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Il Valore del Sacrificio Eucaristico (Parte II)

Liturgia30 Settembre 2021
Testo dell'audio

Prima di tutto, il Sacrificio Eucaristico va considerato nella misura in cui in esso Gesù Cristo offre Se Stesso, cioè Egli non è solo il dono sacrificale, ma anche il più eminente sacrificatore. A questo proposito il Sacrificio della Messa non è inferiore in valore a quello della Croce: entrambi sono ugualmente infiniti, egualmente al di là di ogni stima e ugualmente preziosi. Il valore infinito del Sacrificio della Messa consiste, infatti, anche nell’immensità dell’oggetto offerto; ma principalmente nella dignità infinita dell’Uomo-Dio sacrificante.

L’oggetto offerto sull’altare è il più ricco e il più glorioso, il migliore e il più prezioso che si possa immaginare, perché è Cristo stesso, il Suo Corpo e il Suo Sangue, la Sua santa umanità, che di per sé, cioè in virtù delle Sue prerogative e perfezioni naturali e soprannaturali, è incomparabilmente più nobile e preziosa di tutte le altre creature, e che per l’unione ipostatica con il Verbo Eterno, in cui è offerto, raggiunge e possiede dignità e sublimità infinite anch’esse al di sopra di ogni creatura.

Ma anche se il prezioso Sangue di Cristo, che è misticamente versato nel calice, ha un valore infinito, eterno e imperituro, tuttavia, questo di per sé non sarebbe sufficiente per impartire valore infinito al Sacrificio Eucaristico, dal momento che, per questo scopo, è necessario, soprattutto, che la persona che celebra debba possedere infinita grandezza e maestà, come è il caso con il Dio-Uomo, e con Lui solo.

Maria, la Vergine sempre benedetta, ha offerto suo Figlio nel Tempio e ai piedi della Croce; ma, per quanto santi e perfetti i suoi sentimenti, per quanto accettabile può essere stata la sua offerta per Dio, essa non era ancora infinita in valore, non infinitamente meritoria. La dignità e la grandezza divina della persona sacrificata conferirebbe invece un valore infinito ad un dono insignificante. Ma poiché Gesù Cristo, l’Eterno Figlio di Dio e lo Splendore della gloria del Padre, offre nella Messa Se stesso, la Sua stessa carne e sangue, il Sacrificio dell’Altare è in ogni aspetto infinitamente prezioso e pregiato.


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Il valore infinito del Sacrificio Eucaristico deve essere ancora più minuziosamente distinto, cioè considerato in un duplice senso. In primo luogo, possiamo significare la grandezza infinita, l’eccellenza e la perfezione peculiari del Sacrificio Eucaristico, perché Cristo è il sacerdote sacrificante e la vittima offerta. Questo valore, questa dignità morale del Sacrificio Eucaristico, dipende dalla grandezza e dalla santità di Cristo; in quanto Egli nel presente sacrifica Se stesso e viene sacrificato sull’altare.

Ma se comprendiamo così il valore infinito della soddisfazione e del merito, cioè il prezzo e il riscatto infinito, il tesoro inesauribile della redenzione contenuto nel Sacrificio Eucaristico, anch’esso ha origine da Cristo, ma non in quanto Egli si offre ora sull’altare, ma in quanto una volta Egli stesso si offrì sulla Croce; perché mediante l’atto Sacrificale Eucaristico Cristo non può più meritare soddisfazione e acquisire merito, ma vi applica costantemente il tesoro di merito pienamente acquisito sulla Croce.

Ora, se consideriamo il Sacrificio Eucaristico in sé, cioè la dignità divina del Sacerdote Sacrificante e della Vittima, così come gli imperscrutabili tesori ivi racchiusi dei frutti del Sacrificio della Croce, percepiamo allora come la Santa Messa abbia un valore assolutamente infinito. Come sacrificio infinitamente prezioso e infinitamente perfetto, la Santa Messa possiede evidentemente anche un potere infinitamente grande per produrre quegli effetti che per istituzione di Cristo appartengono ad essa e le sono peculiari. Ma, ci si può ulteriormente chiedere, gli effetti effettivamente generati dall’infinitamente prezioso ed efficace Sacrificio dell’Altare, sono altrettanto infiniti e illimitati, o non sono piuttosto finiti e limitati? Per rispondere a questa domanda, dobbiamo considerare il Sacrificio Eucaristico nella sua relazione con Dio, al quale è offerto, e poi nella sua relazione con l’uomo, per il quale è offerto.


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