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Il Vangelo

Liturgia25 Giugno 2020
Testo dell'audio

La seconda lettura biblica si chiama “Vangelo” e conclude – quando viene cantato solennemente – la prima parte della messa. Il termine “Vangelo” si usa qui in senso stretto e vuol significare una pericope (περιϰοπή), cioè un testo desunto dai quattro Vangeli per l’uso liturgico più appropriato. Nel Nuovo Testamento il medesimo ha un significato più esteso e comprensivo. Vangelo significa infatti “Buona Novella”. La Buona Novella nel senso più sublime è però l’intera Rivelazione di Dio fatta in e tramite Cristo; è la pienezza della Verità e della Grazia che Cristo ha portato nel Mondo.

Questa Buona Novella della salvezza e della pace echeggiò dapprima per bocca degli angeli ai pii pastori di Betlemme: “ecco, vi porto una lieta novella (in greco “euangelizo”), che sarà di grande gioia per tutto il popolo; oggi è nato per voi nella città di David il Salvatore, che è Cristo Signore” (Lc. 2,11). Lo stesso Salvatore conferma che lo Spirito Santo Lo ha inviato “ad annunciare la Buona Novella”, a guarire le ferite dei cuori contriti, a dire ai prigionieri che è giunta la libertà, e ai ciechi che ora possono di nuovo vedere (Lc. 4,18).

L’opera della Redenzione è giustamente chiamata “Vangelo”, cioè Buona Novella. Non è forse una delizia essere liberati dalla schiavitù del peccato e da Satana; essere strappati dal più profondo squallore, dall’abisso dell’eterno tormento e dalle insopportabili tenebre? Non è un incanto adorabile essere benedetti con la pienezza della Verità, con la ricchezza della Grazia e la Gloria del Padre delle misericordie e Dio di tutte le consolazioni (2Cor. 1,3) che, con il Suo Figlio, ci ha tutto donato? Non è un’ineffabile felice buona novella che Dio stesso, dalla Sua beatitudine, sia sceso a noi miserabili, in forma e natura d’uomo, per redimerci; e che Egli sia venuto dall’Alto a illuminare noi tutti che viviamo nelle tenebre e all’ombra della morte? C’è avvenimento più felice che il Re del Cielo sia nato dalla Vergine per ricondurre nel Regno dei cieli l’umanità perduta? Poiché la grazia e la bontà di Dio nostro Salvatore sono apparse a tutti gli uomini, allora tutti quanti devono rallegrarsi ed esultare in Dio nostro Salvatore. Sì, possiamo dirci felici che la Salvezza si è manifestata e Dio ci ha donato la più grande e preziosa delle promesse che gli uomini pii del Vecchio Testamento poterono salutare solamente da lontano.

La Redenzione operata tramite Cristo, ha versato sconfinate benedizioni su tutta la terra. Essa fu per la povera umanità un mare d’ineffabile giubilo e di consolazione celeste. Quanto preziosi devono essere per noi dunque i Santi Vangeli, che contengono le meravigliose realtà e i misteri della Redenzione, redatti dalla stessa mano di Dio! Le parole del Vangelo sono parole dell’eterna sapienza, della Parola creatrice e redentrice del mondo che, pur nella condizione di schiavitù, celava in sé la pienezza della divinità. Essa manifestò nella semplicità del linguaggio umano, sia con parabole comprensibili che anche senza immagini, la pienezza della divina verità e sapienza. E come chiamò all’esistenza il mondo naturale, così fece anche per il mondo sopranaturale che è il cristianesimo; ma con parole semplici, piene d’incommensurabile contenuto e di potenza creatrice, cui diede esistenza e durata perenni; anche in questo senso, dunque, esse sono sostenute dalla forza della Sua Parola (Ebr. 1,3).


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Il valore dei Vangeli consiste particolarmente nel fatto che essi ci mostrano – tramite l’ispirazione dello Spirito Santo, come nessun’altra forma di tradizione orale potrebbe fare – un’immagine completa, evocativa, vivente della persona, del parlare, agire, del vivere e soffrire del divino Redentore, tramite la descrizione di eletti testimoni oculari; e ciò che è ancora più grande, tramite l’ispirazione dello Spirito Santo stesso Che ci fa comprendere il loro contenuto come nessuna tradizione orale potrebbe fare.

La grazia veniva effusa sulle labbra di Gesù e la bellezza divina trasfigurava il Suo volto. Nei Vangeli percepiamo di continuo “la soavità delle Sue parole” e ancora guardiamo il Suo volto pieno di celeste mitezza e maestà. Certamente è necessaria un’adeguata luce della Grazia e un occhio spirituale limpido per riconoscere la figura del Redentore in tutta la Sua bellezza e gloria e per custodirla nel cuore con amore. Poiché Dio, che ha comandato alla luce di splendere dalle tenebre, Egli stesso irradia i nostri cuori per una conoscenza illuminata della Sua gloria nel volto di Gesù Cristo (2Cor. 4,6).

Le letture del Vangelo non servono solamente per istruire e per edificazione, ma sono allo stesso tempo da contemplare come atti liturgici, tramite i quali viene resa religiosa venerazione e ossequio alla parola e alla verità di Dio – e quindi a Dio stesso – che nelle Sue parole è presente quasi come maestro. Da qui si spiega la ricca corona di usi di profondo significato con cui viene circondato e insignito il Vangelo nelle celebrazioni solenni del Santo Sacrificio. Dopo il Corpo e il Sangue del Signore nel Sacramento e della Grazia dello Spirito Santo, a nient’altro la Chiesa dà un significato più alto e più sacro della Parola di Dio nel Vangelo. Ad Essa si rende omaggio, quando viene annunciata nella Messa, circondandola della luce delle candele e avvolgendola nell’incenso.


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Solamente essa che allora fu diffamata come Nemica della pura parola di Dio, restò fedele! Continuamente echeggi nella Chiesa le salmodie, Tu rivivi in essa ogni giorno nuova. L’incenso ti circonda, o eletta novella, Con il pio bacio ti loda il sacerdote, E implora d’infonder luce nel tuo essere, Per annunciarla fedelmente e integra; La Chiesa crede la visione or compiuta, Che lo stuolo dei profeti ci annunciò, In essa risplende divinamente la storia, Ed ora diventa realtà il Vecchio Testamento, L’inno di Mosè si spande ai confini della Terra, Ed in esso giubilando il Magnificat, Spargendo benedizioni fino all’ultimo giorno, O tu libro sacro, perfino la più umile tua pagina! (A. Baumgartner S.J.)

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