno, si verificano almeno tre atti contro il cristianesimo: che si tratti di un attentato, una profanazione o una chiesa data in fiamme, le azioni dissacranti e violente contro edifici e simboli cristiani sono all’ordine del giorno. La mappa interattiva dell’Osservatorio sulla cristianofobia francese, mese per mese, documenta il clima tremendo che sta investendo il cuore dell’Europa. L’Osservatorio classifica le aggressioni in sei categorie: incendio doloso, omicidio-aggressione, vandalismo, furto, attentati e sequestro di persona. Le decapitazioni ai danni di statue della Vergine sono frequentissime, le Ostie consacrate vengono spesso profanate e i dipinti religiosi rubati. La Francia è la nazione in cui ha luogo un terzo di tutti gli attacchi contro il cristianesimo in Europa.

Secondo l’Observatoire du patrimoine religieux, una nuova moschea apre ogni due settimane. Ogni anno, invece, scompaiono fino a 50 chiese. Alcune vengono bruciate, altre vendute, moltissime demolite. Secondo l’Osservatorio, se l’adattamento di circa cinquemila chiese ad uso profano – discoteche, palestre e centri commerciali – è prossimo in un arco di tempo più o meno esteso, il sorpasso dei luoghi di culto islamici è ormai dietro l’angolo. Due terzi degli incendi che danneggiano o distruggono le chiese cattoliche sono di origine dolosa, ma nella stragrande maggioranza dei casi restano senza un colpevole, quindi impuniti. Ma, sempre secondo l’Osservatorio, ci sono anche tremila chiese lasciate in stato di totale abbandono. Soltanto un terzo dei luoghi di culto cattolici gode di forme di tutela statale, ovvero 15.000 su oltre 45.000.


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Monsignor Dominique Rey, vescovo di Fréjus-Tolone, sostiene che il vuoto lasciato dal cristianesimo e l’intolleranza siano la convergenza tra il laicismo e l’emergere dell’islam.

I simboli religiosi come le croci non possono essere indossati negli uffici pubblici in Francia, mentre il velo islamico è più che accettato. I prodotti halal hanno scaffali in primo piano nei supermercati e dai media alla pubblicità la presenza islamica e l’attenzione per il Ramadan non è più sottotono. La società è sempre più segnata dalla presenza dell’islam. La Francia, ma non solo, è in un momento di forte scristianizzazione in cui la tradizione cristiana non irriga più la cultura. Ha da tempo cessato di essere “la figlia primogenita della Chiesa”: è una figlia che ha dimenticato le sue origini.

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