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I mausolei da Ravenna a Roma

Tesori d'Italia10 Marzo 2021
Testo dell'audio

La memoria materiale del periodo fulgente, in cui Ravenna fu capitale dell’Impero Romano d’Occidente è giunta fino a noi, nelle strutture rimaste tra le molte commissionate dall’imperatore Onorio e soprattutto da sua sorella, Galla Placidia. Strutture strepitose quelle realizzate tra il 408 ed il 450, soprattutto per i celebri mosaici che le ricoprono. Nel 1996 l’Unesco le ha inserite nella lista del patrimonio dell’umanità, che in realtà avrebbe dovuto includere, come giustamente sottolinea la nota informativa della Diocesi, non solo la «suprema maestria artistica del mosaico», ma anche e soprattutto il silenzio di quei luoghi, «quella calda carezza spirituale che avvolge il visitatore sin dal primo momento». Un silenzio che parla, perché, una volta varcata la soglia che separa quegli edifici dal mondo esterno, ecco «che si intravede il Paradiso».

Questa sensazione è tanto più forte, quando si visita il Mausoleo di Galla Placidia. Si tratta di uno spazio piccolo, ma è un vero concentrato di luce e di fede. Originariamente collegato al portico di ingresso (nartece) della chiesa di Santa Croce, non più esistente nella sua struttura originaria, il mausoleo fu costruito per diretta volontà dell’imperatrice reggente, per ospitarvi le sue spoglie mortali. Il suo esterno è semplice e scarno, con il paramento di mattoni lasciati a nudo. La semplicità esterna però non deve confondere: in questo mausoleo cristiano, la bellezza e la luce rifulgono una volta che si entra, nella profondità della sua anima.

Il fondo blu indaco fa spiccare nitide agli occhi le immagini lì ben distribuite, a riempire uno spazio a croce greca sormontato da una cupola, al cui centro svetta una croce dorata, circondata da un cielo di stelle. D’altra parte, il tema centrale e concettuale, che permea l’intero racconto ed anche la stessa struttura architettonica, è proprio quello del trionfo della Croce sulla morte. Ai suoi lati sono i simboli degli evangelisti e gli apostoli. Nelle lunette al di sopra della porta d’ingresso e del lato opposto stanno rispettivamente il Cristo Buon Pastore e san Lorenzo che affronta il martirio, portando la croce. In quelle a est ed a ovest dei cervi si abbeverano ad un laghetto: alla croce si aggiunge anche l’acqua del battesimo, fonte di vita e di salvezza.

In quella materia fatta di sola luce, Galla Placidia volle immergere la sua anima. Ma è probabile che le sue spoglie mortali siano state deposte nel mausoleo di suo fratello Onorio, una delle due strutture, che un tempo affiancavano il lato meridionale dell’antica basilica di San Pietro, in Vaticano. Si trattava di un mausoleo classico, a pianta circolare e coperto a cupola, disposto in asse con il transetto sinistro della basilica. In questo edificio, in cui lo stesso Onorio fu forse seppellito nel 423, fu sicuramente deposta attorno al 407-08 la sua giovane moglie Maria, figlia del generale Stilicone.


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Si aggiunse poi Teodosio, figlio di Galla Placidia e di Ataulfo, morto in fasce già nel 415, ma la cui bara fu traslata a Roma alla presenza del papa san Leone Magno proprio nel 450. In questo stesso anno anche sua madre morì a Roma e venne qui presumibilmente seppellita. La notizia potrebbe essere confermata dal ritrovamento nel 1458 di un bellissimo sarcofago di marmo ed, al suo interno, di due corpi ricoperti da un drappo ricamato d’oro, con a solo corredo una croce intagliata. Già allora furono interpretati come quello di Galla Placidia e del suo piccolo figlio.

Ma di tutto questo, purtroppo, non rimane più nulla. Nel 755 la struttura fu dedicata a santa Petronilla, figlia di san Pietro. Per un breve periodo ospitò la Pietà di Michelangelo, ma attorno al 1518-19 fu rasa al suolo per lasciare spazio al transetto della nuova basilica vaticana. Anche quest’ultimo trasfigura la luce naturale, rendendola immagine divina. Proprio come i mosaici dello spazio in cui Placidia voleva riposare, in attesa del ritorno del Signore.

Questo testo di Sara Magister è tratto dalla rivista Radici Cristiane. Visita il sito radicicristiane.it


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