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Il Castello di Bracciano fra storia e leggenda

Tesori d'Italia17 Luglio 2019
Testo dell'audio

Il Castello di Bracciano rappresenta l’esempio di uno degli ultimi e dei più grandi castelli per arcieri d’Europa. Sapientemente conservato e gestito dalla famiglia Odescalchi, è oggi un luogo di memoria storica e fantastica, impregnato delle gesta degli Orsini e animato dalle loro leggende.

Nel 1832, il fanoso romanziere inglese Walter Scott, in viaggio verso Roma, attratto dalle imprese degli Orsini, volle visitare il Castello di Bracciano. All’epoca, la strada che conduceva fino all’antica dimora era dissestata e scomoda ma non riuscì a spegnere nello scrittore, stanco e ormai malato, il desiderio di visitare un luogo tanto celeberrimo.

Appena giunto volle compiere il giro dei bastioni e rimase colpito dal «fosco aspetto delle torri gotiche», erette con «la nera lava che un tempo aveva formato il pavimento della strada romana, e che tanto aggiungeva alla loro corrucciata magnificenza».

Quindi visitò gli appartamenti e dormì nella stanza che era stata allestita per ospitarlo. Probabilmente nella notte la fantasia del romanziere, intrecciandosi con le leggende del luogo, alimentò non poche visioni oniriche, colorandole di tinte sempre più fosche. Col passare delle ore, quelle gesta e quei sussurri che inizialmente popolavano la sua mente si tramutarono in veri e propri incubi.

Quello che è certo è che all’alba del mattino seguente il suo compagno di viaggio lo trovò «già vestito e seduto nel profondo vano di una finestra con ampia vista sul lago e la regione all’intorno. Meditava sull’esistenza dei turbolenti signori di quell’antica fortezza, e prestò orecchio con interesse ad alcuni particolari della loro storia».

L’autore di Ivanhoe non fu l’unico ospite illustre del castello, all’interno, infatti, sono diverse le stanze che hanno assunto il nome dei propri visitatori: la cosiddetta sala papalina che, durante la pestilenza scoppiata a Roma nel 1481, ospitò papa Sisto IV. La stanza è stata ricavata all’interno della torre, come testimonia lo spessore delle pareti visibile dal balconcino. Immediatamente successiva è, invece, quella detta di Umberto I, che vi dormi nel 1900.

Il Castello e la sua storia

Arroccato su un colle, il castello Orsini-Odescalchi, domina la valle sottostante svettando imponente, austero ed inespugnabile. L’edificio è impregnato delle storie, della vita, dei trionfi e delle sconfitte di cui è stato spettatore e artefice, perno com’era dell’importanza di Bracciano nei secoli.

Originariamente apparteneva ai Prefetti di Vico ma, nel 1419, il feudo fu concesso dall’autorità pontificia ad un ramo della famiglia Orsini (quello di Tagliacozzo) che, in seguito al tracollo finanziario, fu costretta a venderlo alla Famiglia Odescalchi, a cui appartiene tutt’oggi.

Il castello è una delle più mirabili opere di architettura militare dell’epoca. La sua pianta, del tutto irregolare, appare come un rettangolo con uno degli spigoli che si allunga a disegnare un quadrilatero di dimensioni minori.

La struttura, è giustificata dalla presenza di due nuclei cronologicamente distanti. Il più piccolo e la sua “torre mozza” è parte integrante della vecchia rocca dei Vico; vicino ad esso sorge l’edificio voluto dagli Orsini, con un mastio centrale e le torri angolari. Queste ultime, del secolo XV, testimoniano il diffondersi dell’uso delle armi da fuoco; infatti, la loro ridotta distanza reciproca permetteva la realizzazione del fuoco incrociato.

L’interno, ricco di arredi è ancora specchio della suggestiva dimora del passato. Meravigliosi mobili, ceramiche, affreschi, dipinti e reperti etruschi fanno bella mostra di sé, a questi si aggiunga la magnificenza della sala d’armi che, con la sua ampia e significativa collezione di oggetti medievali riesce definitivamente a proiettare lo spettatore all’interno di una epoca antica, tutt’altro che sfiorita.

La crudele leggenda di Isabella

Lo splendore di cui si ammanta il castello è evidente ovunque ma la stanza più suggestiva è forse quella di Isabella de’ Medici. La donna, famosa per la propria bellezza e il proprio temperamento, era solita tradire il marito, Paolo Giordano Orsini, e poi far precipitare i propri amanti attraverso un passaggio segreto (il trabocchetto è ancora oggi visibile al lato del letto a baldacchino) che finiva in un pozzo a rasoio, con picche e calce viva.

La leggenda vuole che il marito, per punirla dell’adulterio, la strangolò con un nastrino di seta rossa e la presenza del fantasma di Isabella vaghi ancora oggi per il maniero, ripercorrendo le stanze che la videro mettere in atto i propri misfatti e, sollevando con la mano sinistra lo strascico del suo lussuoso abito cinquecentesco, arrivare sin sulle rive del lago.

Festa dell’Assedio

Durante l’ultimo fine settimana di agosto, Bracciano rivive i propri antichi fasti. Viene infatti celebrata la Festa dell’Assedio, una festa in costume che rievoca l’episodio dell’assedio dei Borgia, del 1501. Fu quello l’anno in cui Cesare Borgia, deposta la porpora cardinalizia, divenne Gonfaloniere della Chiesa e, armato di una legione di circa 400 uomini, passò alla conquista dei territori papali governati da numerosi despoti locali. Bracciano era tra questi territori.

Annualmente per commemorare l’impresa, il paese si divide in due squadre, quella degli Orsini e quella dei Borgia, che scendono in lizza tra loro con gare a cavallo e regate sulle acque del lago.

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Questo testo di Roberta Mochi è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

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