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Il Paradiso e il Bene Sommo

Spiritualità06 Giugno 2020
Testo dell'audio

E che cosa faremo in quella casa, puoi trovarlo chiaramente espresso in un altro salmo: Beati coloro che abitano nella tua casa, nei secoli dei secoli ti loderanno. Ebbene il salmista, se così possiamo dire, ardendo di desiderio e bruciando in questo amore, desidera abitare nella casa del Signore tutti i giorni della sua vita: nella casa del Signore tutti i giorni della sua vita, giorni non con una fine, ma eterni. Qui infatti si parla dei giorni così come degli anni dei quali è detto: e non verranno meno i tuoi anni. Infatti i giorni della vita eterna sono un sol giorno senza tramonto.

Ecco dunque che cosa ha detto al Signore: Questa cosa ho desiderato, questa sola ho chiesto, e questa ricercherò. Ed ora chiediamogli: Che cosa farai lassù? quale sarà colà la tua gioia? quale la ricreazione del cuore? quali saranno quelle delizie donde trabocca la gioia? Non continueresti infatti a restarvi se non fossi felice. Ma quella felicità, donde deriva? Conosciamo infatti, qui, diverse felicità del genere umano, e ciascuno si dice misero quando gli è sottratto ciò che ama. Invero gli uomini amano diverse cose; e quando uno sembra possedere ciò che ama, si dice felice.

Tuttavia è veramente felice non se ha ciò che ama, ma se ama ciò che deve essere amato. Molti infatti sono più infelici avendo ciò che amano, che essendone privi. Infatti amando cose dannose sono infelici, e più infelici ancora se le posseggono. E Dio [si mostra] benigno, quando, se amiamo il male, ci nega ciò che amiamo; [si mostra] invece adirato quando concede a chi ama ciò che ama malamente. Con estrema chiarezza l’Apostolo dice: Dio li ha abbandonati alla concupiscenza del loro cuore. 

Ha dato cioè loro ciò che essi amavano, ma per loro condanna. E di nuovo abbiamo una richiesta non accolta. A cagione di questo tre volte pregai il Signore – dice – che me lo togliesse (si tratta del pungiglione della carne) ed egli mi disse: Ti basta la mia grazia: perché la virtù si perfeziona nella infermità. Ecco dunque che quelli ha dato in balia della concupiscenza del loro cuore, mentre ha negato a Paolo apostolo quanto aveva chiesto: a quelli ha donato per loro condanna, a questo ha negato per sua salvezza. Poiché quando amiamo ciò che Dio vuole che amiamo, non v’è dubbio che ce lo concederà. Questa è quell’unica cosa che deve essere amata: abitare nella casa del Signore per tutti i giorni della nostra vita.


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E poiché in queste terrene dimore gli uomini si dilettano in svariate delizie e voluttà, ed ognuno vuole abitare in quella casa ove non vi sia niente che ferisca il suo animo ed invece vi siano molte cose che lo dilettano, e se poi gli vengono sottratte quelle cose che lo deliziavano l’uomo vuole andarsene non importa dove, interroghiamo con più viva insistenza, e ci dica [il salmista] che cosa noi stessi faremo e che cosa egli farà in quella casa ove brama e anela, desidera e questo solo chiede al Signore, di abitare in essa per tutti i giorni della sua vita. Che cosa farai colà, ti chiedo? che cos’è quel che desideri? Ascolta la risposta: Per contemplare la felicità del Signore.

Ecco che cosa amo, ecco perché voglio abitare nella casa del Signore per tutti i giorni della mia vita. Perché ivi è un sublime spettacolo: contemplare cioè la felicità del Signore stesso. Vuole insomma, finita la sua notte, trovarsi stretto alla luce di Lui. Perché allora sarà il nostro mattino, trascorsa la notte; per questo in altro luogo dice il salmo: Al mattino mi leverò davanti a te e vedrò. Ora non vedo, perché sono caduto; allora starò in piedi e vedrò. Questa voce è propria dell’uomo: e l’uomo, appunto, è caduto, e non sarebbe stato mandato. Chi doveva rialzarci se noi non fossimo caduti. Noi siamo caduti, ed Egli è disceso. Egli è salito e noi siamo sollevati, poiché nessuno sale, se non chi è disceso.

Chi era precipitato è sollevato; chi era disceso, ascende. E non disperiamo per il fatto che soltanto Lui è salito. Infatti Egli solleva noi di quali è disceso mentre stavamo cadendo; e staremo saldi, e contempleremo e godremo la suprema felicità. Ecco, questo ho detto, e avete gridato per il desiderio di una qualche visione non ancora vista. Si elevi il vostro cuore sopra tutte le cose usuali, superi la riflessione tutti i vostri consueti pensieri nati dalla carne, frutto dei sensi carnali, e che immaginano non so quali fantasie. Rigettate tutto dall’animo, impedite l’accesso a tutto quel che vi viene alla mente; conoscete la debolezza del vostro cuore, e nel momento in cui si presenta qualcosa che siete in grado di pensare, dite: Non è questo, perché, se fosse questo, non mi sarebbe venuto alla mente così.


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È in questo modo che desidererete un [vero] bene. Quale bene? Il bene di ogni bene, da cui deriva ogni bene, il bene cui non si può aggiungere qualcosa che sia esso stesso bene. Noi diciamo infatti che un uomo è buono, che buono è un podere, buona una casa, un animale, un albergo, un corpo e che buona è l’anima; ad ogni cosa che hai nominato, hai aggiunto: buono. Ma vi è un Bene semplice, il Bene stesso in cui tutte le cose sono buone, il Bene stesso per cui tutte le cose sono buone: questa è la beatitudine del Signore e questa noi contempleremo. Già vi rendete conto, fratelli, che se ci dilettano queste cose buone che son chiamate buone, se ci dilettano quei beni che non sono di per sé tali (infatti tutte le cose mutevoli non sono buone in sé), quale sarà mai la contemplazione del Bene immutabile, eterno, che sempre permane identico? Per certo tutte queste cose che son dette buone a nessuna condizione ci arrecherebbero piacere se non fossero buone, ed in nessun modo potrebbero esserlo, se non lo fossero per Colui che è, semplicemente, il Bene.

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