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Il cuore e l’anima di Vienna

Tesori del Mondo20 Luglio 2019
Testo dell'audio

La Cattedrale di Vienna, dedicata al protomartire santo Stefano, rappresenta il cuore e l’anima della capitale austriaca, nonché un magnifico monumento alla gloria divina, edificato su di una piccola chiesa precedente.

In qualsiasi punto della città ci si trovi, lo sguardo incrocerà sempre il maestoso campanile del Duomo di Vienna dedicato al protomartire santo Stefano, che si erge al centro della capitale e si staglia altissimo nel cielo, ombreggiando e proteggendo con la sua slanciata fisionomia la cattedrale metropolitana austriaca.

Numerosi rifacimenti

Questo magnifico monumento alla gloria divina venne edificato a partire dal 1137 su di una piccola chiesa precedente e fu consacrato dieci anni dopo alla presenza del Re dei Romani Corrado III e del vescovo di Frisinga Ottone, prima della loro partenza per la Seconda crociata, bandita da Eugenio III con la bolla Quantum praedecessores. Completata nel 1160, la chiesa fu presto vittima di un disastroso incendio che la rase quasi al suolo; nella struttura odierna, frutto di numerosi rifacimenti restano, risalenti a questo periodo, soltanto pochi elementi: il portale principale, detto “del Gigante”, in quanto nel terreno dove sorse fu rinvenuto dai costruttori un enorme osso di mammut, che fece correre la fantasia popolare, e le due torri a base quadrata adiacenti dette “dei Pagani”, poiché in quel punto sorgeva anticamente un altare romano.

Il fuoco però non bruciò la fede dei viennesi, i quali non si persero d’animo: la cattedrale fu ricostruita ed ingrandita in stile romanico; venne riconsacrata il 23 aprile 1263. Negli anni successivi andò nuovamente incontro ad importanti rimaneggiamenti: all’inizio del XIV secolo, il duca d’Austria Alberto II fece allargare l’abside e costruire un magnifico coro, dedicando le navate alla Vergine ed agli Apostoli. Ma fu con il suo successore Rodolfo IV, non a caso conosciuto come il Fondatore, che la chiesa conobbe l’apice del proprio splendore architettonico, tutt’oggi conservato: egli infatti, nel 1359, pose la prima pietra per un nuovo allargamento della cattedrale, che venne praticamente ricostruita in stile gotico, inglobando la struttura romanica – successivamente smantellata – e dando alla chiesa il volto che conosciamo. Contemporaneamente, nel 1368, iniziò la costruzione della torre sud, che si protrasse fino al 1433: affettuosamente ribattezzata “Steffl”, diminutivo tedesco di Stefano, raggiunse quasi i 140 metri d’altezza e venne utilizzata anche come vedetta durante l’assedio di Vienna da parte dei Turchi, nel 1683.

Posteriore è invece la torre nord, la quale però rimase incompleta: si presenta più bassa della gemella perché, secondo la leggenda, l’architetto responsabile, Hans Puchsbaum, non tenne fede al patto stretto con il diavolo per velocizzarne la costruzione e venne fatto precipitare dall’impalcatura. In realtà, la realizzazione era troppo ambiziosa e fu arrestata anche perché l’arciduca e imperatore, Massimiliano I, necessitava di fondi per le guerre d’Italia. Le due torri asimmetriche affiancano il maestoso tetto spiovente, decorato a mosaico con gli stemmi araldici di Vienna, dell’Austria e l’aquila nera degli Asburgo, mentre le quattro facciate sono punteggiate dalle tipiche gargouille medievali, figure mitiche e mostruose in pietra calcarea; sul muro nord-occidentale si trova poi il rifacimento settecentesco del pulpito, dal quale san Giovanni da Capestrano predicò la crociata contro i Turchi che portò, nel 1456, alla cacciata di Maometto II dai Balcani.

La magnificenza dell’interno

L’interno non tradisce la magnificenza che l’edificio mostra dalla piazza: l’imponente volta, sostenuta da alte colonne riccamente decorate con vorticose volute e motivi floreali, dà ai fedeli che ogni giorno affollano le navate un senso di sublime grandezza. E immenso è il tesoro artistico-culturale racchiuso nella cattedrale: percorrendo la chiesa, illuminata dalla luce che filtra attraverso le vetrate colorate, colpisce il trionfo del gotico creando intensi giochi di colori. Si possono ammirare l’icona bizantina miracolosa di Máriapócs, raffigurante la Madonna col Bambino, il pulpito attribuito allo scultore boemo Anton Pilgram, considerato un capolavoro del primo Cinquecento ed arricchito da una complessa simbologia, la cantoria dell’organo, la cappella battesimale di Santa Caterina e quella della Santa Croce, che ospita il corpo del principe Eugenio di Savoia, celebre campione dei cristiani nelle battaglie di Vienna, Zenta, Belgrado contro gli Ottomani.

La navata centrale sfocia nell’incantevole ed elaborato presbiterio che ospita l’altare maggiore, opera barocca in marmo sovrastata da un Martirio di Santo Stefano e da ben 72 dipinti e sculture di Cristo e dei santi; ai lati dell’abside si trovano la tomba dell’imperatore Federico III, che fece erigere Vienna a diocesi da parte di Paolo II nel 1469 e l’altare di Wiener Neustadt, sormontato da uno splendido doppio trittico, che prende il nome dalla città austriaca, in cui si trovava quando fu spostato nella Cattedrale.

Le catacombe

Semplici scalinate conducono nel cuore della basilica: custodi della storia viennese sono le catacombe, che ospitano la cripta ducale, dove sono sepolti numerosi arciduchi, la cripta dei canonici e quella dei vescovi, dove si trovano le tombe degli arcivescovi e cardinali della città. Qui passarono i maggiori esponenti della cultura austriaca: Mozart e Haydn si sposarono tra queste volte, vi si tennero le esequie di Vivaldi e Beethoven si accorse della propria completa sordità quando vide un volatile volar via al suono delle campane che però lui non udiva.

Ancora oggi le 23 campane del Duomo di Vienna scandiscono le ore nella città: la più grande e più celebre di esse, la Pummerin, ottenuta con il metallo dei cannoni sottratti agli infedeli dopo il fallito assedio di Vienna del 1683 e rifusa a seguito della distruzione nazista, resta un simbolo per chi, oggi come ieri, guarda verso il campanile che testimonia la storia cattolica dell’Austria e dell’intera Europa.

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Questo testo di Lorenzo Benedetti è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

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