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Il Signore è misericordioso perché è giusto

Il viandante09 Marzo 2020
Testo dell'audio

In questi giorni di paura e tensione per il coronavirus, siamo spinti a cercare conforto in alcune cose che nel corso della nostra vita normale forse abbiamo accantonato. Per esempio, molti trovano conforto nelle letture spirituali, perché questo coronavirus ci mette di fronte alla nostra fragilità. Certamente, un conto è la realtà del virus e un altro è la psicosi intorno al virus. Ma gli studiosi di comportamento delle folle, sanno che i meccanismi che si scatenano in queste situazioni sono del tutto irrazionali. Bisognerebbe riscoprire un canto come Parce Domine, un antifona gregoriana il cui ritornello dice nella sua versione Italiana: “Perdona, Signore, perdona il Tuo popolo, non rimanere in eterno adirato con noi”. Abbiamo seguito le polemiche per le dichiarazioni del Cardinale Angelo Scola sul fatto che Dio non ci castighi. Ma Dio può permettere alcune calamità per ricavarne un bene maggiore per noi. È come il padre che mette in castigo il figlio per dargli un insegnamento più alto. Poi, ricordiamo che quando ci andiamo a confessare, diciamo: ” mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho meritato i tuoi castighi….”.

Le strofe che si accompagnano con l’antifona Parce Domine dicono: “Plachiamo l’ira vendicatrice, piangiamo di fronte al Giudice; chiamiamolo con voce supplicante prostrati diciamo tutti insieme: perdona, Signore, perdona il Tuo popolo, non rimanere in eterno adirato con noi. Con le nostre colpe abbiamo offeso la Tua clemenza. Tu che perdoni, effondi su di noi la Tua indulgenza”. Ecco, come viene detto in questa antifona in modo così bello, c’è sempre un equilibrio misterioso fra la giustizia e la misericordia di Dio, un equilibrio che noi non comprendiamo per le nostre forze limitate, ma che realmente esiste. Nella strofa che ho letto in precedenza viene detto “Tu che perdoni“. Ecco, il nostro Dio mette alla prova ma sa anche consolare.

Quanto sta avvenendo nel mondo in questi giorni, ci richiama alla nostra fragilità, al fatto che siamo soltanto dei peccatori, che questa è la nostra carta d’identità di cristiani. Mettendoci così, con le mani vuote davanti a Lui, cerchiamo di invocare la sua misericordia sulle nostre miserie.

Mi sembra una bella risposta ci viene data in questa poesia di Rabindranath Tagore, in cui dice:


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“Dammi il supremo coraggio dell’Amore,
questa è la mia preghiera,
coraggio di parlare,
di agire, di soffrire,
di lasciare tutte le cose,
o di essere lasciato solo.
Temperami con incarichi rischiosi,
onorami con il dolore,
e aiutami ad alzarmi ogni volta che cadrò.
Dammi la suprema certezza nell’amore,
e dell’amore,
questa è la mia preghiera,
la certezza che appartiene alla vita nella morte,
alla vittoria nella sconfitta,
alla potenza nascosta nella più fragile bellezza,
a quella dignità nel dolore,
che accetta l’offesa,
ma disdegna di ripagarla con l’offesa.
Dammi la forza di amare
sempre
e ad ogni costo”.

La poesia ci aiuta a mettere le cose in una prospettiva più alta. Riscopriamo quindi la nostra bella poesia liturgica. Ripensiamo al Parce Domine in questi giorni di prova.

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