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I morti e lo spiritismo

Catechesi30 Giugno 2020
Testo dell'audio

Ora dovremmo trattare del modo di queste apparizioni, ed esporre le molte opinioni che si hanno dai dottori a questo proposito. Tratteremmo volentieri questo argomento se ci fosse dato di far della scienza anziché nelle chiacchiere, ma dal momento che ciò non è possibile, passiamo oltre chinandoci dinanzi ai segreti divini, tanto più che la questione è di nessuna importanza pratica.

Conosciuto che Iddio può permettere alle anime dei trapassati di rivelarsi, siamo in possesso di una verità che ci interessa. Il modo di queste apparizioni, i mezzi di cui può servirsi Iddio, le circostanze intrinseche di queste apparizioni medesime, sono cose che non ci interessano affatto.

Una cosa dobbiamo chiarire: se si possono evocare le anime dei trapassati mediante lo spiritismo. Premettiamo che ai dì nostri lo spiritismo ha segnato enormi regressi e grande luce si è fatta sulle cause naturali dei fenomeni così detti spiritici. Il Padre Zacchi, il P. Thurston, il Mariatti, il P. De Heredia, il P. Mainage, lo Spesz e in parte il Roure e molti altri, tendono a spiegare i fenomeni medianici attraverso la teoria naturalistica. Gli spiriti e i morti, dicono costoro, non hanno nulla a che fare con lo spiritismo.

Moltissime delle manifestazioni medianiche sono effetto di forze latenti, sconosciute o ancora poco note alla scienza. Il P. De Heredia, gesuita, prospetta questa interpretazione, perché è riuscito a riprodurre in condizioni normali, quasi tutti i fenomeni spiritici. Tale dottrina tende oggi a sostituire le altre due (del trucco completo e dell’intervento diabolico). Che se anche non riesce a spiegare tutti ì fenomeni, ha però buon fondamento scientifico ed è comprovata da molte esperienze. (Dott. R. Santilli, Spiritismo, Firenze, 1941, pag. 36).


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Tuttavia, siccome siamo tuttora nel campo del mistero, alla domanda se siano le anime dei morti che si manifestano nelle sedute spiritiche, rispondiamo di no. “Fino ad ora – scriveva ai suoi tempi il Prof. Morselli – è penoso a dirsi, ma lo spiritismo è stato un vero vampiro dell’umanità sofferente. Nonostante tutte le sue nobili proposte di elevatezza morale, di solidarietà, di teofilantropismo, di spiritualismo sociale ed etico ecc., esso non ha fatto che sfruttare il male e comprare o vendere il dolore” (Morselli, Psicologia e Spiritismo, Torino 1908, vol. I, pag. 114).

Il Prof. Antonelli, dopo aver esposto una lunga serie di fatti spesso immorali, nefandi, empi, blasfemi, ridicoli, villani, si domanda se codesti fenomeni si possano mai attribuire alle anime dei trapassati. Lo stato dell’oltre tomba in questo caso non sarebbe mille volte peggiore dello stato di vita, perché occupazione dell’anima, separata dal corpo, sarebbe l’inganno, il suggerire cattive dottrine, spingere al male, vessare i viventi, inveire contro la religione, volere un culto religioso satanico? (Antonelli, Lo spiritismo, Roma 1907, pag. 145). E continua poi l’illustre autore: «La ragione inoltre ci persuade, che non possono essere le anime dei morti, che prendono parte a tutte le puerilità ed empietà dello spiritismo; la ragione non può ammettere, che esse stiano sempre dovunque a nostra disposizione, si sottomettano a soddisfare la nostra curiosità e a produrre fenomeni spiritici. La nostra anima sente in sé qualche cosa, che la fa aspirare ad un bene stabile, che non è in questa vita, la nostra mente si agita in cerca di qualche cosa sublime, che appaghi la smania di sapere e la riempia di verità; il nostro cuore è fatto per amare, e nelle rivelazioni degli spiriti non trova che cose abiette, che il ridicolo, che la contraddizione, l’empietà.

Che il nostro spirito, liberato dall’involucro di carne, cui è unito in questo mondo materiale, debba purificarsi in successive vite, negli astri o in altri esseri, compiendo una metempsicosi più ò meno lunga, e in questo tempo sia condannato al tormento degli altri e dell’altrui depravazione, è un pensiero che si ribella terribile alla nostra mente e al nostro cuore, che scuote e annienta le più belle e consolanti speranze e aspirazioni della nostra coscienza, che ci rende migliore il non essere. Il nostro cuore non può contentarsi di un avvenire d’oltre tomba che avvilisce la dignità del nostro spirito, che ci rende cattivi, maligni, pervertitori, che soffoca quanto di più nobile ed elevato vi ha nel nostro essere» (Idem, pag. 147)


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A tutto questo dobbiamo aggiungere, ed è importantissimo, l’insegnamento della Tradizione cattolica, secondo la quale i morti non possono manifestarsi ai viventi, se non in seguito ad uno speciale permesso di Dio, e ciò è un vero miracolo, che non avviene che raramente e per fini nobili. Questo va detto per le anime dei beati, per le anime del Purgatorio e per quelle dei dannati. Che le anime dei beati, come quelle del Purgatorio, si manifestino in sedute medianiche, proibite dalla Chiesa; nelle quali si bestemmia Iddio, si oltraggia la verità e il pudore, si offendono i presenti, è cosa che in nessun modo possiamo ammettere. Abbiamo veduto nei precedenti capitoli le apparizioni delle anime del Purgatorio e le circostanze che l’accompagnano, abbiamo passato in esame molte rivelazioni, che ci interessavano, ma non abbiamo trovato nulla che rassomigli, sia pur lontanamente, a quanto accade nelle tornate spiritiche. E neanche possiamo concedere che siano i dannati a rispondere alle richieste dei mediums.

Le vite dei Santi registrano veramente apparizioni di anime dannate: basta leggere la vita di S. Teresa, di S. Francesca Romana, di S. Antonio, del venerabile Nicola de la Roche, di S. Bruno, fondatore dei Certosini. Quest’ultimo si convertì proprio in seguito all’apparizione di un dannato, mentre nella chiesa gli si facevano le esequie. E sono caratterizzate, queste apparizioni, da fiamme, da tumulti, da bestemmie, da voci di terrore, da espressioni di odio e di vendetta. Tuttavia dai dati che possediamo dobbiamo rilevare che Iddio le permette assai di rado e soltanto per fini superiori, come son quelli di istruire, di correggere, di ammonire i viventi e di incamminarli, attraverso lo spavento, per la via della conversione.

Avviene spesso – scrive S. Tommaso, appoggiandosi all’autorità di S. Agostino e di S. Giovanni Crisostomo – che i demoni fingono di essere le anime dei morti, per confermare i pagani – e nel caso nostro i cristiani dimentichi del loro carattere – nei loro errori e guadagnare la loro fede (S. Tommaso, P. r. Quest. 89,- a. 8 ad. a). Soltanto per un miracolo i morti possono entrare in comunicazione coi vivi. Ora nessuno di noi vorrà ammettere che Iddio si compiaccia di compiere altrettanti miracoli quante sono le richieste del più capriccioso dei mediums.


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