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Il Forte di Bard fermò Napoleone

Tesori d'Italia11 Aprile 2020
Testo dell'audio

Sul borgo di Bard domina un forte, sito su di un imponente promontorio roccioso tra Verrès e Pont-Saint-Martin, a 384 metri sul livello del mare e sulla sinistra della Dora Baltea, affluente del Po. Qui la valle si stringe sino a formare una gola, un tempo luogo privilegiato per controllare il passaggio verso la Francia, oggi invece geosito archeologico, che conserva le tracce neolitiche dell’intera area, tra cui formazioni geologiche – i segni dell’antico ghiacciaio – e incisioni rupestri – come barche stilizzate –.

Già in epoca altomedioevale le fonti attestano la presenza del forte, eretto in posizione assolutamente strategica: venne definito «inexpugnabile oppidum» nel 1034, sotto il dominio di Boso, visconte d’Aosta. I suoi discendenti lo ressero sino alla metà del XIII secolo. Fu poi occupato dalla signoria feudale dei conti Bard, probabilmente legati al vescovado d’Aosta. Ugo fu l’ultimo del Casato a presidiare l’imponente struttura, che, verso la metà del Duecento, passò nelle mani dei Savoia: Amedeo IV ne volle personalmente il controllo e qui piazzò un imponente guarnigione.

Nel 1661 il duca Carlo Emanuele II vi sistemò il presidio del ducato con l’artiglieria, dopo aver smantellato le vicine piazzeforti di Verrès e di Montjovet. Nel XVII e nel XVIII secolo vennero consolidate e potenziate le strutture difensive. Ma, del forte di Bard le cronache iniziarono ad occuparsi in modo particolare prima nel 1704, quando, nel corso della guerra di successione spagnola, Vittorio Amedeo II di Savoia ostacolò da qui la discesa in Italia dei Francesi; poi il 14 maggio 1800, quando venne fermato addirittura Napoleone Bonaparte.

L’avamposto difensivo dell’esercito austro-piemontese, infatti, costituito da soli 400 soldati comandati dal capitano Stockard von Bernkopf, bloccò i 40 mila uomini dell’Armée de Réserve francese, costringendo il grosso delle truppe ad aggirare la zona, passando attraverso il vicino colle di Albard. L’assedio durò un paio di settimane, dopo le quali, il 1° giugno, vi fu la resa, ma con l’onore delle armi. A quel punto, però, il forte venne raso al suolo per ordine dello stesso Napoleone, infastidito dall’affronto subìto.

Al seguito del Bonaparte, tra i membri dell’Armée, v’era anche un certo Henry Beyle, più noto con lo pseudonimo di Stendhal, all’epoca solo diciassettenne. 36 anni dopo, nel romanzo autobiografico La vie de Henry Brulard, narrò la battaglia, che si svolse proprio ai piedi del forte. Trent’anni dopo Carlo Felice di Savoia affidò il compito di ricostruire l’intero complesso difensivo all’ingegnere militare Francesco Antonio Olivero. La supervisione dei lavori venne affidata ad un giovane Camillo Benso conte di Cavour, giunto a Bard per questo nel 1831: visse tale incarico come una sorta di esilio, che contribuì a convincerlo di dover abbandonare la carriera militare, per abbracciare piuttosto quella politica.

I lavori, che si conclusero solo nel 1838, consentirono di realizzare tre diversi corpi di fabbrica su livelli differenti del promontorio: al piano basso han trovato posto l’Opera Ferdinando e l’Opera Mortai, al centro l’Opera Vittorio ed in alto l’Opera Gioia e l’Opera Carlo Alberto. In particolare, l’Opera Mortai custodiva, in ampi magazzini protetti da una cinquantina di cannoni, munizioni e cibo per garantire tre mesi di autonomia in caso di assedio. All’interno il maniero contava 283 locali, che potevano ospitare fino a 416 soldati, il doppio nel caso fossero utilizzati i giacigli a terra, oltre a 176 locali di servizio, prospicienti un vasto cortile quadrangolare interno, utilizzato come piazza d’armi.

Caduto in disuso alla fine dell’Ottocento, il forte è stato utilizzato in seguito come carcere militare e, fino al 1975, come polveriera dell’Esercito italiano. La proprietà del complesso è passata poi alla Regione Autonoma Valle d’Aosta: dopo una parziale riapertura negli Anni Ottanta, sono iniziati importanti lavori di restauro con interventi ispirati al recupero conservativo, che consentirono, dopo dieci anni, di riaprirlo al pubblico nel gennaio 2006.

Oggi il forte è sede di tre percorsi permanenti: il Museo delle Alpi presso l’Opera Carlo Alberto, le Alpi dei Ragazzi e la Scala del Tempo presso l’Opera Vittorio, infine le Prigioni ovvero 24 celle di detenzione, disposte lungo quattro sezioni, per ospitare un percorso storico-architettonico, costruito sulle diverse fasi di sviluppo della struttura, da quella medioevale alla rocca ottocentesca. Più recente la realizzazione del Museo del Forte presso l’Opera Ferdinando Superiore, dedicato alla storia delle fortezze ed alle tecniche difensive.

 

Questo testo di Francesco Corradi è tratto dalla rivista Radici Cristiane. Visita radicicristiane.it

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