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Il vittimismo non ti fa donna, viaggio nel tempo del ’68 rovesciato

SVelata06 Ottobre 2020
Testo dell'audio

Il merito comincia, quindi, dal nascere donne? È questo che vorrebbero insegnarci? Che si è più donne se si nega di avere un seno e ci si rifiuta di allattare? E che invece il sesso maschile non è degno di esistere o sopravvivere.

Dal metoo in particolare (ma anche da prima) il maschio bianco è stato chiamato a rispondere di un concorso morale nelle colpe. Per gli gli stessi motivi per cui l’intellighenzia ha aderito e aderisce all’ideologia comunista: l’anticonformismo morale e uno strano spirito della rivolta. Una diminuzione di facciata senza contenuto teorico e logico. D’altronde si sa, i coriandoli della sinistra culturale ripagano solo a parole. E oggi siamo all’apogeo del ribaltamento della normalità tra narcisismo morale e esibizioni di virtù.

Dal ’68 in poi, eppure oggi in maniera più violenta che mai, l’Occidente è diventato una specie di inferno dove la narrativa vuole l’uomo bianco come un predatore pronto ad aggredire le donne ad ogni angolo della strada. E la donna, invece, oggetto di sfruttamento in ogni mestiere. Tutto questo è prima di tutto il risultato di quanto esposto sopra e della “femminizzazione” del mondo del lavoro, specie del giornalismo: la sensibilità per certi temi è ormai esasperata.

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