I doveri del proprio stato e l’amor di Dio custodi della castità

Una delle più utili mortificazioni è la fuga dell’ozio, applicandosi con ardore agli studi ecclesiastici e al fedele adempimento dei doveri del proprio stato. Si rimuovono così i pericoli dell’ozio: “perché di molto male l’ozio è maestro” (Eccli. XXXIII, 29). Se a tentare chi è occupato c’è un demonio, a tentare chi è ozioso ce ne sono cento. Che si fa infatti quando non si è utilmente occupati? Si va fantasticando, si leggono libri leggeri, si fanno lunghe visite, si tengono conversazioni più o meno pericolose, l’immaginazione si riempie di vani fantasmi, il cuore s’abbandona ad affetti sensibili e l’anima, aperta a tutte le tentazioni, finisce col soccombere. Invece, quando uno s’applica seriamente allo studio o alle opere del ministero, la mente si riempie di buoni e salutari pensieri, il cuore si volge a nobili e casti affetti; non si pensa che alle anime; e la stessa molteplicità delle occupazioni ci mette nella fortunata necessità di non avere alcuna intimità con questa o con quella persona. Se in un dato momento la tentazione si presenta, la padronanza acquistata col lavoro assiduo sopra sé stesso, aiuta a voltarle presto le spalle; lo studio, il ministero ci chiamano, per cui si lasciano presto da parte le vane fantasie per attendere a cose reali che occupano il meglio della nostra vita.
Gran servizio si rende dunque ai seminaristi e ai sacerdoti insegnando loro ad amare lo studio, a fuggire l’ozio anche durante le vacanze, a sapere utilizzare tutti gli istanti della vita. Quando si può aiutarli a farsi un programma di studi per il ministero, a preparare un corso di istruzioni, a prendere interesse a qualche questione speciale, si rende loro un buon servizio. Se non si ha un programma formato prima, si corre pericolo di sprecare il tempo; con un programma ben fatto uno si mette al lavoro con molto maggior ardore e perseveranza.
Se il lavoro ci preserva la mente dai pericolosi pensieri, l’amor di Dio ci preserva il cuore dagli affetti sensibili e ci risparmia così molte tentazioni.
Il cuore dell’uomo è fatto per amare; il sacerdozio o lo stato religioso non toglie questo lato affettivo della natura umana, ma aiuta a renderlo soprannaturale. Se amiamo Dio con tutta l’anima, se amiamo Gesù sopra tutte le cose, sentiremo meno il desiderio d’espanderci nelle creature. È ciò che nota S. Giovanni Climaco: “Virtuoso è colui che ha talmente impresse nell’animo le celesti bellezze da non degnarsi neppure di gettar lo sguardo sulle bellezze della terra, per cui non risente l’ardore di quel fuoco che infiamma il cuore altrui”.
Ma per ottenere questo effetto, l’amore di Gesù deve essere ardente, generoso, predominante. Allora infatti produce un triplice vantaggio: 1) riempie talmente la mente e il cuore che poco più si pensa agli umani affetti; e se avviene talora che facciano capolino, si mettono bellamente alla porta con quelle parole di S. Agnese: “sono promessa sposa di Colui che gli angeli servono e la cui bellezza il sole e la luna ammirano”. È chiaro che, di fronte a Colui che possiede la pienezza della beltà, della bontà e della potenza, tutte le creature scompaiono e perdono ogni attrattiva. 2) Ma poi Gesù, che non può soffrire idoli nel nostro cuore, ci rimprovererà vivamente gli affetti naturali se abbiamo la disgrazia di cadervi, e sotto la sferza dei suoi rimproveri saremo più forti a combatterli. 3) Infine, egli stesso protegge con cura gelosa il cuore di coloro che si danno a lui; ci verrà quindi in aiuto al momento della tentazione, porgendoci forza contro le seduzioni delle creature.
Questo amore generoso per Gesù si attinge nell’orazione, nelle ferventi comunioni e nelle visite al S.S. Sacramento, e vien reso abituale e permanente con una vita di intima unione con Nostro Signore.
Vi si aggiunge grande devozione alla Vergine Immacolata; nome che spira purità, per cui pare che il solo fiducioso invocarlo metta già in fuga la tentazione. Se poi interamente ci consacriamo a questa Buona Madre, allora ci vigila come cosa sua, come sua proprietà e ci aiuta a respingere vittoriosamente anche le più tempestose tentazioni. Recitiamo dunque volentieri la preghiera O Domina tanto efficace contro le impure suggestioni, di cui leggiamo le parole:
O Domina mea, o mater mea, mancipium me tibi totum offero, atque tibi probem devotum consecro tibi hodie oculos meos, aures meas, os meum, cor meum, plane me totum, quoniam totus tuus sum o bona Mater, serva me, defende me ut rem ac possessionem tuam.
Mia Signora e madre mia, schiavo, tutto mi dono a te e, per provarti che ti sono devoto, ti offro in questo giorno gli occhi, le orecchie, la bocca, il cuore e tutto me stesso. Giacché dunque sono tuo, o buona Madre, tu guardami e difendimi come cosa e possessione tua.
E poi l’Ave maris stella, principalmente la strofa:
Virgo singularis
inter omnes mitis,
nos culpis solutos
mites fac et castos.
Che se mai restassimo vinti nella lotta, non dimentichiamo che l’Immacolato Cuore di Maria è nello stesso tempo sicuro rifugio dei peccatori; che invocandolo, troveremo la grazia del pentimento, seguita dalla grazia dell’assoluzione; e che nessuno meglio della Vergine fedele può garantirci la perseveranza.