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Il sacrificio nel suo senso giusto

Liturgia01 Ottobre 2020
Testo dell'audio

Gli atti interiori e gli affetti della virtù della religione, ossia l’adorazione, il ringraziamento, la petizione e la soddisfazione, si manifestano in tanti modi, ma la loro espressione suprema e più solenne si trova nel sacrificio. Il sacrificio è un atto speciale del servizio divino, e, come tale, si differenzia essenzialmente da tutti gli altri atti di culto. Per intendere rettamente l’idea di sacrificio, dobbiamo chiedere quale sia il suo significato e in che cosa consiste la sua essenza. Con il termine sacrificio, noi intendiamo l’offerta di un oggetto visibile, effettuata attraverso un qualsiasi cangiamento, trasformazione o distruzione dello stesso con lo scopo di rendere concretamente atto dell’assoluta Maestà e Sovranità di Dio, e della totale dipendenza e sottomissione dell’uomo.

Il sacrificio è l’offerta di un oggetto visibile; quindi, come offerta a Dio è necessario un dono visibile. E dato che esso deve corrispondere al Destinatario, deve quindi essere scelto con il dovuto riguardo. Conseguentemente, l’offerta più appropriata a Dio è ciò che c’è di più nobile della creazione visibile, ossia la vita umana. Perciò Cristo, affinché potesse presentare il più perfetto sacrificio, offrì la Sua preziosissima vita sulla Croce, secondo la volontà di Suo Padre. In ogni altro caso, Dio non ha voluto che Gli fosse offerta vita umana; piuttosto si accontentava dell’offerta interiore del cuore e la sua espressione simbolica, cioè, con la presentazione di una creatura irrazionale in sostituzione della vita umana e offerta al suo posto. E’ lampante che le cose che servono direttamente al sostenimento dell’uomo, siano esse creature viventi o cose inanimate, rappresenterebbero la vita stessa dell’uomo e perciò possono sostituire degnamente l’uomo stesso come offerta.

Per esempio, prima di Cristo, tali offerte consistevano in agnelli, vitelli, colombe; in pane, vino, olio, sale, incenso. E dato che simili doni venivano offerti per dare onore a Dio, è ovvio allora che dovevano essere i più perfetti possibile, senza macchia o difetto. In quanto il sacrificio è un atto esterno di culto, il suo valore dipende principalmente dalla dignità e la disposizione delle persone offerenti; anche il valore del dono presentato contribuisce a rendere il sacrificio più accettabile a Dio.

Quindi, quando il cuore è animato da retti sentimenti, solo i doni più preziosi saranno scelti come offerte per una azione così sublime e sacra. Dall’altro canto, offerte di oggetti di poca importanza o triviali o imperfetti, è segno che manca del tutto lo spirito giusto di sacrificio e di rispetto per la Maestà Divina.


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