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Il Graduale

Liturgia12 Marzo 2020
Testo dell'audio

Tra le due letture bibliche vengono inseriti ora due canti: il Graduale e l’Alleluia ossia il Tractus. Il motivo di questo vistoso intramezzo sta nel fatto che in tempi passati le letture erano tre e venivano intercalate da due canti. In seguito – all’incirca nel V secolo – le letture profetiche furono abolite, ma si mantennero ambedue i canti unendoli e collocandoli tra l’Epistola e il Vangelo. In alcuni giorni di Quaresima e in certe Messe di Quatember abbiamo anche oggi un numero maggiore di letture alle quali si aggiungono brevi canti.

Già Tertulliano e le Costituzioni Apostoliche conoscevano le salmodie responsoriali tra le letture bibliche. Tutti, di ogni età e genere, partecipavano al canto dei salmi, tanto che in 3 Nel canto sillabico a ogni nota corrisponde una sillaba (N.d.T.). 5 chiesa pareva come un impetuoso frastuono di onde marine. “Vegliardi, ragazzini, giovani donne e piccole bambine, a gran voce; il salmo riunisce i dissidenti e riconcilia i nemici: e chi non vorrebbe perdonare colui con cui s’innalza contemporaneamente la medesima preghiera a Dio?” (S. Ambrogio).

Nel suo centosettanraseiesimo discorso, S. Agostino dichiara: “Abbiamo ascoltato la prima lettura; poi abbiamo cantato il salmo incitandoci a vicenda, cantando con una sola voce e un solo cuore: venite, adoriamo!” Le ultime parole componevano il ritornello con cui l’assemblea rispondeva ad ogni verso del cantore. Di ciò S. Agostino parla con maggior precisione spiegando il Salmo 119: “È corto il salmo che ora abbiamo appena udito cantare e a cui abbiamo risposto”.

La spiegazione che il grande dottore della Chiesa dà del Salmo 138, che comprende 24 versi, incomincia con le seguenti parole: “Avevo ordinato che il letture iniziasse con un salmo più corto, ma nella presente confusione egli invece ne cantò un altro; perciò non volli seguire la mia propria volontà, ma vedere nello sbaglio del cantore la volontà di Dio. Se dunque con la lunghezza del salmo vi ho impegnato troppo, non dovete attribuire a me la colpa, ma piuttosto considerare che Dio certamente non ha voluto assegnarci un po’ più di sforzo senza che ne derivi un beneficio”.


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In una predica nell’anniversario della sua intronizzazione Papa S. Leone Magno (440-461) dice: “Abbiamo cantato il salmo di Davide [109] in tono armonioso, e ciò non per innalzarci, ma bensì per glorificare Cristo, l’eterno Sommo Sacerdote”. La riduzione del nostro responsorio della Messa è dovuta principalmente all’introduzione, in questo canto, dello stile melismatico4 ovvero al passaggio delle risposte del popolo al solo coro dei cantori, avvenuto nel V secolo. Nel primo Medioevo la parte iniziale del Graduale era cantata da uno o più cantori, poi ripetuta interamente incominciando prima del verso o anche dopo di esso.

Dal XII secolo in poi s’incominciò a omettere questa ripetizione – una prassi veramente positiva per il nostro messale – mentre l’Introito conservò la replica. Con l’omissione della ripetizione, il Graduale della festa di S. Giovanni Battista – “Prima che io ti formassi nel grembo di tua madre, ti ho conosciuto; e prima che tu uscissi dal suo grembo, ti ho consacrato. Quindi il Signore allungò la Sua mano e toccò la mia bocca e mi parlò” – risulta logicamente incompleto.

Una recita corrispondente al senso di questo testo è resa possibile grazie al nuovo Graduale che permette l’antica ripetizione della parte iniziale dopo il verso. Il canto responsoriale è più cospicuo nella liturgia delle ore che non in quella della Messa. L’Ufficio possiede, sotto il nome di Responsorii, circa 850 canti che si distinguono per il contenuto, la profondità e la bellezza delle melodie. Qui si distinguono il cosiddetto grande o lungo Responsorio – che è cantato dopo la Lettura – dal Responsorio corto, il quale segue nel Capitolo l’ufficio minore delle ore. Il Responsorio ha ricevuto il suo appellativo dal modo originale con cui era eseguito; esso subì ripetute modifiche a seconda di certe particolarità del tempo e della regione. La consuetudine che all’inizio fosse cantato da uno o più solisti, e poi ripetuto dal coro, aveva in sé una certa solennità.


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Più tardi si decise di abolire la ripetizione a vantaggio della brevità; essa si mantenne solamente nel Responsorio-Alleluia della Messa, e nei responsorii corti dei giorni comuni. Secondo liturgisti medioevali, il Responsorio ha acquisito il suo nome proprio per questa ripetizione: s’intendeva il termine nel senso di una risposta per mezzo della ripetizione. Talvolta è pertinente anche un’altra spiegazione, secondo cui il Responsorio viene chiamato così perché è il controcanto che costituisce la risposta del coro ovvero del popolo al precedente contenuto della Lettura.

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