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I ribelli borbonici

Storia01 Ottobre 2021
Testo dell'audio

Fortunatamente già da alcuni anni gli storici più obiettivi del Risorgimento in Italia hanno cominciato ad inquadrare nelle loro giuste coordinate il fenomeno del cosiddetto “brigantaggio” meridionale, che viene ora visto come una vera e propria insurrezione politica fondata sulla volontà di riportare il Regno di Napoli al suo legittimo sovrano.

Un tassello non ancora completamente inserito in questo nuovo mosaico relativo alla decina d’anni di Storia patria successivi alla proclamazione del Regno d’Italia è quello riguardante coloro che scelsero tuttavia di stare tra le fila degli insorti, spinti da vero slancio ideale o da mero opportunismo.

È il caso di due piemontesi, che i casi della vita portarono ad arruolarsi nella banda capitanata da Pasquale Domenico Romano (1833-1863) di Gioia del Colle in provincia di Bari, detto dai suoi uomini “il Maggiore”. Uno dei due fu un tal (non meglio identificato) Carlo Pascone (o Cascone), del quale allo stato attuale null’altro sappiamo, mentre l’altro fu il biellese Carlo Antonio Gastaldi, nato nella piccola borgata di Vagliùmina, soldato del 16° reggimento della fanteria.

Carlo Antonio, di professione “scardazzino” (cioè cardatore), nel corso della guerra d’indipendenza combatté a Palestro, dove si guadagnò una medaglia d’argento al valore; dopo tale battaglia però aveva disertato, ma a metà circa del mese di giugno seguente, mentre si dirigeva verso la Svizzera, fu arrestato vicino a Como e condotto in galera a Brescia.


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Processato, fu condannato a tre anni di carcere militare, ma tale pena gli fu poi ridotta a due anni, per essere infine graziato nel mese di settembre del 1860. Tornato sotto le armi, nel marzo del 1861 disertò nuovamente e tornò a casa, ma ai primi di aprile si presentò spontaneamente al comando militare di Biella, da dove fu spedito al carcere di Torino. Nuovamente processato, ebbe un anno di carcere, ma la grazia sovrana lo fece uscire nel gennaio 1862.

Inviato prima a Taranto e poi a Brindisi, si trovò di fronte alla banda di Pasquale Romano, ex-primo sergente dell’esercito borbonico, nuovo comandante generale del “Comitato borbonico segreto” del suo paese natale, dopo che erano stati imprigionati i precedenti responsabili del circolo. Nel luglio del 1861 Romano, guidando una banda di contadini con la bandiera bianca coi gigli di Borbone, aveva conquistato Gioia del Colle.

Il giorno successivo, tuttavia, egli con pochi dei suoi fu costretto a fuggire per l’attacco di una compagnia di fanti rinforzata dalle guardie nazionali dei paesi vicini. Nell’estate del 1862 la banda Romano, spostatasi dalla terra di Bari a quella d’Otranto, fu tra quelle che decisero di federarsi con altre per meglio fronteggiare l’esercito invasore.


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L’incontro tra Gastaldi e il sergente Romano avvenne in un’azione di guerriglia che portò la banda Romano ad impadronirsi del paese di Carovigno, uno dei primi ad entrare fu un brigante che si auto-definì «guardia piemontese»: fu quasi certamente Carlo, messosi subito al servizio della causa anti-italiana. Vestendo ancora la sua vecchia divisa, ingannò le sentinelle di guardia. Questo fu purtroppo l’ultimo grande successo della banda che, al grido di «Viva la Santa Fede! Viva Francesco!», prese possesso di Carovigno.

 

Questo testo di Dario Pasero è tratto dalla rivista Radici Cristiane. Visita il sito radicicristiane.it


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