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Il ricordo dei defunti nella storia

Catechesi28 Ottobre 2019
Testo dell'audio

S. Gregorio Magno coi suoi Dialoghi contribuì notevolmente a promuovere tra i cristiani la devozione verso le anime del Purgatorio. Il Padre Lefebvre era salito dire ché S. Gregorio Magno doveva essere amato ed onorato dai fedeli per molte ragioni, ma sopratutto perché aveva esposto in maniera tanto chiara e commovente la dottrina del Purgatorio, e credeva che se non avesse parlato con tanta eloquenza di quelle anime sante, la devozione nutrita verso di loro nei secoli posteriori sarebbe stata meno ardente, e quindi insieme alla devozione verso le anime del Purgatorio inculcava sempre nei fedeli sentimenti di riconoscenza verso il santo Dottore.

Nel sesto secolo si introduce l’uso dell’Ufficiatura dei Morti, e da allora in poi le testimonianze della tradizione si accumulano in modo che è impossibile citarle tutte. Sul finire del decimo secolo nella Certosa di Cluny, per opera del santo abate Odilone ebbe origine la Commemorazione dei Morti, che da quel tempo si celebra ogni anno dalla Chiesa cattolica il 2 novembre, giorno seguente a quello in cui si celebrano le gioie della Chiesa trionfante con la Festa di Tutti i Santi.

Due secoli più tardi il grande Alighieri, che va considerato come l’interprete e lo specchio del suo tempo, riassumendo nella sua magnifica epopea tutte le pie credenze dell’epoca, esponeva coi canti più sublimi e con le più commoventi ispirazioni le pene del Purgatorio. Sappiamo d’altra parte quanta fosse nel medio evo la devozione verso i defunti.

In alcune città quando scendevano le ombre della notte e ciascuno si riposava dai lavori della giornata, si udiva per le strade la voce del banditore notturno, che in quel cupo silenzio andava ripetendo – O buoni fratelli che vegliate, pregate per i defunti. – Gli uomini dei nostri giorni, che aboliscono con tanta cura gli emblemi della morte, troverebbero certamente troppo lugubre un simile avvertimento, ma in quell’età di fede i popoli erano meno delicati. La Chiesa militante formava una sola famiglia con la Chiesa purgante: il ricordo dei poveri morti non turbava il sonno di nessuno; col pretesto della sensibilità non si cercava di farlo scomparire dalla mente di coloro che i trapassati avevano amato. Ai nostri giorni tutto è cambiato.


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Il ricordo dei defunti spesso ci riesce importuno: rari i pellegrinaggi alle tombe, fievole la riconoscenza, pochi i suffragi. Si è tentato perfino di distruggere i corpi dei nostri trapassati, per impedire così le salutari lezioni che vengono dalle loro tombe: al rito cristiano della inumazione si vorrebbe sostituire quello pagano della cremazione.

Nel secolo decimoquinto il Concilio di Firenze si occupò lungamente della questione del Purgatorio. Non già che la Chiesa latina e la greca non si trovassero d’accordo circa l’esistenza di codesto luogo di pena, ma la controversia era sorta sulla natura è sulla durata delle pene e, come vedremo altrove, per non porre ostacolo alla desiderata unione della Chiesa greca alla latina, il Concilio si astenne dal pronunziarsi su questo punto. Nel secolo seguente una voce blasfema si fece udire nella Chiesa, condannando per la prima volta la preghiera per i defunti. Era la voce di Lutero, che voleva infrangere quei vincoli sacri, che ci uniscono ai fratelli d’oltre tomba, soffocando la preghiera sulle labbra e la speranza nel cuore di coloro che rimpiangono dilette memorie.

Non più Purgatorio, non più stato intermedio tra la beatitudine del Cielo e le pene eterne dell’Inferno; cose tutte contrarie, diceva l’eresiarca, ai sentimenti più santi, alle ispirazioni più commoventi del cuore umano. Per una felice incoerenza non pochi protestanti si riconobbero cattolici presso la tomba di persone a loro care, e malgrado i sofismi del loro spirito, uscì spontanea da quei petti la preghiera in suffragio dei morti. Tolte però queste eccezioni, è certo che il Protestantesimo non ammette la preghiera per le anime dei trapassati.


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A codeste negazioni infondate, la Chiesa cattolica, vera madre delle anime, oppose, una splendida reazione, poiché dopo avere rivendicato solennemente nel Concilio di Trento l’antica fede sul Purgatorio, dichiarando anatema chiunque negasse la sua esistenza e l’utilità dei suffragi pei morti (Sess. VI cap. 3o, Sess. XXII cap. 2, Sess. XXV decretum), essa promosse per ogni parte la formazione di pie Società con lo scopo di pregare per i defunti.

Così vediamo a Roma Paolo V autorizzare e incoraggiare la pia pratica di comunicarsi in una domenica di ogni mese a suffragio dei defunti, e a Bruxelles stabilirsi una Congregazione il cui scopo è di pregare per la liberazione delle anime del Purgatorio, poiché, dicono gli statuti di questa Congregazione, se vi sono nella Chiesa Ordini religiosi fondati col pio scopo di redimere gli schiavi, con più forte ragione devono esistere congregazioni e confratelli che si occupino non a liberare dai ceppi i corpi dei cristiani, ma a trarre le loro anime dalle pene del Purgatorio. Queste pie confraternite si moltiplicarono e diffusero per tutto il mondo cristiano, e dappertutto furono arricchite di privilegi e di numerose indulgenze dai Vescovi e dai Sommi Pontefici. Pure ai nostri dì molto si prega per le anime sante del Purgatorio.

La pratica dell’atto eroico a vantaggio dei defunti, che nei tempi passati era in uso solo qua e là, quasi come eccezione, ai giorni nostri si è talmente generalizzata, che intere comunità religiose hanno più volte rinunziato a tutto il merito delle loro opere buone per convertirlo a pro dei defunti, e in quasi tutte le parrocchie è invaso il pio costume di consacrare l’intero mese di Novembre a suffragare le anime del Purgatorio.


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Finalmente in questi ultimi anni si è formato un Ordine religioso con lo scopo di procurare per mezzo della preghiera e del sacrificio il sollievo di quelle povere anime. Così il ricordo dei morti rimane, e rimane a dispetto della lotta ché si è fatto e si sta facendo a danno di quei cari che, lasciandoci, sperarono nel nostro soccorso, e non è un ricordo sterile, ma fatto di rimedi efficaci, di preghiere, di sacrifici, di opere buone, offerte alla giustizia divina, onde affretti il soggiorno beato della perpetua pace nella visione beatifica alle anime sante di coloro, che ci precedettero nel travaglio della vita terrena.

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